domenica, marzo 25, 2007

Ancora sul politico Tajani

Ieri il palantir di stato, la pietra veggente, la televisione dei tg ha diffuso l'immagine di una stanza dei luoghi del potere. Vi si vedeva il leader Berlusconi e a distanza intorno a lui, con una specie di medaglione al collo, il mio amato Antonio Tajani, che mi ha defraudato di un voto che se non avessi dato a lui potevo solo darlo a caso, pescando nel mucchio con una benda negli occhi. Questa l'effettiva possibilità di scelta degli elettori italiani, che a differenza degli afghani o deglin iraqueni vivono felicemente in democrazia. Infatti, possono votare un Antonio Tajani o un Stefano De Lillo o un Marco Taradash o un Pietro Fuda. Ho fatto quattro nomi non scelti a caso. Annuncio qui soltanto un tema che non posso trattare: il divieto di mandato imperativo. Si dice cioè che un “rappresentante politico” una volta eletto non può essere condizionato dai suoi elettori. In pratica, se ne può tranquillamente infischiare e se ne infischia. Si dice che egli rappresenta o dovrebbe rappresentare la nazione tutta. In teoria non sarebbe sbagliato, ma in pratica sappiamo che non è così e siamo lontani mille miglia dalla teoria. Intanto osservo en passant che mentre i deputati eletti snobbano tranquillamente un singolo elettore non legato a corporazioni, si danno poi freneticamente da fare per leggi, leggine ed emendamenti (anche truffaldini: leggi Fuda) che chiaramente sono collegati non al mondo platonico delle idee, ma a precise ed occulte lobby, più o meno rispettabili, che sono strettamente interessate a ottenere quel tipo di disciplina legislativa. Nei salotti televisivi non si parla di questa attività quotidiana di produzione normativa, ma si dibatte sulle frequentanzioni stradali di un Sircana o di temi generali e astratti, ai quali i nostri deputati fanno a gara per poter partecipare ed in questo modo fare pubblicità alla loro immagine e al loro nome. Il volto che si vede nel palantir è in genere assai diverso di quello che si riconosce a tu per tu.

Ma questa è solo una premessa episodica alla mia breve riflessione del giorno. Torniamo a Tajani. Certamente, un uomo “potente”. E perciò mi si potrebbe dire: Antonio, sei uno sciocco. Cosa credi di poter fare in Forza Italia se ti metti ad attaccare un Antonio Tajani (o tanti altri che non mi piacciono)? Ti lasceranno ai margini, come è in effetti. Ho una indubbia attitudine a non pensare mai al mio utile. Ma è altra storia che non voglio qui trattare. Chiudo invece introducendo un tema forte: occorre sparare sul quartiere generale! Se all’interno dei partiti costituzionali non si avvia una vera e profonda democratizzazione e partecipazione alla formazione della politica nazionale, non resta altro che la via del cosiddetto terrorismo. Quando un sistema politico non offre effettivi sbocchi al dibattito e al rinnovamento interno delle sue istituzioni, non resta altro che la via violenta della rivoluzione. In Francia nel 1879 è accaduto qualcosa di simile. Tutto il nostro sistema giuridico nasce dalla Rivoluzione Francese. Antonio Tajani deve perciò ringraziarmi se io mi limito ad esprimere in civili parole la mia insoddisfazione verso tutto ciò che fa o dice. Ne ho un particolare diritto, avendolo votato. Si può votare qualcuno non per applaudirlo ogni volta che apre bocca, ma per controllarlo in tutto ciò che fa e dice e quindi dirne bene o male a seconda di ciò che dice o fa. Se tutti i cittadini, a qualunque partito abbiano dato il loro suffragio, si mettono in testa che i signori deputati non sono affatto onorevoli, ma disonorevoli che vanno tenuti strettamente sotto sorveglianza, forse potrebbero introdursi elementi di novità nel modo di fare o di subire la “politica politicante” dei tanti Tajani che esistono in tutti i partiti.

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