giovedì, marzo 22, 2007

Lo scoppio delle contraddizioni

Dalla Rassegna Stampa di radio radicale, che ho ascoltato per due volte, trovo una conflagrazione di contraddizioni che hanno radici nel tempo. I miei criteri di analisi mi consentono una sufficiente chiarezza. Si tratta però di criteri non ammessi dalle posizioni ufficiali e dominanti. I miei punti di vista sono già stati espressi nei miei articoli precedenti e vengono ogni volta riformulati su casi specifici quando se ne presenta l’occasione ed io trovo il tempo e la voglia di lanciare un grido nel ciberspazio, dove bene che vada trovo quattro lettori. L’esprimersi è un bisogno della mente e del pensiero. Il plauso è un aspetto diverso, secondario, ininfluente.

Il già ministro Martino, figlio di un fu ministro, ha parlato di onore, intendendo il mantenimento di un vincolo di vassallaggio contratto con la sconfitta bellica del 1945. Il nostro paese di onore non ne ha mai avuto perché non sa e non può sapere cosa sia l’onore. Perché la categoria concettuale dell’onore sia possibile altro dovrebbe essere il sistema politico ed il complesso delle sue istituzioni. Un episodio reale vale qui la pena di essere raccontato. Un alto funzionario di un paese europeo stava per essere gratificato di un’alta onorificenza al termine di una vita di servizio. Il personaggio, nobile di alto lignaggio, che non aveva peli sulla lingua rifiutò l’onorificenza, tacciando di “maiale” chi gliela voleva conferire. Il suo argomento: tu che sei stato un disertore e che per le vicende fortunose della politica politicante sei salito ai vertici dello Stato, pretendi di dare proprio tu a me una onorificenza? A me che stavo sul campo di battaglia pronto ad affrontare la morte, mentre tu scappavi? No! Da te non può venire nessun onore, ma solo disonore ed infamia. In forme diverse il rifiuto si ripeté in un’altro caso a me noto e non riportato nei libri di storia: non mi si deve nessuna onorificenza, giacché in tutta la mia vita di servizio non ho fatto altro che il mio dovere. Si voleva opporre lo stesso sostanziale rifiuto, ma senza la motivazione suina. Non credo che il già ministro della difesa e degli esteri Martino, noto liberoscambista, sappia cosa sia l’onore e perciò ne parli a sproposito. Meglio se parla della teoria del libero scambio, ma lasci stare l’onore. Non è materia sua. Io me lo ricordo personalmente come brillante assistente di economia internazionale, ma non come maestro di etica politica: non andavo da lui a lezione per quest’altra materia. Mi correggo. Ho il pessimo difetto di riuscire polemico anche quando non lo voglio. Mi correggo dicendo che il ministro Martino (nome comune a molti miei parenti) ha una sua peculiare concezione dell'onore che non corrisponde alla mia: ormai, in questo nostro paese diviso, non ci si può trovare concordi neppure sul significato di tanti termini ricorrenti nel lessico politico: onore, pace, guerra, nemico, amico, uguaglianza, libertà, democrazia, ecc. Peggio di così non potevamo stare!

Le contraddizioni che scoppiano sono numerose e l’una collegata all’altra, producendo una conflagrazione che penso eserciterà ulteriori effetti sugli eventi politici-istituzionali in corso. Provo una rapida e schematica elencazione: perdita del senso dell’unità politica e dell’identità politica; estinzione del popolo italiano; incapacità di distinguere fra amico e nemico; disfatta del 1945 gabellata come liberazione; vassallaggio come articolo unico e fondamentale della costituzione italiana; guerra di invasione e colonizzazione del Medio Oriente, cui si vuol riservare la stessa “liberazione” inflitta all’Europa; Israele come avamposto militare degli Usa; oligarchia dei sistemi “democratici” europei; Stati fantocci come il regime di Kabul e quello di Bagdad; il problema dell’Atomica in possesso di Israele; mancanza di sovranità interna ed esterna dello Stato italiano. E qui mi fermo, ma l’elencazione è meramente esemplificativa. Va aggiunto a conclusione dell’elenco il principio logico: inter pacem et bellum nihil intermedium. Esiste o la guerra o la pace. Nulla esiste in mezzo. I nostri politici insediati nelle stanze del potere, niente altro che un ceto corporativo con propri particolari e tangibili interessi, ci ammanniscono assurdità concettuali come “missioni di pace” o amenità come le “egide” dell’Onu o degli Usa.

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