martedì, marzo 21, 2006

Casi di coscienza e problemi di democrazia interna

Lettera aperta
- Al Presidente del Partito Silvio Berlusconi
- Al coordinatore nazionale Sandro Bondi
- Al Vicecoordinatore Fabbrizio Cicchitto
- Al Coordinatore Regionale dei Clubs della Calabria Fabbrizio Russo
- Al Presidente Nazionale dei Clubs Guido Possa


E' stato da me creato un blog con titolo FARE POLITICA IN FORZA ITALIA allo scopo di promuovere il dibattito fra gli iscritti a Forza Italia e fra quanti già elettori di Forza Italia intendano impegnarsi maggiormente con una iscrizione al Club telematico tiberino, facendo seguire un formale tesseramento a Forza Italia. Il mio impegno è articolato su un piano nazionale, dalla Calabria alla Lombardia passando per il Lazio.

Dopo l'incontro televisivo Berlusconi/Prodi avevo reso pubblica la mia posizione in data 15 marzo dichiarando che uscivo dall'area della indecisione e dell'astensione per un voto espressamente orientato sulla persona di Silvio Berlusconi, al quale riconoscevo il merito principale di avermi consentito un impegno politico impossibile in altri partiti. Scendevo perciò anche io in campo, assumendo iniziative politiche che hanno determinato importanti successi elettorali nell'area geografica scelta per la mia attività di partito. L'incontro televisivo mi induceva dunque a superare le riserve qui appresso chiarite e ora risorte con prepotenza.

Essendo io iscritto al voto nei collegi del Lazio, ho preso solo ieri conoscenza della lista dei candidati in lizza per Forza Italia alla Camera e al Senato. La nuova legge elettorale consente il solo voto di lista senza indicazione della preferenza. Trovando in detta lista almeno tre nominativi che in coscienza non mi sento di poter votare sia pure indirettamente attraverso il voto di lista, è sorto in me un difficile caso di coscienza che ho tentato di risolvere subito telefonando agli Uffici nazionali di Via dell'Umiltà per sapere cosa in questi casi preveda lo Statuto del partito. Il personale in servizio non mi è parso molto competente sul quesito, ma alla fine mi è stata riconosciuta libertà di comportamento, pur professando io piena fedeltà al partito di Forza Italia, alla quale sono iscritto dal 2002 rivestendo importanti cariche territoriali.

Nella mia professione di giurista e docente di filosofia del diritto nell'Università di Roma e in presenza di uno Statuto di partito lacunoso e in buona parte disapplicato, ritengo di dover cercare con maggiore sicurezza nella mia stessa dottrina la più corretta interpretazione dell'art. 49 della costituzione con riferimento al caso presente che mi vede direttamente coinvolto come iscritto ad un partito politico ex art. 49 citato, come cittadino nella pienezza dei suoi diritti, come elettore il prossimo 9 aprile.

Ciò premesso, passo ad illustrare le ragioni che con mio grande rincrescimento e costernazione mi impediscono di votare il simbolo di Forza Italia per assoluta incompatibilità con almeno tre candidati in lista, i cui nomi non faccio qui pubblicamente ma che potranno essere resi noti ai superiori organi dirigenti, ove di ciò mi venga richiesto. Ritengo tuttavia che la faccenda qui descritta abbia carattere politico e pubblico e non esistano motivi di privatezza. Nella pubblicità commerciale si può fare propaganda a favore di un prodotto ma non contro un altro. Io ritengo che in campagna elettorale si possa e si debba poter giudicare negativamente quei candidati che hanno demeritato la fiducia loro accordata in precedenti tornate. La polemica nei loro confronti non è però adesso oggetto della presente.

Il caso. In occasione dell'ultima vicenda referendaria ricevevo al mio indirizzo romano un invito su carta intestata del Gruppo consiliare di Forza Italia presso la regione Lazio. Si trattava di un convegno con un titolo eloquente: "Non andate a votare". Avendo io votato alla regione Lazio l'on. che mi recapitava un simile invito, mi premuravo di far sapere alla sua segreteria che ero di diverso avviso e chiedevo di poter motivare la mia posizione nel corso del convegno organizzato all'Hotel Parco dei Principi, dove mi recavo puntualmente trovando perfino posto in seconda fila. Il convegno era organizzato però in modo da consentire la parola solo agli oratori previsti che esponevano ognuno posizioni astensioniste e nettamente clericali. Non era possibile nessun contradditorio e nessuna espressione di dissenso. Addirittura uno degli oratori lì presenti e che ora trovo in lista apostrofava il pubblico presente con un fascistico appello: «Siamo o non siamo cattolici?». Qualcuno rispondeva: "Lo sono, ma con qualche dubbio". Io riuscivo a gridare: «Sono un pagano greco-romano!».

Era ormai chiaro che chi mi aveva invitato, per mio scorno da me votato alle ultime elezioni regionali e risultato eletto, non mi avrebbe consentito di poter parlare, ma solo mi era concessa la scelta di applaudire o di starmene seduto in silenzio. Mio malgrado e con insospettata energia e veemenza, in modo assolumente contrario al mio carattere schivo e timido, scattai dalla sedia come se avessi sotto una molla, appena le mie orecchie percepirono in meno di un minuto le enormità proferite da un deputato europeo, pure da me votato ed eletto. Costui in breve sequenza affermava anche in risposta ad una mia ornai incontenibile insofferenza che:

1°) la riunione organizzata in quel luogo e pagata non so con quali fondi non era una manifestazione di Forza Italia direzione nazionale che lasciava ad ognuno libertà di coscienza nel voto referendario, ma era invece una manifestazione indetta dal Gruppo consiliare di Forza Italia presso la Regione Lazio, come se si trattasse di cose assolutamente diverse. Ritenevo e ritengo ciò un insulto alla comune intelligenza di ogni elettore e cittadino.

2°) Spiegava che il voto refendario non costituiva dovere civico. Era invece dovere civico il voto alle elezioni politiche, amministrative, europee. In pratica costituiva un dovere civico votare lui e gli altri organizzatori del convegno. L'argomentazione è parsa e pare tuttora di un'assoluta mancanza di pudore.

3°) Venendo sul merito dei quesiti referendari sosteneva che erano così difficili che neppure lui riusciva a capirli e che quindi anche gli elettori non potessero capirci nulla. Fu questo l'argomento che mi fece irritare più di ogni altro, facendomi andare in escandescenze in un luogo pubblico, cosa per me assolutamente inedita. Infatti, se deve valere qualcosa la finzione del popolo sovrano, dire quel che il deputato europeo (da me votato!) disse equivale a dire che il popolo (= il sovrano) è ignorante. Ma ciò significa in termini costituzionali: alto tradimento e lesa maestà.

Scattai dalla sedia professandomi ignorante per aver votato un simile deputato al Parlamento europeo e alla regione Lazio un altro, che gli stava seduto accanto e che era stato l'anima dell'organizzazione del convegno insieme al suo più giovane e ambizioso fratello, di cui già in quella sede si annunciava la candidatura alle politiche. Seguì una serie di botta e risposta, dove purtroppo mi toccava rivestire il ruolo sgradito del guastafeste che non sa stare al posto che gli è stato assegnato. Ricordo che in quella manifestazione vi fu un violento attacco da parte di uno degli odierni candiati verso l'on. Fini che a mio avviso del tutto correttamente aveva avvertito del carattere democraticamente diseducativo della campagna astensionistica. Con pieno diritto si sarebbe potuto e dovuto votare a favore o contro i quesiti refendari, ma indicare la via dell'astensione in presenza di un quorum truffaldino significava venir meno ai principi elementari della democrazia. Non bisogna scomodare il nazismo per lamentarsi della mancanza di democrazia: guardiamo prima in casa nostra! Essere poi contravvenuti all'indicazione data dal partito di piena libertà di coscienza, rende la cosa ancora più grave.

Nella concitazione che seguì in presenza di un folto pubblico il deputato regionale da me votato irrise sul voto da me a lui dato e mi fece intendere che potevo non votarlo, che non dovevo votarlo, che potevo votare un altro e simili cose senza approfondimenti formali che il momento ed il luogo non consentiva. Mi rammaricai in effetti di non aver votato una mia collega docente della Sapienza che era pure in lista. Io votai l'on. Innominato in sostanza dietro segnalazione dell'On. Guido Possa che per la prima ed unica volta mi scrisse in quel frangente elettorale. Non ha mai risposto alle mie numerose missive dove lo informavo sulla situazione territoriale del partito e sulla situazione universitaria, ma mi scriveva solo adesso per chiedermi di votare quel candidato a scapito di altri che meglio avrebbero meritato il voto mio e di altri che mi imitarono nel voto.

Non accettai più inviti di nessun genere a convegni organizzati dai soggetti di cui si parla. Ho perfino chiesto alle loro segreterie di cancellare il mio nome dai loro indirizzari, ma continuano a disturbarmi con inviti a rinfreschi e cene o pseudoconvegni sui quali non hanno la benché minima competenza scientifica, ma che servono soltanto a fare pubblicità al loro nome in vista di ricorrenze come quella prossima del 9 aprile.

Orbene, si pone il caso che pongo all'attenzione degli organi competenti e degli iscritti. Non solo non posso votare in coscienza quei nomi, ma ciò corrisponde anche ad una loro espressa richiesta: di non votarli! Orbene, per quanto mi riguarda non intendo dimettermi da Forza Italia. Ritengo che nell'occasione narrata i soggetti in questione abbiano loro violato lo statuto del partito e in considerazione della loro maggiore responsabilità siano loro passivi di espulsione dal partito o almeno di censura: ed invece me li trovo in lista! Sono disposto a presentare formale denuncia ai Probi Viri di partito, ma senza adire la magistratura ordinaria: come privato cittadino ho ben altri problemi e la mia vita era abbastanza tranquilla fino a quando, accogliendo l'invito del presidente Berlusconi, non mi sono deciso anche io a scendere in campo con risultati di indubbio successo per Forza Italia nella località di referimento. Restando ancora sull'argomento ritengo un'ulteriore scorrettezza il fatto che i soggetti innominati ancora in costanza di mandato amministrativo pensino già, se eletti al parlamento, di dismettere il mandato amministrativo per il quale hanno avuto pure il mio voto, che purtroppo non mi è costituzionalmente consentito di revocare.

In conclusione, mantengo il mio leale impegno verso quel partito (Forza Italia) di cui ho preso la tessera in ottemperanza all'art. 49 della costituzione. Accetto un eventuale sindacato della mia posizione con possibilità di esporre ed argomentare ulteriormente le mie ragioni e le mie accuse. Ritengo di avere piena libertà in quanto elettore di comportami come meglio riterrò opportuno alle prossime elezioni. Se Forza Italia dovesse uscire pesantemente sconfitta sul piano elettorale, come prevedo, manterrò la mia adesione al partito e mi adopererò perché all'interno del partito stesso si sviluppi la democrazia interna. Continuerò ad impegnarmi affinché cresca l'adesione dei cittadini ad una Forza Italia rinnovata e meglio radicata nel territorio. Perché ciò sia concretamente possibile è però necessario che io segua i miei convincimenti e la mia coscienza.

Mi rendo conto della lunghezza di questa lettera, che certamente passerà inosservata come tutte le altre, non solo mie ma di quanti, iscritti prima di me, hanno lasciato il partito per la disattenzione loro riservata. Tutti questi bravi militanti si sono sentiti prima strumentalizzati ed usati, ma poi quando chiedevano di essere ascoltati per poter poi riferire alla base, non trovavano neppure udienza e non avevano perciò "risposte da poter dare alla gente". Si sono sentiti per questo legittimati a lasciare Forza Italia, anche perché la mancata riforma dello statuto (i clubs dovevano essere rivitalizzati) non dava loro strumenti per poter operare politicamente con efficacia e sicurezza. Mantengo con loro rapporti di amicizia e di stima, anche se non li seguo nella loro condotta per una diversa genesi e strutturazione del mio impegno politico. La mia diversa strategia è invece quella di contestare i vertici, come sto facendo e se ritengo di averne fondati motivi. Il mio obiettivo è volto alla costruzione di una migliore democrazia interna e di una più efficiente partecipazione dei cittadini che intendono prendere sul serio il dettato dell'art. 49 della costituzione, scegliendo l'iscrizione ad un partito democratico anziché la via dell'eversione violenta o la rassegnazione della vita privata.

Con i migliori saluti

Antonio Caracciolo
- Docente di filosofia del diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma
- Presidente del Club di FI di Seminara (R.C.)
– Coordinatore provinciale dei Clubs di Reggio Calabria

1 commento:

Marco Paolemili ha detto...

Caro Antonio, so benissimo chi sono i politici a cui ti riferisci e capisco tutta la tua amarezza. E' assurdo che nessuno dentro il partito capisca che questa deriva conservatrice è la causa principale della perdita di voti e della possibile sconfitta. Credo che però nessuno ne pagherà le conseguenze, se non quei liberali che il partito lo avevano fatto vincere.

PS: come mai non hai risposto alla mia mail?