domenica, aprile 15, 2007

L’orrore che si ripete

Si celebra in questi giorni a Gerusalemme l’anniversario della “Shoa”, in seguito al quale è sorto un dissidio con la chiesa cattolica per l’atteggiamento reticente di Pio XII, denunciato in una didascalia del Museo. Per reciproca convenienza il conflitto è stato risolto con reciproca soddisfazione: il nunzio apostolico presenzierà alla commemorazione. Sul piano fattuale nulla è intervenuto, assolutamente nulla, ma è stata evidentemente considerata la convenienza reciproca a non allargare il conflitto: ne sarebbe derivata a lunga andare una delegittimazione reciproca. Non ci saranno storici di sorta che potranno mai negare un antisemitismo più che millenario esistente all’interno della Chiesa Cattolica o forse del cristianesimo stesso. D’altra parte un antisemitismo nazista totalmente sganciato dall’antisemitismo storico della chiesa cattolica sarebbe impensabile: il secondo senza il primo non avrebbe mai potuto esistere. Per altro verso, è più facile per gli odierni sionisti israeliani dare addosso al nazismo come unico agente del male. La stessa operazione condotta contro la chiesa cattolica ed il cristianesimo non potrebbe ottenere lo stesso successo, la stessa legittimazione: nazismo e chiesa cattolica non possono essere equiparati, anche se il peso antisemita del cattolicesimo è stato di gran lunga più prolungato e radicato nel tempo. Il nazismo è morto e sepolto, il cattolicesimo è vivo e vegeto. A voler attaccare la chiesa cattolica probabilmente Israele si sarebbe rotte le corna. Alla chiesa cattolica a sua volta non conviene una propaganda anticattolica che non potrebbe venire ignorata se fatta dagli eredi storici dell’affare Shoa. E quale lo scopo di questo voler ricordare contro qualcuno che ora non è più, a meno di non considerare i tedeschi odierni eredi e continuatori dei nazisti? Il nazismo si è consumato in una parabola storica di appena dodici anni (1933-1945). Indiscutibili vantaggi sono derivati alle vittime della Shoa. Israele grazie a questo evento storico gode di una rendita politica. Si dice piuttosto ipocritamente: “ricordare l’orrore perché non accada più”. Viene da chiedersi: ma siamo proprio sicuri che dal 1945 in poi quell’orrore non si è ripetuto fino ai nostri giorni, magari ancora oggi sotto i nostri occhi? Come si fa a misurare l’orrore? Per il numero dei morti? Per la loro indistinzione (donne, vecchi, bambini)? Per l’atrocità della morte procurata?

Basta avere un poco di cultura e informazione storica dal 1945 ad oggi per constatare che l’orrore non è mai cessato. Provo a tracciare un elenco provvisorio:

1. 6 agosto 1945: bombardamento atomico di Hiroshima. Non era stato ancora celebrato il processo di Norimberga, che introdurrà la nozione di crimini di guerra, il reato di genocidio e che costituisce la base ideologica per le condanne morali a partire dalla Shoa. Stavo una volta a comprare per poco prezzo una edizione in venti volumi degli atti del processo di Norimberga. Mi trovavo proprio a Norimberga. Quanto mi pento per non averlo fatto. Sarebbe stato un ottimo materiale documentario. In mancanza devo procedere per congettura e mi chiedo come i giudici di Norimberga non pensassero ad Hiroshima e Nagasaki, autentico genocidio, del tutto gratuito per le sorti militari della guerra. Si dice che si volesse fiaccare l’animo dei giapponesi, inducendoli alla resa. Non mi sembra una lodevole motivazione. Ho letto anche che si volesse mandare un avvertimento alla Russia sovietica, che vinti i nazisti cessava di essere un Alleato utile. Da quel momento anche la Russia correrà ai ripari per procurarsi al più presto l’arma che le mancava. Il fungo atomico che si vede nella foto raggiunse i 18 km di altezza. Il numero delle vittime venne calcolato tra i 100.000 ed i 200.000, la maggior parte delle quali civili, senza distinzione di sesso, età, condizioni di salute, nazionalità accertata. Tutti, proprio tutti. Almeno gli ebrei erano discriminati in quanto ebrei, ma qui si procedeva “democraticamente” senza distinzioni di sorta. Alle vittime umane vanno inclusi cani, gatti, topi, uccellini, insetti ed ogni forma vivente che si trovasse nel raggio di azione della bomba. Si può comprendere e mai giustificare la necessità di tanto orrore, se costretti per non fare prima una fine analoga. Ma questo rischio non esisteva affatto per chi lanciava la bomba, che ripeto non era neppure necessaria per vincere la guerra: bastavano gli armamenti finora usati. Dei nazisti si può addurre la follia ideologica per comprendere le loro uccisioni protratte nel tempo e guardando in faccia la vittima. Ma con la bomba atomica neppure questo residuo di umanità. Nessun Tribunale ha mai chiesto conto di ciò che avevano fatto gli uomini della Bomba, che da allora hanno sempre più perfezionato il loro gingillo per renderlo capace di orrori ancora più grandi e inimmaginabili.

2. un “paradiso sovietico”: il Gulag. L’equivalente sovietico del Lager nazista fu il Gulag, che però esisteva prima dei lager nazisti e continuò ad esistere per molti anni ancora dopo i pronunciamenti del Tribunale di Norimberga, dove siedevano anche giudici sovietici. Tra i crimini imputati ai nazisti erano annoverato i Lager, o per meglio dire i Lager erano il solo capo di imputazione, perché in questo luogo si consumò principalmente il crimine di “genocidio”. Non ci vuole molta logica a capire che non si può condannare credibilmente nessuno se a commettere lo stesso crimine, se non peggio, è il giudice che pronucnia la condanna. In realtà, il tribunale di Norimberga fu la continuazione della guerra con altri mezzi. Nella guerra moderna che si avvale anche di strumenti psicologici diventa ordinaria condotta la privazione di dignità del nemico vinto. Non i “nazisti” si è in realtà inteso colpire. Questi erano legati ad un regime determinato, ad una determinata forma di governo, che era ormai cessata. Si era inteso colpevolizzare l’intero popolo tedesco ed impedire per sempre che in Europa potessero risorgere Stati pienamente sovrani, capaci di politica autonoma e indipendente. Così è stato e questa è la nostra realtà odierna.
(segue)

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