mercoledì, marzo 21, 2007

Il ritorno di Mastrogiacomo: un derby con sangue.

Se posso dire ciò che penso senza dovermi sottoporre agli ipocriti cerimoniali di Stato per la scampata pellaccia di un incosciente devo dire che non ho apprezzato le immagini del Mastrogiacomo che usciva raggiante dall’aereo presidenziale con le braccia alzate come in genere si usa per esprimere gioia dopo una competizione sportiva o uno spettacolo televisivo a quiz con lauti premi. Che il “giornalista” Mastrogiacomo non abbia valutato quanto sarebbe stata più opportuna una maggiore compostezza nell’esposizione della sua prima immagine ripresa dalle televisioni di regime, dopo lo scampato pericolo e la sua liberazione a caro prezzo, mi induce a pensare che non abbia appreso nulla durante i suoi quindici giorni di prigionia, dove è finito sgozzato il disgraziato che suppongo per qualche lira si era messo al suo servizio. Per non parlare degli altri di cui poco si sa e poco è detto. Almeno il ricordo fresco dello sgozzamento davanti ai suoi occhi di quel disgraziato avrebbe dovuto imprimere qualche segno di mestizia nei suoi muscoli facciali. Si è lasciato tutto alle spalle. È tornato dai suoi cari, le cui nudità del fondo schiena abbiamo potuto osservare in diretta televisiva. Eppure si tratta di un professionista della comunicazione mediatica: neppure il suo mestiere conosce bene!

Mi chiedo, andando in Afghanistan, non gratis ma con ricco stipendio, quale notizia pensava di poter portare a me quisque de populo? Ho bisogno di essere illuminato da lui su ciò che succede in luoghi dove non sono mai stato in vita mia e dove probabilmente non vi metterò mai piede, anche se i miei corrispondenti da luoghi per me inaccessibili ricevo inviti a recarmi ora in Nepal, Gerusalemme, etc. Nella mia presunzione credo che un Daniele Mastrogiacomo in nulla possa accrescere il patrimonio delle mie conoscenze. Poteva pertanto astenersi dal recarsi in luoghi pericolosi, coinvolgendo tutti noi con la sua sguaiata incoscienza. Non ho apprezzato le manifestazioni di una gioia egoista e cinica. Il mio pensiero va al morto sgozzato, di cui ignoro il nome ed il volto. Il mio pensiero va ai suoi parenti, non italiani ma appartenenti alla specie umana, che davanti all’ospedale emergency ne reclamano il corpo: le autorità italiane e i fantocci di Kabul neppure delle spoglie di un morto si son presi la pena. Quando si parla di civiltà e di pace io non credo di intendere con questi termini la stessa cosa di cui continuamente parlano i nostri politici ed i “loro” giornalisti.

Nessun commento: