domenica, marzo 18, 2007

La "promozione globale della democrazia" come nuova forma dell'imperialismo

Una breve nota di commento a Daniele Capezzone che ha appena terminato la rassegna stampa domenicale di Radio Radicale. Di Capezzone apprezzo molte posizioni e mi dispiace il processo di emarginazione (mi pare) all’interno del partito radicale. Non apprezzo però la posizione filoisraeliana come se Israele con la forma di regime fosse di per sé un argomento per legittimare e giustificare un processo di occupazione ed invasione analogo a quello dei coloni americani sulle terre un tempo abitate dagli indiani. In uno stesso anno, il 1840, l'Inghilterra enunciava con Palmerston la teoria del focolare ebraico per demolire l'Impero Ottomano. All’Estremo Oriente si serviva della guerra dell’oppio per ottenere un'analogo risultato con l’Impero cinese. Ebrei ed oppio gli strumenti per ottenere un risultato politico, che ha avuto successo solo in Medio Oriente. Prima con gli inglesi poi con gli statunitensi a me pare di tutta evidenza una strategia imperiale che per essere accettata e autolegittimarsi si propone nella forma della “esportazione globale della democrazia”.

È un argomento debole per il fatto che è già problematica la nozione di democrazia. Lo stesso Pannella con l'abituale acume parla per l'Italia di “oligarchia” mascherata di democrazia. Un’ampio campo di analisi ed esemplificazione potrebbe qui farsi, ma il mio commento ha da essere breve, come ho esordito. E lo diventa dicendo che ad ogni popolo, ad ogni paese, deve essere lasciata la libertà di evolversi come meglio crede ed è mera presunzione il credere che la forma di regime dentro la quale noi oggi diversamente soffriamo oppressi dai moderni detentori del potere sia il massimo della felicità terrena. Ai popoli è lecita e necessaria la difesa quando viene attaccato dal suo vicino, ma il suo ingerirsi nell'altrui forma di governo è già un atto di guerra.

L’Occidente ha investito su Israele come grimaldello per scardinare tutta la civiltà mediorientale ed approfitta di una momentanea inferiorità tecnologica del mondo arabo. Ne vuole sfruttare il vantaggio finché ne ha il tempo. Ma come insegna la Cina questo gap è facilmente colmabile. Un disegno politico lungimirante che i nostri politici, vassalli e interessati soprattutto alle loro poltrone, non hanno e non possono avere indurebbe a costruire solide basi di pace con tutto il mondo arabo, abbandonando Israele al suo destino di invasore inviso ed inaccettato dalle popolazioni originarie delle terre occupate o assegnate da Inghilterra e Usa. Prevedendo nuove accuse di antisemitismo aggiungo: al destino che loro compete come a noi compete il nostro destino che è diverso dal loro. Esistono dei precedenti storici: l’unità geopolitica del mondo romano che per oltre mille anni aveva assicurato ordine, pace, civiltà, e che stando al giudizio di Mommsen fu dissolto proprio dall'elemento giudaico. Non sposo la tesi di Mommsen, ma penso che sia preferibile una politica di pace, di allenza e cooperazione con il mondo arabo e mediterraneo che non una politica di affiancamento agli Usa, che non si accontentano più della sola America ma vogliono il mondo intero da plasmare a loro immagine e somiglianza, quando loro conviene e da lasciare nel sottosviluppo e nella dittatura oppressiva, sempre quando loro ritorna utile.

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