sabato, marzo 18, 2006

La guerra in Iraq: una cattiva decisione per l'Italia e per l'Europa

Il presidente Bush sembra impopolare persino negli USA dopo la sua decisione di fare la guerra all'Iraq. Sulle motivazioni date per l'ennesima guerra imperiale (libertà, democrazia, terrorismo, ecc.) non credo vi sia persona accorta che vi presti credito. A noi comuni mortali non è dato conoscere tutti gli arcana del Pentagono. Che gli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale siano diventati la più grande potenza mondiale nessuno ne dubita. Non sono disposto a credere che l'Impero americano sia preferibile ad ogni altro assetto geopolitico possibile: mi sento un vinto della seconda guerra mondiale e non mi rallegra l'idea di essere stato liberato. Avrei preferito un'evoluzione endogena degli equilibri politic europei anziché la disfatta bellica con o senza l'apporto delle resistenze nazionali formate da armate sussidiarie di fuoriusciti: non vedo nessun eroismo nel combattere contro il proprio paese ed i propri connazionali. Un'evoluzione endogena hanno avuto paesi come la Spagna di Franco che è approdata da sola alla democrazia e la Russia sovietica che ha mutato regime senza conoscere l'umiliazione dell'occupazione militare e della perdità di sovranità. Non sono un nostalgico fascista o nazista, ma mi infastidiscetutta la retorica volta a nascondere una verità vecchia quanto il mondo: la logica del dominio del vincitore sul vinto. Almeno riuscissimo a chiamare le cose con il loro nome.

Nei limitati margini di autonomia che ancora ci sono concessi come italiani ed europei resta da comprendere l'utilità di un servilismo al quale non eravamo tenuti o a cui avremmo potuto sottrarci. Il presidente Berlusconi ha detto che lui aveva sconsigliato a Bush lo strumento della guerra, ma poi lo ha seguito. A me viene da pensare a Cavour ed alla guerra di Crimea: partecipare ad una facile vittoria per trarne delle utilità; lo stesso fece Mussolini entrando in guerra con Hitler, che poi perse la guerra e con essa affondò ogni disegno di egemonia europea nel mondo. Alla retorica delle missioni di pace non è possibile credere seriamente. Esiste la guerra o la pace: non esistono situazioni intermedie.

Ritengo che il nostro interesse sia distinto e diverso da quello degli USA e della loro appendice israeliana. Il nostro interesse è tutto in una pace duratura con i paesi arabi, integrandoli in un processo europeo politicamente più caraterizzato di quanto non lo sia oggi. Credo che la nostra identità vada meglio cercata nell'antico mondo medio-orientale che non nel nuovo mondo costruito da transfughi del vecchio assetati di sangue e avidi di dominio, figli degeneri dell'Europa che hanno fisicamente eliminate ("genocidio") tutte le civiltà precolombiane, per poi ergersi sopra come nostri giudici per fatti certamente terribili, ma non inediti nella storia passata e recente.

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