domenica, marzo 19, 2006

La sagra dei sondaggi

Ho sempre trovato stucchevole l'uso di sondaggi per pronosticare risultati elettorali o altro. Da buon individualista mi interessa solo sapere solo ciò che io avrò deciso di fare dandosi determinate circostanze. Non essendo candidato in lizza da nessuna parte mi interessa relativamente poco chi vincerà o perderà la tornata elettorale. Non guarderò come un nemico mortale il vicino di casa che abbia votato (o non abbia votato affatto) in modo diverso dal mio. Non credo poi che le numerose liste esistenti esauriscano l'universo delle posizioni possibili. Anzi pur nell'apparente molteplicità delle sigle vedo una sostanziale omogeneità di un ceto politico volto a depredare le risorse pubbliche. Se vi sono, le differenze sono minime. Credo che gli italiani non fanatizzati dalle ideologie lo abbiano compreso. Penso che l'esperienza dei totalitarismi (fascismo, nazismo, bolscevismo) abbia avuto la sua origine in questa diffusa insofferenza verso il regime dei partiti. Purtroppo gli esiti tragici di questi regimi, a loro modo innovativi, hanno bloccato ogni possibilità di profonda innovazione politica e istituzionale. Viviamo ingessati.

Non sono infatuato di Berlusconi. Essendo egli un outsider della politica, un uomo nuovo, già ricco di suo, mi sarei aspettato che fosse e sia in grado di innovare i contenuti e i metodi della politica. Negli ultimi giorni sono uscito da quell'area dell'indecisione o perfino dell'astensione che i sondaggi hanno individuato. Resta la mia sfiducia verso il contorno di cui Berlusconi si circonda. Mantengo il mio impegno nel tentare in misura infinitesimale di riformare la politica secondo i dettami dell'art. 49 della costituzione. Sono probabilmente uno dei pochi che prende sul serio quell'articolo che prescrive per tutti i partiti una struttura democratica che non ha nessuno di essi. Starmene rinchiuso nel privato, avrebbe significato in ogni caso subire con rassegnazione e senza speranza né dignità tutta la pletora di politici professionali che la televisione di stato mi ammannisce ogni giorno. Non mi illudo di poter fare granche, ma ci provo. Comunque vadano le cose, consegno al mondo virtuale della rete un grazie a Silvio Berlusconi per avermi dato la possibilità di uscire dal privato, impegnandomi in quella cosa sporca che è la politica rimanendo pulito.

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