martedì, marzo 27, 2007

Buffone? No, pagliaccio!

Il palantir, la pietra veggente, lo scatolotto televisivo dentro il quale si può guardare dalle nostre case, vedendo anche in diretta cose che succedono nel mondo, ha riportato le scene delle contestazioni a Fausto Bertinotti in visita ad una manifestazione, un “convegno“, indetto dentro la “gloriosa” facoltà di lettere della Sapienza, da chi? Da Comunione e Liberazione! Si legga l’esauriente cronaca di Carlo Ronga in Aprile OnLine.Info: Un giorno in…fausto. Chi ha sufficiente anni per ricordare la nascita del movimento CL ricorderà che questo movimento era considerato dalla sinistra movimentista come la posizione più reazionaria, oscurantista, sanfedista, idiota che potesse esserci, sostenuta allora ed oggi dalla gerarchia cattolica, che attinge dal pubblico erario migliaia e migliaia di miliardi. Qualcuno nel riportare la notizia dell’incidente occorso a Fausto Bertinotti, la cui vanità può finalmente fregiarsi del titolo di presidente della camera, ha osservato che a fronte dei cinquanta ragazzi che fuori fischiavano dentro ve n’erano mille che lo applaudivano. Appunto! Ma da chi era applaudito Bertinotti? Dai ciellini! Dicendosi comunista, Bertinotti non può ripudiare l’essenza del pensiero marxiano che resta agli antipodi della posizione filosofico-politico di un movimento ecclesiale come CL. Suoi figli sono i cinquanta ragazzi che con non poco coraggio si trovavano all’ingresso della Facoltà per fischiarlo mentre andava dai ciellini.

Gli hanno detto: «Buffone!» Lui ha reagito, dicendo: «Buffone sei tu! Chiedimi scusa!» Ci mancava poco che facesse intervenire i carabinieri. Questo l’episodio sul quale vorrei innestare la mia riflessione odierna, pescando nella mia memoria e nel mio archivio. Cerco di essere breve, perché la giornata è impegnativa ed ho molto da fare. Anni addietro, all’inizio della guerra in Iraq, alla cui avventura prese parte Berlusconi (non l’avesse mai fatto!), la mia attenzione fu attratta da una uscita del solito Diliberto. Dico solito perché già mi sono occupato di lui e della sua pretesa aria intelligente (è un professore Ordinario! Io non lo sono). Se non erro, era già stato ministro di giustizia al tempo del governo delle sinistre. Schierandosi contro l’intervento italiano in Iraq – posizioni che ritengo pienamente legittima ed anche condivisibile – aveva però insultato Berlusconi chiamandolo “sguattero degli americani”. Essendomi nutrito non poco sui testi di Marx e della sinistra hegeliana, quindi sui problemi dell’emancipazione politica e sociale, ciò che mi urtava era che per offendere e colpire l’avversario politico Berlusconi il “comunista” Diliberto non aveva trovato di meglio del termine “sguattero”, che denota un mestiere, una posizione sociale umile quanto si vuole, ma qualcosa che non ha connotati morali, estetici ed etici come ladro, disonesto, brutto e simili caratterizzazioni personali. Ne facevo una questione di terminologia filosofica e mi chiedevo quanto il “comunista” Diliberto avesse effettivamente letto e meditato i testi marxiani sull’emancipazione sociale. Su questa mia perplessità volli consultare uno che indubbiamente sulla materia ne sapeva e doveva saperne più di me, un noto filosofo della storia che non voglio chiamare qui in causa, facendone il nome. Mi ha sempre onorato della sua amicizia ed alla sua amicizia tengo.

Probabilmente non mi riuscì di spiegarmi bene. Non volevo con lui entrare in una discussione dove le sue opzioni politiche potevano anche essere diverse dalle mie e le mie dalle sue. Non lo avrei disturbato per un dibattito da osteria sulla politica del governo Berlusconi. A me stava a cuore solo lo “sguattero”. In vacanza, ne avevo conosciuto uno, che si era guadagnato la mia simpatia umana. Mi rodeva che il “comunista” Diliberto si servisse del lavoro che la sorte, la divisione sociale, gli aveva offerto, come un termine per offendere un avversario politico. Tutto qui e nient’altro. Evidentemente, non riuscì a far capire ciò al mio amico filosofo ed egli pensò che io fossi acriticamente “innamorato” di Berlusconi. Non mi parve proprio il caso di mettere a rischio un’amicizia a cui tenevo per una banale incomprensione. E la cosa finì rapidamente lì, ma non senza alcune convergenze. Quali?

Avevo riferito la mia prima immagine televisiva di Bertinotti, allora un oscuro sindacalista. Dal palantir lo aveva visto mentre dava questa esemplificazione altamente filosofica dei termini “destra” e “sinistra”: era di destra l’immagine natalizia dei dipendenti che accettavano il panettone dal padrone o dalla direzione aziendale, era di sinistra l’immagine degli stessi dipendenti in sciopero contro il padrone e con tanti cartelli di protesta. Applicando oggi lo stesso schema a Bertinotti, non più oscuro sindacalista ma (caspita!) presidente della Camera, terza carica dello Stato, potremmo dire che sono di sinistra gli studenti (una cinquantina) che con tanto di cartello e di slogan lo contestano, gridandogli “Buffone!”, mentre sono di destra gli studenti CL (un migliaio) che lo applauodono comodamente seduti e autorizzati dentro la Facoltà. Raccontando l’episodio di allora all’amico filosofo, ne ottenni il responso che il personaggio in questione era un assoluto “pagliaccio”. Si pone l’ulteriore problema terminologico se “pagliaccio” e “buffone” siano la stessa cosa, ma non starei qui a sottilizzare oltre.

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