giovedì, febbraio 15, 2007

Da Stalin a Ratzinger

Con il fermo proposito di non impiegare la mattinata in una lunga chiosa all’incredibile Giuliano mi limito ad un’espressione sintetica con la quale penso di poter racchiudere tutta l’evoluzione intellettuale ed esistenziale di Giuliano Ferrara, beninteso per quanto a me nota: da Stalin a Ratzinger! Credo che ognuno, appena un poco informato delle stesse cose che io so e che sono di pubblico dominio, possa svolgere i passaggi logici di illustrazione di questo mio sintetico asserto.

Ciò posto e finché in questo paese, stretto in una morsa fra Ratzinger e Mastella, sarà ancora possibile esprimere un’opinione senza sentir bussare alla porta i carabinieri o perfino sfondarla, dico che fra liberalismo e cattolicesimo vi è incompatibilità e contraddizione. In Italia si parla di cattolicesimo “liberale” per il fatto che prima la messa si diceva in latino e nessuno o quasi capiva quel che si diceva, poi si è passati a dirla in italiana. Questa è l’accezione che del liberalismo si ha in Italia e trova concordi in questa definizione molti cosiddetti “laici”, che sono tali solo perché non sono preti. Del resto la stessa nozione di laico sarebbe inutile ed assurda se con avesse un necessario riferimento al formidabile apparato organizzatorio della chiesa cattolica, che si avvale di una vera e propria ideologia chiamata “fede”, imposta ai suoi fedeli con una “professione” necessariamente inclusa nella sua liturgia, un autentico lavaggio del cervello istituzionalizzato.

Trovo diffamatoria e miserabile la distinzione abituale e ricorrente fra “credente” e “non credente”, come se la religione si dovesse limitare ai miserabili e ostici formulari della teologia cattolica ovverosia di uno stuolo di veri e propri “intellettuali organici” di un riuscito progetto totalizzante di potere sulle società scampate alle rovine del mondo antico. A ciò si è giunti dopo che l’apparato di potere cattolico ha distrutto ed estirpato ogni forma di spontanea religiosità, che da sempre ha accompagnato la mente umana. Karl Marx con il suo rigoroso e coerente ateismo quale critica insuperabile e insuperata all’edificio dogmatico del cattolicesimo ne ha tuttavia rafforzato un potere che si basa molto più sul potere di parlamentari, giudici e carabinieri che non sulla forza di una Fede assurda e truffaldina o di una pseudofilosofia ancella della Fede cattolica. La religione è diventata adesione o non adesione a quella lontana conclusione di una lite confessionale, che si concluse con il sigillo imperiale a Nicea nell’anno 325, se non vado errato. Da lì a non molti anni venivano chiusi, per decreto imperiale, i misteri celebrati ad Eleusi, che rappresentavano una tradizione ultramillenaria di una ben diversa religiosità, della quale si erano nutriti le massime intelligenze della Grecia antica e della Roma repubblicana ed imperiale. Da allora “non credente” nel formulario cattolico è divenuto sinonimo infamante di anima persa, peccatore e quanto altro. L’antica religione è stata bollata come “pagana” e tutti gli uomini sono stati gratificati della dignità di peccatori, nozione quella di “peccato” assolutamente essenziale per il messaggio salvifico amministrato da una burocrazia celibataria che risparmia per sé gli oneri del matrimonio e della famiglia ma li impone ai suoi fedeli. Senza l’accettazione preliminare della nozione di peccato (essenza della Fede) resterebbero disoccupati tutti i papi della storia e i loro efficientissimi eserciti.

La distinzione fra credenti e non credenti è una desolante condizione spirituale lasciata agli uomini di un Occidente impoverito dopo che il violento proselitismo cattolico ha semplicemente falciato tutte le altre religioni concorrenti o meglio tutte le altre possibili forme cultuali e liturgiche delle esigenze religiose di ognuno. A questo punto non il diritto alla “sfera pubblica” ed alla “funzione sociale” della chiesa cattolica occorre rivendicare: il suo ruolo pubblico e laa sua pervasività ha già raggiunto il massimo grado di tollerabilità. Andare oltre significa estendere quei poteri che il papa aveva sullo Stato pontificio e che con la breccia di Porta Pia non sono stati limitati, ma addirittura oggi ampliati a dismisura. Le varie distinzioni degli intellettuali cattolici “organici” al potere della chiesa su tutta la società oltre che sugli stessi “fedeli”, uomini privati di ogni spontanea capacità religiosa e trasformati in succubi di moderni sciamani, mal nascondono una sostanziale illibertà derivante proprio dal riconoscimento pubblico della cosiddetta “funzione sociale” della chiesa cattolica.

Pertanto, quanti si ritengono sinceramente religiosi e amanti della libertà senza limiti che non discendano dall’eguale altrui diritto alla stessa sua libertà è ora che dicano “basta! Silete theologi in munere alieno!” agli odierni oppressori che mentre ci stringono ai polsi e alle caviglie le loro catene ci parlano di “libertà” e “religione”: al danno e all’oppressione in aggiunta anche la beffa! Il conflitto è purtroppo un dato eliminabile della nostra società. Quanto più si pretende di eliminarlo e di nasconderlo, tanto più lo si interiorizza fino a farlo implodere in forme e momenti che non trovano stampa, ossia che non trovano “comunicatori” capaci e disposti di spiegarne e divulgarne in forma verbale e discorsiva i motivi profondi da cui la ribellione nasce e la sua “legittimità”. In questa opera di repressione e compressione della coscienza proibita la chiesa cattolica, orpello della più bieca tirannia, si è sempre distinta ed ha offerto i suoi servigi a quanti avevano il potere della spada ma non disponevano dei giusti apparati per il dominio e l’asservimento delle coscienze.

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