mercoledì, marzo 22, 2006

Sgrena: valeva la pena morire per lei?

La recente dichiarazione di Giuliana Sgrena a proposito della morte di Quattrocchi pare a me alquanto ignobile. I morti si dovrebbero rispettare. Ma la signora Sgrena mi consente ora di levarmi un sassolino dalle scarpe, cosa che prima non osavo fare. Fin dal primo momento non ho mai pensato che il sacrificio di Nicola Calipari valesse la vita di Giuliana Sgrena. Non ricordo bene le vicende, ma se non erro Giuliana Sgrena era voluta andare di sua scelta nel posto in cui l'hanno rapita. Ed aveva anche un suo obiettivo politico che non era l'informazione pura e semplice, come era stato il caso del radicale Antonio Russo. Ebbene, il governo italiano (di centrodestra) avrebbe dovuto abbandonarla al suo destino e non mandare Calipari a rimetterci la vita ed a fare la pessima figura che abbiamo fatto, subendo dagli USA una pesante umiliazione. Rettificherò queste mie affermazioni se scoprirò che la memoria mi inganna sui dati di fatto. Ma in ogni caso perché Giuliana Sgrena non vuole lasciare neppure al presidente della Repubblica l'esercizio delle sue prerogative? Se si deve dare qualche medaglia a qualcuno che è morto si deve chiedere il parere di Giuliana Sgrena o dei suoi compagni del Manifesto? Una medaglia che si dà ad uno che è morto non è la stessa cosa di un premio giornalistico che magari verrà dato alla stessa Giuliana per il suo splendido libro. La morte – diceva Totò – è una cosa seria. La vanità è dei vivi. La stupidità pure. Giuliana non lo ha appreso neppure vedendo quel disgraziato di Nicola Calipari morire per lei che proprio non lo meritava. Ma Calipari (un mercenario calabrese) ha fatto il suo dovere ubbidendo al suo governo per salvare una sua concittadina la cui professione (mercenaria) consisteva proprio nel dileggiare quel governo, che forse ha pure sborsato soldi dei contribuenti che potevano essere spesi molto meglio altrove.

Leggo ancora dalla rassegna stampa che riporta il pensiero della redazione del Manifesto:

«...Gabriele Polo è direttore de Il manifesto, il giornale che più si è opposto ai riconoscimenti in memoria di Fabrizio Quattrocchi. Sul quotidiano di via Tomacelli uscirono titoli durissimi, e vignette di Vauro al fulmicotone. Anche oggi, dopo la medaglia d'oro del presidente della Repubblica il manifesto non ha cambiato idea. In questi mesi il giornale lo ha definito in diversi modi: «Mercenario», «Body guard» (e qualcuno tra i lettori ha protestato), poi «aspirante contractor»: anche solo le parole con cui titolare su di lui hanno creato un animato dibattito interno. La condirettrice Mariuccia Ciotta, al Corriere della Sera, aveva detto: «Eroi sono quelli che danno la vita per gli altri». Ecco come Polo spiega la scelta editoriale del quotidiano che dirige »...

E così commento:

a) Intanto è importante "come" si muore. La frase: "vi faccio vedere come muore un italiano" fa riferimento all'essere "italiano", cosa che probabilmente non esiste nella cultura di Giuliana Sgrena e dei suoi commilitoni del manifesto che irridono ai valori nazionali e si eccitano a tutto ciò che pare loro antinazionale. Diverso sarebbe stato il caso se le ultime parole di Quattrocchi fossero state per la squadra del cuore (Milan, Lazio, Juventus) o per un qualsiasi fatto privato. Invece ha immolato il suo ultimo istante in un valore che si va sempre più perdendo (è il caso di Giuliana Sgrena). E questo significa dare valore anche alla morte di Nicola Calipari, al quale diversamente si dovrebbe soltanto dire che è morto non da eroe, ma da... coglione. Cosa che ovviamente non penso e non dico. Comparativamente direi che tra le due morti è più carica di significato la morte di Quattrocchi che non quella di Calipari: Quattrocchi ha affrontato la morte, Calipari l'ha subito per un banale e tragico incidente. Entrambi però meritano il massimo rispetto senza scale di merito. "Essere italiani" significa ancora che si può non essere della stessa opinione politica di altri italiani, ma quando vi è di mezzo una guerra prevalgono le ragioni dell'unità politica ed è massimo il dovere di solidarietà: questo vuol dire essere italiani. Altrimenti si è "proletari" (ne esistono ancora?) o giornalisti de "il Manifesto", per i quali è bene starsene a casa se succede loro qualcosa.

b) In secondo luogo il Quattrocchi era un mercenario come lo sono poliziotti e carabinieri, giudici e politici, e chiunque altro riceva uno stipendio per un lavoro che dovrebbe essere sempre considerato come dignitoso fintantoche è lecito. Ma è insensato il tacciare offensivamente di "mercenario" il povero Quattrocchi in un momento in cui si vanno sostituendo i soldati professionali con i militari di leva. Anche i morti di Nassiriya erano dei mercenari. Ricevono uno stipendio e sono soldati professionali.

Bah! Non mi sembra che la Sgrena meriti altra attenzione, anche se con la pubblicità che ha avuta dalla morte di Calipari qualche affaruccio lo ha fatto, in ultimo al suo libro sul "fuoco amico" che non credo mi capiterà di dover leggere. La sua ultima, più grande e definitiva pubblicità è quella derivante dall'indignazione che ha suscitato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Siete delle pecore. Che cosa andava a fare Calipari e che cosa andava a fare quattrocchi ? Sta qui la differenza. Chi era Calipari e chi era quattrocchi? Che cosa c'è di Italiano nella scelta di combattere per denaro su qualsiasi teatro di guerra ed indipendentemente dagli scopi della missione alla quale presti la tua persona? Non è ugualmente americano o francese un comportamento di questo tipo? Integrità morale, denaro, ma si è tutto uguale ....

Antonio Caracciolo ha detto...

La differenza te la do io: Cosa andava a fare la Sgrena? Per il resto il tuo commento, che non ho difficoltà a pubblicare, mi sembra poco apprezzabile. La cosa non la giudico importante e non mi interessa molto, ma quanti presenti sulla scena di guerra vi stanno 'agratis' (come si dice a Roma): la Sgrena? I soldati italiani di stanza a Nassiriya non sono professionisti retribuiti, oggi (ieri) al comando di Berlusconi, oggi (domani) di Prodi che potrà mandarli dove vuole? Ed inoltre l'hai letta la notizia sui traffici di reperti archeologici con i quali almeno qualcuno dei nostri bravi soldati arrotonda il magro stipendio governativo? Vi stanno 'agratis' gli americani la cui produzione di petrolio ha raggiunto il suo picco negli anni 70? Vi andava agratis lo stesso Calipari che era comandato per salvare a costo della sua pelle una che era meglio lasciare lì e che è costata soldi ai contribuenti ? Forse, l'unico che è morto agratis è stato il povero Quattrocchi, morto da te insultato, che si guadagnava la vita mettendo a repentaglio la sua stessa vita, ma che non era pagato con uno straordinario per pronunciare le sue ultime parole in vita: "Italia e italiani!", cosa dell'Ottocento e dei libri di scuola in uso nelle Elementari degli anni Cinquanta, ma non più attuale ai tempi del governo Prodi-Bertinotti, suffragati da un Caruso per i quali i confini della patria coincidono con i muri dei Centri sociali. Mi dispiace, ma non posso apprezzare il tuo commento, che pubblico in segno di liberalità, ma che urta il mio modo di sentire. E per concludere: forse il più ingenuo e disinteressato fra tutti è stato proprio il povero Quattrocchi! Ed infine: pecora a chi? A Quattrocchi? A me? A chi altro? E che significa pecora? Fatti almeno capire!