martedì, febbraio 20, 2007

In Forza Italia contro il Concordato

[in fase di editing: testo provvisorio]

Ho spiegato proprio ieri al mio Vice l’importanza dello scrupoloso rinnovo della tessera in Forza Italia o in qualsiasi altro partito. Si tratta di operare all’interno delle garanzie dell’art. 49 della costituzione. Si tratta di un articolo che non ha mai avuto una legge di attuazione; esso tuttavia conferisce già adesso ai cittadini il diritto di concorrere alla formazione della politica nazionale all’interno di partiti. A questi è richiesta struttura democratica che nei fatti non esiste. Tra le numerose analisi che si stanno facendo sul nuovo terrorismo credo ne manchi una: se a ogni cittadino fosse concretamente garantito il diritto sancito dall’art. 49, a nessuno verrebbe in mente di cercare la via violenta dell’eversione.

La premessa serve per contrastare la facile e prevedibile obiezione che da Forza Italia non è rappresentata la mia individuale posizione di opposizione al Concordato e all'evidente e intollerabile aggressione dell’episcopato italiano alla società italiana, che non si riconosce nelle posizioni cattoliche, che anche quando esistono possono vincolare solo i “fedeli”, non i “cittadini”. L’essere cittadino di uno Stato non può essere subordinato all’essere fedele di una pseduoreligione come quella cattolica. Se siamo due in barca ed il mio vicino “cattolico osservante" pretendesse di raggiungere prima il Creatore, io gli risponderei “Vai pure tu avanti! Io ho ancora qualcosa da fare su questa terra. Verrò dopo, quando sarà proprio necessario”. L’immagine mi serve per dire che si va profilando una sempre più marcata differenza e contrapposizione fra l’essere “cattolico osservante” e l’essere cittadini dello Stato italiano: non si può servire due padroni.

Di certo se la posizione di Forza Italia è desunta da qualche dichiarazione al telegiornale fatta da Antonio Tajani, magari dopo che abbia già parlato un qualche prelato, si può ben pensare che io sia un isolato in Forza Italia e posso anche essere deriso e insultato, come è avvenuto e come non dimentico. Ma Antonio Tajani è stato votato anche da me e proprio perché votato anche da me ho potuto pubblicamente sconfessarlo come suo elettore, dichiarandomi deluso (termine eufemistico) dal suo operato. La sconfessione è avvenuta in pubblico ed è stata da me raccontata per iscritto e non perdo mai occasione per ricordare la circostanza, verificatasi all'Hotel Parco dei Principi, dove i fratelli De Lillo in violazione della direttiva di partito che dava “libertà di coscienza” in materia di referendum sulla fecondazione assistita. Su carta intestata della rappresentanza di Forza Italia presso il Consiglio Regionale del Lazio invitava ad una manifestazione per l’astensione. L'On. Tajani spiegava che una cosa era il simbolo regionale di Forza Italia ed altra cosa il simbolo nazionale. Vi lascio immaginare il resto e chiudo la lunga digressione. Si dice poi che il mandato elettorale è senza vincolo: una volta eletto l'On. Tajani puà fare quel che vuole in barba a chi l’ha votato, che è anonimo e non ha strumenti. Il sistema costituzionale purtroppo non prevede una revoca da parte degli elettori in corso di mandato.

Se invece dei leaders alla Tajani, padroni dell'apparato, si vanno invece ad interrogare ciascuno dei nove milioni di elettori di FI, incautamente invocati con me dall'On. Antonio Palmieri, sono certo di non essere il solo a ritenere che la politica sia una cosa ed il cattolicesimo militante e prono agli ordini dell'episcopato sia altra cosa. Non è possibile una convivenza di fatto all’interno di una stesso fatto. Anche io mi dichiaro contrario alle “convivenze di fatto”, ma a queste convivenze di fatto, dove il cittadino rispettoso dell'altrui Fede (?!) finisce per essere prevaricato (altro eufemismo). Proprio alla manifestazione delilliana all’Hotel Parco dei Principi avevo usato che l’on. Zappalà l’avvio di una strisciante guerra civile. Se ne stupì e scrollò le spalle come se avessi detto un’enormità. Intanto, sono sbucate di nuovo le brigate rosse, che pensavo ormai estinte. Ma non era a questo tipo di guerra civile che pensavo, ossia a una forma necessariamente cruenta. Pensavo invece ad una grave esacerbazione degli animi da parte da quanti si sentono coartati nella loro coscienza e nella loro libertà intellettuale e morale, costretti a piegarsi ad una morale cattolica la cui superiorità è presunta da uno stuolo di politici che per primi disattendono quella moralità alla quale vorrebbero costringere altri in cambio dei voti che hanno ottenuto dalla Sacrestie d'Italia e che mai avrebbero dai cittadini che potessero conoscere i loro animi, la loro cultura, la loro onestà.

Sono dunque aperte le ostilità. Guerra alla guerra! In Forza Italia io propongo una visione della società con una netta distinzione fra il ruolo dei cittadini e quello dei cattolici osservanti episcopiani e ostili allo Stato italiano e alle sue leggi. Ho trovato del tutto fuori luogo che il coordinatore regionale per il Lazio, Giro, abbia del tutto gratuitamente sentito il bisogno di professarsi cattolico. Ho già scritto che la cosa non mi riguarda: non diventerò cattolico perché lo è lui. Sottoscrivendo una tessera di Forza Italia non mi sono impegnato in tal senso e non ammetto che Giro risponda all’episcopato anziché agli iscritti di FI. Sollevo dubbi di legittima suspicione. Rivolgo adesso a lui pubblicamente la domanda se il suo essere cattolico significa una dichiarazione di ostilità contro lo Stato italiano e la società italiana, intendo quella società non si riconosce nelle prediche papali e che vive secondo principi propri, che non sono peccaminosi ma sono altri (e direi anche superiori) rispetto a quelli ottusi di una fede ottusa che non sa trarre dalla propria coscienza i motivi profondi un’autentica religiosità che non ha nulla a che fare con l’arrogante monopolio cattolico in materia di religione. Di fronte a questione così serie non mi interessa essere maggioranza o minoranza: nessuna minoranza accetterebbe mai di essere scannata dalla maggioranza in virtù del principio numerico di maggioranza. Su questa materia verrebbe meno il dettato dell’art. 49 della costituzione se i cittadini italiani venissero trasformati in sudditi papalini. Il questo caso verrebbero meno le fondamenta, già fragili, sulle quali è stata edificata la Repubblica in sostituzione di un Regno che in materia di rapporti Stato-Chiesa aveva saputo essere di gran lunga più liberale di fascisti (Mussolini), comunisti (Togliatti), socialisti (Craxi), ex-radicali (Rutelli) e di quanti hanno più a cuore il loro personale potere e privilegio che non la libertà dei cittadini.

2 commenti:

Jinzo ha detto...

No caro, professore, lei non è solo, non si preoccupi. In realtà credo che lei dovrebbe prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di iscriversi al nostro movimento, se non lo ha già fatto. Abbiamo bisogno di gente come lei per poter portare avanti battaglie autenticamente liberali nel centro destra e contrastare i vari Pera e Mantovano.

www.riformatoriliberali.org

P.S.:
Anche io purtroppo conosco De Lillo e compagnia, perchè abito dalle sue parti....
Ne potrei raccontare delle belle in proposito.
Di certo non l'ho votato e mai lo voterò. Non sono solito dare la mia preferenza ai bigotti.

creo ha detto...

certo che non sei solo

www.creonte.splinder.com