mercoledì, marzo 08, 2006

Marco Taradash: non c'è più nelle liste di FI, Deo Gratias!

Apprendo dalla rassegna stampa di Massin Bordin in Radio Radicale la notizia che Marco Taradash è stato infine escluso dai collegi sicuri di Forza Italia. Dire che ne gioisco, è troppo. La gioia è sentimento più nobile che merita altre cause. Dire che me ne compiaccio, credo si possa, anche se non posso rivendicare nessun merito nella esclusione di Marco Taradash dalle liste di Forza Italia e me ne sono totalmente ignote le concrete ragioni.

Il mio astio e la mia ira per Marco Taradash è quella di un suo elettore deluso. Proprio per essermi divenuta familiare la sua voce attraverso la rassegna stampa di Radio Radicale, trovando una volta in lista il suo nome, lo avevo votato, essendomi tutti gli altri nomi pressoché sconosciuti ed essendo quella la minestra che il convento passava. Venne poi l'epoca dello "scippo Dalla Chiesa", con cui il Dalla Chiesa (figlio del generale trucidato dalla mafia e forse proprio per questa tragica notorietà messo in lista) fece una raccolta di firme per togliere alla competente Commissione della Camera un provvedimento che estendeva la democrazia nelle università. Veniva consentito ai Ricercatori la possibilità di far parte dei Consigli di Facoltà e di eleggere il Preside. Ai professori associati, se ben ricordo, era data la possibilità di venir eletti a Preside, toglendo così agli Ordinari il privilegio esclusivo dell'elettorato passivo. La potente lobby dei professori ordinari, che ha suoi rappresentanti in tutti i partiti e collegamenti trasversali in tutti gli organi, insorse contro una minaccia al suo sistema di privilegi. Si pensi che in una Facoltà come quella di Giurisprudenza di Roma (di cui fa parte pure il comunista Diliberto, ad esempio) contava circa 120 Ricercatori ed 80 Ordinari. Far votare i Ricercatori significava consentire ai ricercatori di poter scegliere quale Ordinario dovesse fare il preside. Di Associati non era il caso, perché alla Facoltà di Giurisprudenza di Roma non ve ne sono mai stati. La Facoltà di Giurisprudenza di Roma La Sapienza era un centro di potere e di pressione formidabile, ben noto a quanti negli anni si sono battuti e si battono per una democratizzazione delle università.

La costituzione parla di divieto di mandato imperativo. Ben lo sappiamo. Tradotto all'italiana ciò significa che il deputato una volta eletto se ne può tranquillamente infischiare di chi gli ha dato il voto. L'unica arma dell'elettore è non rieleggere più lo stesso deputato, ma per cinque anni se lo deve ormai sorbire, magari guastandosi il fegato. Or dunque, Dalla Chiesa (eletto grazie a papà) per attuare lo "scippo" (inedito nella storia parlamantare) aveva bisogno di un certo numero di firme per poter sottrarre alla Commissione un provvedimento che in mezz'ora sarebbe diventato finalmente legge. La motivazione dello scippo fu: avocazione all'aula perché ne discutesse l'Aula e non la Commissione. L'aula non ne ha mai discusso e l'intento di affossamento del provvedimento era chiaro anche ai ciechi. Vi furono anche dichiarazioni esplicite. Molti dei deputati che diedero la firma assai poco si intendevano di faccende universitarie, alcuni forse non avevano neppure mai conseguito una laurea.... Bassi accordi di potere o scambi di favori. Misteri della democrazia da esportare nei paesi arabi.

Feci molti tentativi per contattare ilo "mio" deputato eletto Marco Taradash. Fu un'impresa faticosa e penosa. Alla fine rinunciai a perseguitare Taradash perché non volevo rischiare qualche risvolto penale: lui era pur sempre un deputato (anche se con il mio voto di pentito) ed io un semplice cittadino. Quando finalmente per un istante riuscì con uno stratagemma ad avvicinarlo ed a chiedergli: "Perchè?", la risposta fu: perché ero d'accordo con Dalla Chiesa! - Commento: Io non avevo votato Dalla Chiesa! In realtà Taradash non ha mai saputo e capito nulla di università.... Questa è la democrazia: un ignorante può decidere su cose che neppure conosce e capisce.

Adesso, Taradash pretendeva un collegio sicuro per potersi continuare ad infischiare dei suoi incauti elettori. Per tornare su un piano elevato termino sul meccanismo di formazione delle candidature che sfuggono totalmente non solo al controllo dei cittadini elettori, ma passano sopra la testa dei cittadini iscritti ai partiti. Questi dovrebbero essere organizzati democraticamente per consentire ai cittadini di concorrere alla formazione della politica nazionale determinando programmi e candidati che quei programmi dovrebbero attuare. Così non è e lo sappiamo tutti molto bene. Nessuno fa niente per superare questo sistema che egli antipodi della tanto strombazzata democrazia che ci renderebbe superiori ai nostri vicini arabi e musulmani.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

marco taradash e' un mio caro amico, e' una buonissima persona e forse la piu' brillante che io conosca.
mi dispiace immensamente della sua delusione.

samantha

Antonio Caracciolo ha detto...

Che sia suo amico poco cambia, direi. Anche io posso trovare nella mia memoria amici che sono finiti male e che verso terzi non sono stati proprio dei galantuomini. Ognuno di noi ha una faccia con cui appare a quelli che gli stanno più vicini, appunto il nostro prossimo. Per quello che sta lontano e neppure si vedono non è il caso di preoccuparsi e gli si può pure rifilare qualche patacca.

Mi sarei io preoccupato se mi dicesse che con il mio pubblico giudizio ho commesso un torto verso il suo amico (salute all'anima sua!). In questo caso dovrei motivare meglio il mio astio. Di »delusione« forse non è il termine giusto. Potevo votare o astenermi. Uno valeva l'altro e si poteva tirare ad indovinare. Non mi sono mai »illuso« davanti ad un Taradash, la cui brillantezza la lascia tutta a Lei: se questo è il più brillante dei suoi amici, cosa saranno gli altri. Ogni volta che mi tocca sorbire qualche sua uscita pubblica, la mia vigilanza critica si attiva e scopro l'inconsistenza del personaggio, tutto teso a suscitare le emozioni altrui ma privo di una sua propria sostanza intellettuale e morale.

In termini oggettivi e generali il problema è quello della rappresentanza. Noi stiamo qui e loro stanno là. Tocca sottostare, ci piaccia o meno. Finché non si riesce a tradurre in forme concrete la democrazia diretta bisogna sorbirsi tanti Taradash.

Se lo incontra ed ha con lui rapporti di confidenza e frequentazione gli trasmetta la mia benedizione. Gli dica di rallegrarsi per aver dato un contributo allo sfascio del sistema universitario. Sono sicuro che lui è contento della riforma Moratti (lui solo però insieme con la Moratti). Ed ancora accerti la notizia che forse ho letto distrattamente da qualche parte secondo cui non avrebbe mai conseguito un titolo di laurea. E gli ricordi pure il mio nome: Antonio Caracciolo, docente di filosofia del diritto, che tra le tante sciocchezze della sua vita, ha fatto anche quella di averlo una volta votato.