sabato, marzo 03, 2007

Fiamma Nirenstein: la propaganda in cattedra

[Avvertenza. Mi sono accorto di un pasticcio. Pur scrivendo di getto l'intero testo, ho scritto in due diversi post. Parte del testo dedicato a Fiamma è stato scritto di seguito al post sul “velo islamico”. Appena me ne sono accorto, l'ho ritagliato e messo in aggiunta a questo post. Non ho tempo per rivedere il tutto, ma avverto che il testo deve considerarsi del tutto provvisorio e bisognoso di attenta rilettura. Ma anche con questa avvertenza considerata la specificità dell'editoria in progress dei blogs credo che possa utilmente venir licenziato, essendo motivi di urgenza]

Approfitto di una pausa pubblicitaria del programma Matrix per riaccendere il computer che avevo appena spento. Forte è infatti l'impulso a prendere posizione nel contesto di una trasmissione dedicata al libro di Ariel Toaf sulle “Pasque di sangue”. La prima notizia del libro ed anche di cosa fossero le ”Pasque di sangue” l’ho avuta mentre mi trovavo a cena con Giano Accame e altri amici. La mia ignoranza sull’argomento e Giano stava riferendo sulla recensione di Sergio Luzzatto che era apparsa proprio quel giorno sul Corriere della Sera. Lui l’aveva letta e ne parlava molto bene. Io non leggo abitualmente i giornali ed attingo in altro modo le notizie di cui ho bisogno. Può essere una forma di autodifesa considerando che più che una fonte di informazione sono in buona parte una fonte di manipolazione. E non esagero. Faccio un esempio. Mi ha sorpreso ieri sera dopo la trasmissione Matrix risentire subito appena avrei dovuto mettermi a dormire la stessa voce di Fiamma Nirenstein in una trasmissione notturna di Radio Radicale nel contesto di non so quale convegno, dove pressoché tutti gli oratori (Carlo Panella, un certo Israel, ed altri tutti che scrivono sul quotidiano di Giuliano Ferrara che io ho ribattezzato Il Volantino, quando per ben due volte si fece promotore di una manifestazione davanti all’Ambasciata dell’Iran in Roma. Sentii lo stesso Ferrara nella sua trasmissione televisiva rivendicare cpme un titolo di merito questa iniziativa di “informazione militante” ovvero di “corretta” informazione”. E mi ha pure sorpreso, come se mi capitasse di scoprire i collegamenti di una trama, che nella trasmissione notturna che ahimè mi ha rovinato tutto il sonno della notte proprio Fiamma Nirenstein elogiasse i grandi meriti di «Informazione corretta», diretta da un certo Pezzana o Cesana, il cui nome ricordo bene o male solo perché parecchi anni addietro dirigeva in Radio Radicale una trasmissione omosessuale, dove per non so quale motivo attaccava in modo pesante ed incivile il mio amico Giano Accame. Glielo riferii all'epoca e lui mi fece un quadro del personaggio. Lo stesso individuo è ora a capo di “Informazione corretta”, della cui esistenza mi sono accorto per aver creato un link sul mio post dedicato alla Leggenda dell’Olocausto. Naturalmente venivo subito bollato come un criminale antisemita e si creava un orientamento, una “informazione corretta” per lettori uno più coglione dell’altro che mi rovesciava insulti di cui non mi capacitavo. Scoprii la tresca perché fu un lettore a spiegarmi come ero stato messo alla gogna e mi aveva fornito il cappello di presentazione sulla quale quanti avevano la pulsione atavica e bestiale di scagliarsi addosso a qualcuno potevano trovare un bersaglio. Appena mi accorsi della manovra reagì come un Calabrese del Seicento ed anche adesso non dimentico i miei diffamatori. Fiamma Nirenstein ha salutato come collegata a una stessa rete di informazione militante la grande opera civile e meritoria di Informazione corretta. Il nome di Pezzana o Cesana l'ho sentito più volte e tutte queste iniziative sono fra loro collegate in un “sistema” dell'informazione. Nirenstein ha dato un'importanza assoluta all'informazione come strumento di guerra. Mi trova perfettamente d’accordo e mi fa pensare ad un documento che metterò in rete su questa pagina appena l'avrò ritrovato nel mio archivio. Spiego brevemente di cosa si tratta e lo spiego ora perché quel documento mi appare quanto mai pertinente a citarlo proprio ora. Ero a Monaco di Baviera, dove facevo ricerche presso l'Institut für die Zeitgeschichte, un'organizzazione già per suo conto orientata ed io mi trovavo in un'altra “fossa dei leoni”. Visionavo microfilm di parecchi documenti nazisti. Uno in particolare attrasse la mia attenzione perché si ripeteva spesso in altri contesti e gruppi di documenti. Non era un documento lungo. Era una sorta di velina, di circolare, di direttiva o avvertenza che martellava con il seguente messaggio: Das ist eine ideologsche Krieg o qualcosa di molto simile. Vale a dire: questa è una guerra ideologica. Quello che capivo e capisco ancor più era che la guerra non la si combatteva solo con le armi materiali (cannoni, bombe, ecc.) ma soprattutto con l’informazione, cioè con il qualificare e giustificare in un certo modo anziché in un altro un determinato episodio. Si formò nella mia mente l'idea che se Goebbels da Berlino o dal luogo dove aveva i uoi microfoni in qualità di ministro della propaganda presentava le cose in un certo modo ed insieme alle singole cose ed ai singoli eventi tutta una concezione della storia dell'uomo e della Germania in particolare, nelle altre capitali belligeranti (Washington, Londra, Mosca) i suoi nemici non facevano diversamente. Quando le bombe alleate e portatrici di libertà in Europa fecero tacere per sempre i microfoni di Goebbels, i microfoni di Washington, Londra, Gerusalemme con gli innumerevoli suoi organi e propaggini (qui ne citiamo solo due: Il Foglio e Informazione corretta) non hanno mai smesso di trasmettere fino ad oggi. Numeroso e qualificato è il personale impiegato in questa guerra di propaganda che non ha mai fine. In questo sistema Fiamma Nirenstein occupa una posizione dirigente e si coccola in mezzo ad ambasciatori e personaggi di vertice, di primo livello. La vanità, l’arroganza. la sicumerà con cui ieri sera a Matrix mi lasciavano di stucco e mi indignavano. Al sicuro, dalla Svizzera, parlava una storico vero, cioè Sergio Luzzatto, ed il suo tono era umile e dimesso. Da quest'altra parte la spavalderia della Nirenstein che pretendeva di insegnare allo storico vero cosa fosse la Verità: ce l'aveva lei in un Foglio. Rivelatore un lapsus della Nirenstein, quando anziché dire Medio Evo, cioè l'ambito temporale e neutro in cui si colloca il libro di Ariel Toaf, diceva spesso Medio Oriente. La Nirenstein pensava di aver ragione perché dalla sua bocca sparava bombette a grappolo. Se non ricordo male in uso dall’esercito israeliano e molto adatte per l'infanzia palestinese. Nella sua sintecità mi è parso degno di Tacito il giudizio che infine lo storico vero Sergio Luzzatto ha pronunciato sulla Nirenstein stando al sicuro in Ginevra, dove abita, benché professore di storia moderna a Torino: o imprecisa o falsa o in malefede. Io correggerei la disgiuntiva o con la congiunzione e. Sarebbe fatica vana ed incompresa spiegare a Fiamma Nirenstein, fonte prediletta di informazione sul Medio Oriente da parte di Radio Radicale, spiegare la differenza fra la Storia e la Propaganda. Per Fiamma la Propaganda israeliana è semplicemente la Storia e la Verità assoluta con la V maiuscola. Mi ha dato conferma della partigianeria e della faziosità dell'antipaticissima (si può dire almeno questo?) signora di nome battesimale Fiamma (come i fuochi di guerra sempre accessi) e di cognome non di origine italiana (Nirenstein), quando a usato per radio in registrazione notturna la parola “assassini”, intendendo che questi soggetti starebbero dall'altra parte e supponendo che da quest'altra, dal sua parte, stiano degli stinchi di santo tutti morigerati di Dio, dell'unico Dio che regna sulla terra e che ha un riguardo tutto speciale per Fiamma Nirenstein ed il suo Popolo Eletto. Non so se Fiamma Nirenstein che parla in corrente italiano, anche se gli escono le parole in inglese, sia una cittadina italiana. Mi auguro di no. Ma se lo fosse e come concittadina volesse trascinarmi in guerra a fianco di Israele e contro tutto il mondo arabo rispondo forte “No!”, sperando che sentano quelli di Informazione corretta e quelli del Foglio.

Ma veniamo alla trasmissione di Matrix di ieri notte 2/3 marzo e della casuale o preordinata trasmissione notturna di radio radicale che insieme combinate mi hanno tolto letteralmente il sonno che spero di recuperare questa notte perché domani mi attende un lungo viaggio im macchina di circa dieci ore. Avrei voluto scrivere solo un commento di poche parole, ma i pensieri e le associazioni di idee vengono e si combinano da sole. Della trasmissione di Matrix ho già detto abbastanza, forse l'essenziale, ossia un essenziale che consisteva nella contrapposizione fra le ragioni e le sensibilità proprie della Propaganda di regime e di guerra (Fiamma Nirenstein) e le oneste e distaccate ragioni di uno storico vero (Segio Luzzatto). Ciò che aiuta a riflettere o fornisce informazioni essenziali non è l'insieme del battibeccho, ma piccoli particolari almeno per me (e per chi altro?) illuminanti. Intanto ho appreso qualche cosa che non sapevo. Sergio Luzzatto è stato fra i firmatari del manifesto dei 150 storici contro il disegno di legge governativo presentato al Consiglio dei Ministri da Clemente Mastella e dal Cosniglio stesso approvato. Non so in quale fase si trovi questo disegno di legge, ma quanto è successo basta a contemplare la possibilità di dover chiedere asilo politico proprio nell'antidemocratico Iran. Non vi è infatti ombra di dubbio che il reato ipotizzato è un reato di opinione, precisamente un reato politico di opinione. E poiché lo stesso reato, grande all'influenza ebraica che la vince sui deboli e imbelli governi europei, è punito in altri paesi d'Europa. occorrerà andarsi a rifugiare in paesi come l’Iran, la Cina, Cuba. Ho sempre vissuto in Italia, non ho mai messo piede in Medio Oriente e se non mi decido a chiudere la mia bocca per lasciar parlare solo quelli di Informazione corretta, il Foglio o la Fiamma, bisogna che peggiorando la situazione bisogni che contempli seriamente la possibilità di finire altrove i miei giorni, ma non senza prima aver combattuto. Col la sua viltà Galilei ci ha lasciato una pesante eredità. Non rimprovero ad Irving o a Toaf la mancanza di coraggio nel sostenere le loro idee frutto di un onesto lavoro di ricerca, non importa se giunto a conclusione giuste o erronei. Non esiste del resto nessun giudice che possa qui dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non perdono e non ammiro Ariel Toaf per aver ritirato il suo libro che comunque leggerò, divulgandone e discutendone qui le sue tesi, ma ancor meno assolvo quelli che lo hanno costretto alla ritrattazione. Non si accorgono gli stolti che hanno operato allo stesso modo in cui operavano gli Inquisitori medievali che estorcevano con la tortura quelle confessioni che le tante Fiamme di guerra ritengono invalide e tali da non dover essere in assoluto considerate. Se dipendesse da loro, i documenti relativi sarebbe già stati dati alle fiamme. E non dubito che numerosi documenti di storia contemporanea siano stati bruciati, se appena contrastanti con gli obiettivi di una guerra ideologica che non è ancora terminata, ma che anzi si è fatta ognor più capillare. È parso di capire che Ariel Toaf sia stato maggiormente contestato dalla comunità ebraici di Roma che non da quella di Gerusalemme, nella cui università ha potuto trattare in seminari nel corso di sei anni gli argomenti che sono poi confluiti nel libro pubblicato presso il Mulino. A questo proposito devo dire che trovo quanto mai... stupide e filistee la argomentazioni di quel distinto, pacato e sereno signore (di nome Corrado Augias, se non erro) che era presente alla trasmissione Matrix e che ha detto di non aver letto, pur possedendolo, il libro di Toaf. Mi chiedevo cosa ci stesse a fare in una trasmissione dove appunto si doveva parlare di quel libro. Ho poi capito che in realtà stava lì per far propaganda ad un suo libro di successo (ma me ne sbatto dei “successi”: leggo quel ritengo e mi serve leggere, non i “successi”) sul Cristo. Avrebbe fatto certamente più figura se fosse stato zitto ed avesse detto: sono qui la la reclame successiva. Decisamente filistea la sua tesi che il libro avesse dovuto essere pubblicato presso un'editrice universitaria, come se “il Mulino” fosse la carta stampata con cui si incartano le pizze. Nelle università il problema è esattamente l'opposto di quello immaginato da Augias, che credo nella vita faccia il giornalista. Il problema è quello di uscire fuori dalla pareti asfittiche delle università ed offrire alla società il frutto di lunghe e faticose ricerche, il cui scopo e l'onesta ricerca della verità, non la ricerca del successo che magari interessa a quel distinto signore (Augias come le famose stalle), il cui nome mi pare di aver letto sulle colonne dell'Espresso, un rotocalco che vive di scandali e di scoop, a volte azzeccati altre volte meno. Il guaio delle università consiste proprie nel non riuscire a comunicare con la società, lasciando libero il campo per un verso agli Augias e per l'altro alle Fiamme.

È anche vero che la Propaganda di regime cerca anche di insediare suoi uomini nelle cattedre universitarie. Ed infatti ier notte una delle voce era di un altro Ordinario di storia, addirittura alla Sapienza, ma per fortuna non nella mia Facoltà. Non faccio il nome per ovvi motivi. Tutte le posizioni che possono essere trasformate in avamposti ideologici vanno conquistate. Ha ben visto Giano Accame, quando dice che ormai gli ebrei hanno abbondato l'uso del denaro come mezzo di potere e si sono invece lanciati alla conquista della “sovrastruttura ideologica”, dove occupano già buone e ramificate posizioni. Per fortuna, credo che qui vi sia ancora una linea di resistenza. Ed io qui mi colloco. Ho potuto apprendere che mentre Luzzatto è stato tra i 150 storici firmatari del manifesto per la libertà di ricerca, la Nirenstein è fra quelle che vi si oppongono e costituisce probabilmente l'humus culturale al quale ha attinto quel grande uomo di cultura che è Clemente Mastella. Anche io ho la mia “lista nera”, dove andrò a scrivere in rilievo il nome di Fiamma Nirenstein. Avrò almeno il diritto di conoscere il nome dei “nemici” della mia libertà di pensiero. Non perché mi sogni lontamente di fare altro contro la Nirenstein oltre all'esprimergli pubblicamnete la mia disistima e netta dissociazione dalle sue finalità politiche. Dimenticavo una sua petulante stupidaggine detta nella trasmissione Matrix. Allo storico Toaf non sarebbe stato fatto nessun torto in quanto non è stata comminata nessuna sanzione, non è stato fatto nessun processo. Ci mancava pure questo, anche se dati i tempi possiamo aspettarcelo. Un processo è stato fatto del resto a David Irving, che è stato in carcere, ed in Italia se vi saranno uomini di coraggio dovranno scontare il loro coraggio con anni di carcere da tre a dodici, se ben ricordo. La gravità del fatto non viene meno perché a Toaf non è stato ancora inflitto il carcere o non sia stata comminata una specifica sanzione penale. Un’autentica stupidata!

Sto trascivendo una successione disordinata di pensiero via via che mi vengono alla mente. Fatto ciò, non tornerò sull'argomento Fiamma Nirenstein, che spero di chiudere per sempre. Accennavo prima alle attenzione nei miei confronti da parte di quelli di Informazione corretta, la cui natura ed i cui scopi mi rivela proprio la Nirenstein. La prima mossa era stata di mettermi alla gogna, indirizzando sulla mia pagina i Lettori di quella informazione davvero “corretta” (aggettivo della cui unilateralità, faziosità, ottusità ed idiozia non riesco a capacitarmi). Appena accortomi dell'operazione ho reagito dal mio sito. Ho isolato alcuni dei commenti che mi erano giunto e li ho vivisezionati squartandoli in ogni loro singolo componente anatomico. Dall'analisi critica veniva fuori l'assenza della loro logicità e di qualsiasi fondamento. Avendo per fortuna qualche cognizione di diritto penale e costituzionale, non mi è stato e non mi è difficile muovermi. Al tempo stesso, per scoraggiare le pulsioni di quanti amano lanciare il sasso e nascondere la mano ho azionato la modalità che prevede la registrazione di quanti vogliono lasciare commenti ai miei posti. Ho gridato a squarciagola che non ho nessuna remora nell'ospitare opinioni radicalmente contrapposte alle mie, ma non posso ammettere l'insulto, l'offesa, la calunnia, la diffamazione. Agli argomenti si deve essere capace di rispondere con altri argomenti. Altrimenti si tace. Io stesso rivedo continuamente ciò che scrivo e pratico una sola forma di autocensura: quando mi accorgo che senza dolo esco fuori dall'argomentazione razionale e oggettiva e tocco in qualche modo la persona, riscrivo gli stessi testi per far meglio risaltare l'argomento e salvare la persona, fosse pure quella di Fiamma Nirenstein, della quale con tutto il rispetto possibile devo pur poter dire di non condividere nulla e di non avere nessuna stima della persona. Se non si può essere a seconda dei casi positivi e negativi nei giudizi, allora diventa impossibile l'esercizio del pensiero. E del resto qui non faccio che esercitare con maggiore legittimitò lo stesso diritto che la Fiamma manifesta contro Toaf, approvandone la riduzione al silenzio, ed a favore di Mastella, plaudendo alla legge libertida. La stessa Fiamma Nirenstein annuncia al mondo un suo libro (son tutti eguali i libri in quanto composti di carta su cui si stampano caratteri) dal titolo istruttivo: Israele siamo noi. Quel “noi” lascia già indovinare il contenuto del libro, che il lettore intelligente potrà risparmiarsi di comprare e leggere. Ovviamente la Fiamma non può giuridicamente arrogarsi il diritto di includere anche me nel suo “noi”, anche se da lei ci si puà aspettare questo e altro. In ogni caso, non mi sogno neppure di impedire a Fiamma Nirenstein di scrivere, pubblicare e presentare altri cento libri simili a quello annunciati.

Ma torniamo ai piani di guerra dell’Informazione corretta. Dopo la mia pronta reazione, consistente in uno squartamento dei commenti che mi arrivano e che poi non sono più arrivati, intendo dire consistenti nell'analisi logico linguistico storico filosofico giuridica di ogni virgola del commento a me giungeva, le manovre sono state altre. Poiché il questo blog di carattere politico io dichiaro di essere: elettore di Forza Italia, tesserato di Porza Italia, fondatore e presidente di un club calabrese di Forza, coordinatore provinciale dei Clubs di FI in Reggio Calabria, benché redidente in Roma e fondatore di un altro Club virtuale di elettori di Forza Italia, al quale chi intende aderire può qui iscriversi cliccando su «Club Tiberino» quei galantuomini di Informazione corretta hanno pensato di “farmi le scarpe” dentro Forza Italia, come se io con Forza Italia ci campassi in qualche modo: eccetto la tessera che pago io a Forza Italia puntualmente ogni anno, non esiste altro movimento di denaro diretto o indiretto, o ricchezza di forma non monetaria, che segua il cammino inverso: da Forza Italia alle mie tasche. Credo che Informazione corretta, di cui vedo una struttura, non si regga senza finanza. Per non parlare de Il Foglio. Per non parlare della stessa Fiamma Nirenstein che con le fiamme di guerra che ardono eterne in Medio Oriente campa letteralmente, nel senso che la sua pur lecita professione viene da quella parte. Stolti dunque i miei detrattori. Non ho i servizi segreti a mia disposizione, ma qualcosa ho potuto ricostruire. Dapprima il contatto è avvenuto con un sito dal nome Ragionpolitica.it, che si fregia del logo di Forza Italia e pure contiene iscritto “Dipartimento Formazione”. Io dico ministero della propaganda e simili. Non ho simpatia per nessun genere di propaganda che considero assai negativamente. La propaganda per sua natura è il contrario della Verità, che quando è davvero tale non è mai di parte. Trattandosi di un foglio ufficiale di partito, avvalendomi e dichiarando le mie qualifiche di partito, mi sarei aspettato di poter pubblicare qualcosa su quel foglio di partito, le cui elezioni politiche e amministrative avevo contribuito in misura non esigua a far vincere. Mi sono presto accorto di una chiusura e all'epoca non avevo ancora scoperto la possibilità di poter costruire un mio proprio sito dove non solo avrei potuto esprimere le mie opinioni, ma criticare civilmente tutte quelle che non condividevo, ad incominciare da quello che leggevo in Ragionpolitica.it, nominalmente diretto da Baget Bozzo, con il quale ho avuto qualche scambio epistolare. Il mio contrasto con Ragionpolitica.it raggiunge il massimo in un diverbio epistolare con un suo redattore (a pagamento?) che pretendeva di parlare a me di Augusto Del Noce, di cui lui devo aver letto qualche libro stampato. Non sono riuscito a nascondere un certo mio disappunto perché io di Del Noce sono stato allievo fedelissimo, nel senso che non mi sono rimasti ignoti i più segreti recessi del suo pensiero che vanno bel al di la delle carte stampate lette dal Redattore citazionista di Ragionpolitica.it Dopo anni di mestiere ho impararato a diffidare di quanti citano questo o quel libro, magari molti libri di cui per forza qualcuno non si è potuto leggere, ma sono incapaci di pensare con la loro propria testa e soprattutto di far capire agli altri cosa intendono dire e dove vogliono andare a parare. In quello che scrivo cerco di fare meno citazioni possibile. Lo faccio quando il non farlo sarebbe in sostanza una forma di plagio, perché farei miei propri pensieri e teorie altrui. E chiudo con questo Innominato Redattore, la cui posizione all'interno del Partito se ne ha una io ignoro. Non mi interessa questo aspetto, ma ho dovuto lanciargli diffide formali rimaste in forma di corrispondenza privato per aver egli messe in dubbio pubblicamente le qualifiche di partito da me dichiarate, quasi che il mio fosse un millantato credito. Si aprirebbero qui vie giudiziare che non amo percorrere, soprattutto se ho ragione da vendere. E chiuso dunque con l'Innominato.

Un altro passaggio livello più alto. Non mi è nota la dinamica precisa. Ma ci furono telefonate ad alto livello. Quando ne ebbi notizia andai ad acchiappare senza soggezione alcuna: io non prendo una lira che sia una lira da nessuno e campo del mio onestissimo lavoro di ricercatore non di cellule staminali di concetti filosofico-giuridici e perciò posso stare alla pari con Berlusconi, che plaudo e critico quando ritengo di dover fare l’una e l’altra cosa. Stanato l’Alto Papavero è venuto fuori. È stato da me sfidato in materia di diritti di libertà di manifestazione del pensiero, di diritti e doveri discendenti dall'art. 49 della costituzione. di costruzione e struttura democratica di un partito, di diritti di opinione all'interno di un qualsiasi partito operante nell'ambito della costituzione italiana, oltre naturalmente che sui testi da me effettivamente scritti e di cui mi assumo la responsabilità, testi che l’Alto Papavero si è ben guardato dal leggere come ho potuto desumere da incongruenze desunte dalla stessa corrispondenza: io scrivevo di pere e lui pensava che si trattasse di limoni. Nel nostro democratico paese esistono una categorie di persone che si chiamano “pezzi grossi”. I pezzi grossi praticano alti pezzi grossi. Se qualcuno vuol parlare con un pezzo grosso, devo farsi introdurre da un altro pezzo grosso o meglio da uno an cora più grosso. La realtà della militanza politica di base è fatta in modo tale che il pezzo grosso di partito apprezza il militante di base solo al momento della raccolta dei voti, poi è come se non esistesse più. Se poi capita che l'oscuro militante, ma nel mio caso un semplice cittadino che vuol dire pubblicamente la sua in materi di stato, diritto, politica interna ed internazionale, se capita che l’oscuro militante acquista una sia pur minima visibilità pubblica, allora il pezzo grosso di partito si accorge di lui. In pratico, sul Monte Olimpo dove è scritta e mandata nel Ciberspazio Informazione corretta che deve essere ammessa quando si parla di Israele e della sua politica ci sè accorto di un mio post intitolato “La leggenda dell'Olocausto”, essendo un testo alquanto lungo e per niente terminato, un testo perennemente in progress che si alimenta di informazioni via via raccolte, credo che il testo non sia stato neppure letto nella sua interessa. Sarà bastato solo il titolo provocatorio per far scattare tutti i movimenti, la cui meccanico posso solo in piccola parte ricostruire oggettivamente e per il resto posso intuire. All'Alto Papavero ho rimproverato la sola più elementare e corretta che poteva e doveva fare: rivolgersi direttamente a me. Cosa che i Papaveri normalmente non fanno perché sono troppo alti e fanno fatica a piegare il collo. Bah! Ho voluto diffondermi nel narrare questa piccola storia inconfutabile nella sequenza dei fatti narrati per dare una dimostrazione di che cosa sia quella Informazione corretta, le cui lodi sperticate ho sentito fare dalla Fiamma Nirenstein questa notte.

Mi avvio alla conclusione con alcune notazioni importanti. Le cose che ho ascoltato questa notte, perdendo il mio sonno, sono di elevato livello concettuali, fatta eccezione dell'intervento di Fiamma Nirenstein, assai rozzo nel suo contenuto piattamente ideologico. Invece tutti gli altri interventi i cui nomi ascoltati durante il dormiveglia posso ricordare male mi hanno dato l’impressione di un vero e proprio laboratorio di guerra. Non a caso la voce del conduttore, facendosi essa carico di trarre le conclusione delle diverse e articolate analisi, ha detto: dunque, guerra all’Iran? Nessuno ha smentito perché l'eliminazione dell'Iran e nel cuore nel pensiero di tutti. Una notazione devo fare per il discorso di Carlo Panella, di cui riconosco la profondità di pensiero ma che mi vede diametralmente contrapposto. A meno che non riservino anche a lui il trattamento inferto ad Ariel Toaff ha ribaltato le analisi riguardo a Hitler, nazismo e Shoa. Non sarebbe stata l’opera di un pazzo, di un folle, ma avrebbe espresso sul piano della storia il pensiero del tempo in ordine alla annosa e millenaria questione ebraica. Se così è, e mi riservo ulteriore riflessione, allora viene meno tutto l'armamentario della crimilazzazione e della giuridicizzazione del crimine seguito all’Olocausto e a Norimberga. Poiché il pensiero non nasce dal nulla, ma nasce da altro pensiero e l’un pensiero si nega inscindibilmente al suo opposto, la cui dinamica è stata in qualche modo descritta da Hegel, cadono da ogni processo di responsabilizzazione tutte le guerre e le tragedie di crudeltà e disumanità connesse alle guerre, che non ci stanchiamo di deprecare ma che accompagnano sempre la nostra storia. Si vive nella pretesa che l'ultima guerra sia l'ultima, ma poi il giorno dopo ne sorge un'altra peggiore della precedente. Il linguaggio con cui si descrivono gli eventi della storia non è immune dalle schegge che balzano dai bombardamenti materiali. Anzi proprio sul linguaggio (»Questa è una guerra ideologica«) sono stati caricati i mezzi più virulenti di guerra e distruzione. Non basta distruggere fisicamente le città ed ucciderne in tutto o in parte gli abitant. Bisogna svuotare loro il cervello. Bisogna privarli di ogni autonoma capacità di pensare e di parlare, a meno che non sia quella stabilita come «corretta» e sola ammesso nella presunzione di un esclusivo e unilaterale possesso della verità, giustizia, libertà, eticità, democrazia e simili baggianate ormai privi di senso e di contenuto che non sia ideologico e funzionale alla guerra condotta parallelamente con le armi tradizionali). Non so quanto Carlo Panella si rende conto di questo possibile ribaltamento della sua analisi. Non mi pare che si sia dissociata dalla conclusione: “dunque, guerra all'Iran”. Qui mi fermo per sopraggiunta stanchezza. Questo testo è stato composto di getto come reazione indignata alle parole di Fiamma Nirenstein. Lo stesso testo sarà in altra occasione da me riletto e rivisto allo scopo: a) di apportare le necessarie correzioni formali-linguistiche che ne consentano l'intellegibilità; b) di emendarli di tutte le frasi o espressioni che mi siano sfuggite dalla penna e che possono essere lesive delle persone citate secondo il vigente ordinamento giuridico. Se ve ne sono, queste parti verranno da me immediatamente emendate da chiunque si ritenga leso sottoq uesto aspetto. La mia intenzione è di manifestare un parere dottrinale o almeno un'opinione su temi difficili, non di offendere sul piano strettamente personale chicchessia. Spero che in questo paese sia ancora possibile pensare. Restano fuori numerosi altri spunti che saranno sviluppati in altra occasione. È ora di pranzo e devo preparare il mio bagaglio per la partenza di domani. Vado in luogo dove non dispongo di connessione internet e dove in ogni caso avrei altro da fare. Saluto i mei quattro lettori e rimando i miei ideali colloqui con loro fino al giorno del mio rientro in Roma.

1 commento:

cloroalclero ha detto...

Se le interessa, un articolo di una mia amica sionista (un po') ravveduta, sulla nierenstein.
Poi, sotto, gli attacchi cui l'hanno presa di mira i sionisti guerafondai)
http://cloroalclero.blogspot.com/2007/02/quando-lestremismo-arriva-da-israele.html
Salute
Cloro