venerdì, marzo 02, 2007

Prodi ossia lo Squallore al governo dell’Italia, disgraziato paese

Nei miei 57 anni di esistenza ho perso il conto di tutte le successioni di governo. Di Romano Prodi, scialba figura assolutamente priva di appeal e di carisma, mi chiedo perché lo abbiano voluto quelli della sua stessa parte politica. La spiegazione che trovo è la seguente: avevano bisogno di un re travicello che consentisse ad ognuno di curare il suo orto, di fare la sua propria politica, di condurre i suoi giochi in attesa di un diverso equilibrio che dia loro un maggior peso nel pollaio. Il modo in cui si è svolta la crisi, malamente ricomposta, anzi per nulla ricomposta ma solo rinviata, dovrebbe confermare la mia analisi, che non è dettata da partigianeria. Se l’Italia, un disgraziato paese che va alla deriva, avesse un buon governo non mi preoccuperei del colore della sua bandiera. E se sono severo nel giudizio su Prodi non sono tenero verso la parte politica che ho votato. E se ho scelto una parte per la quale votare è solo perché rifiuto con consapevolezza e determinazione la via dell’eversione violenta. In questo momento il problema specifico si chiama Prodi e non è esaltante il momento che stiamo vivendo, malgrado il trionfalismo rituale da una parte ed il remar contro dall’altra. Un esempio concreto? Trovo stucchevole il solo appello all’evasione fiscale come se fosse la situazione miracolosa che consentirebbe di moltiplicare pani e pesci. Probabilmente, se tutti pagassero le tasse e le tasse venissero perfino raddoppiate ad ognuno, noi vivremmo gli stessi problemi e le stesse situazioni in dimensione amplificata. Vorrei proclamare non la lotta all'evasione, ma il diritto di ognuno di poterle egualmente evadere, assumendosene i rischi. Invece, la stragrande maggioranza dei cittadini è costretto ad una virtù forzata, ad una sorta di cintura di castità. Vi era stato un referendum con il quale si toglieva agli uffici e ai datori di lavoro il prelievo alla fonte del carico fiscale e contributivo. Avremmo pagato ognuno le tasse allo stesso modo in cui paghiamo già le bollette di luce, acqua, gas, telefono, televisione, ici, mondezza e simili. Il governo, un governo Ladro che trafuga nottetempo i soldi dai risparmi, non si è fidato dei suoi cittadini, allo stesso modo in cui i cittadini non si fidano dei governi che più o meno ingloriosamente si succedono l'uno all'altro: questa è la splendida democrazia italiana, fulgido esempio divenuto oggetto di esportazione in Iraq ed Afghanistan e forse presto anche in Iran.

Registro dunque il momento storico e passo ad altro, affidandomi allo Stellone d’Italia, unica nostra speranza in una notte buia con una nave affidata ad una ciurma di ubriachi e tossicodipendenti. Ho appena finito di sentire Fini, che parla di “crisi di sistema”, ed ahimé dice il vero, ma non so se si rende conto che la crisi di sistema tocca anche lui. Adesso ha appena iniziato a parlare Berlusconi. Interruzioni. Bella la battuta sugli elefanti di Annibale. Disponibilità sulla legge elettorale. Ma santo Iddio, questa pessima legge elettorale che tu adesso vuoi cambiare, sei stata tu a volerla, accettando i ricatti di Follini, che adesso ti ha dato il calcio dell’asino! Il pregio di Berlusconi consiste nell'essere l'Unico che può aggregare un vasto consenso politico. Lo può in virtù della sua ricchezza che lo pone fuori dalla politica. Tutti gli altri, ad incominciare dal successore designato, Fini, non sarebbero nulla al di fuori della politica, Lui resterebbe Berlusconi l’uomo più ricco d’Italia che non ha bisogno di arricchirsi con la politica e che avrebbe potuto arricchirsi di più se avesse fatto come Agnelli, che ha affittato tutti i partiti che voleva ed è stato pure nominato Senatore a vita per aver socializzato le perdite delle sue aziende e privatizzato i profitti, ma soprattutto ha avuto il grande merito di non aver tolto ai politici il loro mestiere scendendo direttamente in campo, come ha invece fatto Berlusconi, colpa che i politici italiani non intendono perdonargli. Commette spesso delle gaffe, che provocano le reazioni dei politici ma suscitano la simpatia degli italiani. Credo che siano delle gaffe ad arte. Dopo questa apparente sviolinata, colgo l'occasione per dire che la mia tessera a Forza Italia non corrisponde a nessun interesse materiale. Senza peli sulla lingua dico tutto quel che ho da dire dentro il partito e non risparmio dalle mie critiche neppure Berlusconi, quando è il caso. Starò in Forza Italia finché con procedura di legge non ne verrò espulso, ma fino ad allora dirò senza remore tutto quello che penso e me ne infischio se l’on. Tajani, da me votato, dice l’opposto di quel che penso: è lui che dovrebbe rappresentare me, non viceversa! Mi rivolgo all’on. Antonio Palmieri, con cui abbiamo avuto una privata corrispondenza. Credo che possa ben capire, se legge queste righe.

Dopo Berlusconi parla Fassino e lo scontro è vivace. Rinfaccia a Berlusconi di non essere il leader della Casa delle Libertà. Pensa forse a Follini ed a Casini. Caro Berlusconi, buttali fuori! Te lo avevo detto. Ma un momento... adesso Fassino ha ragione: la dizione "Casa delle Libertà" non corrisponde ad un’effettiva religione della libertà. Penso ai tanti baciapile presenti in Forza Italia per convenienza e non perché autenticamente liberali. Si tratta di una zavorra di cui occorrerebbe liberarsi. Si potrebbe costituire un unico partito della Libertà aggregando anche i Liberali dell’altro schieramento e dall'altra parte si potrebbe contrapporre il partito della Conservazione, con a capo il cardinale Ruini, novello cardinal Ruffo, già capo del partito Sanfedista, nel quale si è riconosciuto un Mantovano. Io stesso posso confermare e attestare che al nome di Casa delle Libertà non corrisponde una prassi effettiva di libertà e democrazia. Non saranno le brambillate e le utriate a risolvere il deficit di libertà e democrazia esistente all’interno della Casa delle Libertà. Ma fatte queste critiche resto dalla parte di Berlusconi leader indiscusso del centrodestra, ancora in buona salute, e non dalla parte di Fassino, residuo fallimentare del comunismo e di Prodi, uomo dell’Iri e delle sedute spiritiche.

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