sabato, febbraio 03, 2007

Alleanza o sudditanza? Riflessione sui rapporti Italia-Usa. L’italica cupidigia di servilismo.

Non ho ancora terminato di scrivere il precedente post sulla “Fossa dei leoni” che sorge prepotente il bisogno di dire la mia su uno scampolo di trasmissione, condotta dal Fedele sempre fedele e incrollabile nella sua fede. Non ho visto tutta la trasmissione, ma solo una parte. Elemento centrale è stata una registrazione del discorso fatto da Berlusconi, allora presidente del Consiglio, in America alla camera dei rappresentanti. Indubbiamente un bel discorso, non di pura retorica o circostanza. Aveva un chiaro contenuto di politica estera. Non mancava di propaganda e di zone d'ombra, quando parla di “male” o di terrorismo, dando per scontato che la democrazia e la libertà stiano tutti da una parte (la nostra) e dall'altra parte ci sia solo negatività. Caro Silvio, non credo sia proprio così. Tu però te la sei cavata molto bene in quella circostanza e nelle condizioni date non potevare fare e dire di meglio.

Tuttavia, se chiamando le cose con il loro nome, devo e posso dire francamente come io cittadino comune e qualunque vedo e sento le cose, devo ammettere che noi siamo sudditi, non alleati degli USA. In quella circostanza Berlusconi dava la cifra di 40.000 soldati italiani sparsi per il mondo. A fare che? Alla favola dell’ONU e delle sue imprese proprio non ci credo. Nel vocabolario della lingua italiana alla parola ONU è quasi sempre associata la sua famosa “egida”, magari pronunciata con la bocca di D’Alema. A me pare piuttosto una parola per nascondere l’inconsistenza e la nullità politica degli sconfitti del 1945, che per sempre hanno dovuto rinunciare alla loro libera determinazione politica. L’amara realtà politica della debellatio è stata risolta con una riforma del vocabolario della lingua italiana. Si è chiamata alleanza quelle che a tutti gli effetti è una sudditanza. Nel linguaggio diplomatico odierno non è possibile dire che l’Italia è suddita degli Usa allo stesso modo in cui l’India era un suddito di Sua Maesta Imperiale la Regina Vittoria. Il linguaggio delle cancellerie non consente le espressioni che erano state formalizzate e che si trovavano nei documenti ufficiali del secolo ormai trascorso. Ma non si cambia la realtà stravolgendo il significato delle parole.

Intanto si è alleati fra soggetti di eguale o quasi eguale potenza. Un’alleanza fra un leone, un asino, una gallina, un topo, una pulce, ecc., non ha molto senso ed è cosa piuttosto ridicola. Se mi si chiede cosa si sarebbe dovuto fare nel 1945 a guerra persa, rispondo che non lo so. Quello che però non capisco è perché il governo italiano o i governi europei si debbano associare ad un chiaro disegno imperiale nel Medio Oriente. Che si stia lì per portare i diritti umani, insieme con le bombe, è una di quelle favole con cui i governi si propongono di ingannare i loro popoli. Forse una spiegazione la si può trovare nelle relazioni segrete fra gli Stati. In questo caso può darsi che dal grande alleato Usa sia stato imposto alla nostra Italietta di dare un segno di simbolica presenza in Iraq quanto bastasse per nascondere il disegno imperiale Usa-israeliano. Non vi è dubbio che la nostra presenza sia stata e sia sempre militarmente insignificante, ma certamente costosa come spreco di scarse risorse che si fanno mancare altrove. Fa parte del sistema della Bugia e della Menzogna. Altra possibilità è che tutti i governanti italiani (non solo Berlusconi) si regolino come in ultimo fece lo stesso Mussolini. Aveva scommesso sulla vittoria di Hitler e pensava di poter vincere insieme con lui pur non avendo la stessa forza e lo stesso peso militare. Persa la scommessa e con essa perse se stesso e l'Italia intera. Berlusconi avrà subito pensato che la seconda guerra in Iraq sarebbe stata una passeggiata come la prima condotta Bush padre, che probabilmente ebbe più giudizio del figlio a non voler andare oltre. Anche Berlusconi, come Mussolini, ha perso la sua scommessa. La guerra in Iraq è un’autentica fogna senza via di uscita. Da cittadino che lo ha votato e che ha la tessera del partito da lui fondato, dico al caro Silvio che sarebbe meglio ritirarsi da tutti i fronti e lasciare che gli Usa si facciano le loro guerre. Sarebbe poi auspicabile non l'ampliamente delle basi Usa in Italia, ma il loro completo smantellamento. Perché mai il nostro alleato dovrebbe tenere le sue truppe in stanza permanente sul nostro territorio? Le tenga sul suo territorio. Se dovremo combattere insieme contro un comune nemico, potremo farlo, ma per nostra libera determinazione, non per imposizione del nostro Alleato.

Forse l’ipotesi più probabile è che si tratti di quella “cupidigia di servilismo”, di cui aveva parlato Vittorio Emanuele Orlando. I Trattati ed il diritto ci consentirebbe di star fuori da una guerra sporca, ma l’italica cupidigia di servilismo ha voluto offrire al Potente un aiuto di cui non ha bisogno per condurre a fine i suoi disegni. Ma infine: si è alleati contro chi? Le parola alleanza e alleato hanno senso se si è contro qualcuno. Chi sono i nostri nemici? Quei disgraziati che si imbottiscono di bombe e si ammazzano innanzitutto loro stessi per dirci che non ne vogliono sapere di quella pretesa Libertà che noi andremmo a portar loro? Nostri nemici sono i nemici di Israele? Nostri nemici sono tutti gli Arabi? tutto il mondo mediterraneo? Il 98,8 per cento di una vasta area? Le domande sono retoriche e la risposta ovvia per la gente comune. Non lo è per i nostri governanti che sono nostri governanti innanzitutto perché piacciono al nostro Alleato. Se non gli piacciono, verranno sostituiti da una nuova guerra di liberazione che insedierà nuovo di zecca un nuovo governo che conosce il significato delle parole libertà, democrazia, diritti umani. Il nuovo governo iraqueno è una manifestazione concreta della dottrina americana della libertà e della democrazia.

Avevo appena terminato di scrivere quanto sopra, quando Radio Radicale ha iniziato a trasmettere una registrazione su un dibattito a Napoli nell’ambito delle iniziative di Forza Italia, di cui ho la tessera dal 2002. Una sequela di assurdità da cui dissento interamente. Non mi riconosco in nessuna delle affermazioni di Marcello Pera. Ed è anche arduo confutare tante sciocchezze ed assurdità in una volta sola. Mi riservo di continuare la serie sulle “stupidaggini di Pera”, su cui avevo già scritto. Ecco, ad esempio, le stupidaggini di Pera sono un bell'esempio di quella cupidigia di servilismo di cui ho appena parlato. Mi chiedo se Pera, ammesso che aquisti sempre più potere dentro il partito, pensi di potermi imporre per statuto le cose di cui va dicendo. “Chiudo” sta dicendo, mentre parla del nuovo partito. Chiudo anche io dicendo che bisogna stare fermi con il nuovo partito su posizioni all'antitesi di quelle espresse da Marcella Pera, che mentre parla di “civiltà” intende invece la più illiberale e oscurantista delle libertà.

E dopo Pera viene Sandro Bondi, già notorio comunista. Sentiamo e commentiamo in tempo reale. Sta facendo una critica al governo in carica. Al momento non mi interessa. Avevo detto all'on. Mario Mauro, che anche con la Moratti all’università io avevo già perso e che in ogni caso vincesse o perdesse FI alle elezioni, io avrei perso in entrambi i casi. Avevo visto Bondi proprio ad una manifestazione sulla scuola, dove però non si parlava di università. Mi aveva allora concesso un colloquio, che non si concretizzò mai. Se la riunione di Napoli doveva avere per oggetto la riorganizzazione di Forza Italia, il coordinatore nazionale non sta affrontando il tema. Il paese – contrariamente a quello che sta dicendo Bondi – non è diviso in due, ma in oltre cinquanta milioni di persone. Sto adesso realizzando che se il partito unitario da questa parte e quello democratico dall'altra non saranno accompagnati da una legge di attuazione dell'art. 49 della costituzione, si sarà realizzato il più dispotico dei fascismi, un duopolio che si spartisce tutte le risorse del paese e chiama ciò democrazia. Si avvia alla conclusione senza aver detto nulla sul tema che resta occupato dalle sole sciocchezze di Marcello Pera. Questo è il livello del dibattito di Forza Italia. Non parlano mai, ma quando parlano le sparano tanto più grosse quanto più stanno in alto! Proprio alla fine sta parlando il mite Bondi della “crisi dei partiti”, citando Micciché, ma non sta dicendo nulla di apprezzabile e di suo. “Ci siamo impantanati”: testuali parole.

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