venerdì, marzo 16, 2007

Sulla sorte di Daniele Mastrogiacomo

Ho appena ascoltato le notizie dei telegiornali meridiani. Tutti abbottonati. Nessun vuol parlare o commentare. Intanto si è saputo che è stato ucciso l’autista afghano di Mastrogiacomo. Bruttissimo segno che non lascia presagire nulla di buono. Si è anche saputo che è stata concessa dai talebani una tregua rispetto all’ultimatum. Sento dire che la richiesta dei talebani sarebbe il rilascio di un certo numero di prigionieri talebani. Dunque, qualcosa di diverso rispetto alla richiesta di un data per il ritiro delle truppe italiane. Se la liberazione dei loro compagni fosse la loro principale richiesta, potrebbe esservi una qualche speranza per il giornalista sequestrato. Ma si tratta appunto di sapere cosa vogliono. Il fatto che Mastrogiacomo non sia una spia, ma un giornalista esemplare e scrupoloso nel suo lavoro, a me non pare possa fare differenza da un punto di vista talebano. Per i media italiani un talebano è sempre e soltanto un talebano. Se lo scopo è di combattere una guerra mediatica in una situazione interna critica come quella italiana, credo che i talebani possono ancora condurre il loro gioco, se sono informati appena un poco informati sulle cose politiche italiane, sulla tenuta della maggioranza e sull’effettiva informazione dell’uomo della strada. Le persone da poter sequestrare sono potenzialmente innumerevoli. Ed ogni volta potranno rivolgersi direttamente al popolo italiano, cioè a quella gente che vota e manda in parlamento persone che decidono spesso all’oscuro e all’insaputa e a dispetto dei loro elettori: appunto quella cosa che chiamano democrazia. Anche io voglio astenermi da ulteriore commento.

Nessun commento: