sabato, febbraio 10, 2007

Nuove stupidaggini di Pera che attacca Berlusconi

Non ho voglia oggi di scrivere su questo Blog, occupandomi per giunta di Marcello Pera che parla di valori (dei “suoi” valori) e osa perfino attaccare Berlusconi, che con il buon senso si barcamena come può per tenere insieme la baracca. Per davvero non ho voglia di intervenire sul tema. Mi limito a ribadire alcune mie posizioni appena accennate ed in una forma drastica, per farne risaltare meglio la sostanza etica e concettuale.

Gli omosessuali? È questo il problema? È un problema la loro esistenza? Sono due e solo due le vie possibili: discriminarli fino alla loro persecuzione ed estinzione per costrizione delle loro pulsioni sessuali difformi (in quanto “peccato contro natura” salvo perdono post mortem e post purgatorio) oppure eliminandoli fisicamente mediante uccisione (rogo, gassificazione, prigione a vita, ecc.) o emarginazione sociale. Se qualche storico se ne vuole assumere l’onere, potrebbe essere istruttivo ripercorrere nel tempo il ruolo avuto nella società da parte degli omosessuali ovvero nella storia dei costumi sessuali. Sappiamo tutti per sommi capi che a un certo punto con l'irruzione del cristianesimo nella storia sono mutati una serie di istituti giuridici. Sono le famose “radici cristiane” sulle quali i suoi fautori meglio farebbero a stendere un velo pietoso. Se ne scoprirebbero di belle. Penso ad alcune rare ed erudite letture dove gli antichi “pagani” (= termine oltraggioso coniato dai cristiani trionfanti) seppellivano i loro dei di marmo per sottrarli alla furia iconoclasta dei cristiani. I costumi sessuali delle popolazioni precristiane erano liberi e senza la macchia del “peccato” (nuova categoria etico-concettuale introdotta dalla civiltà cristiana) con la quale verranno marchiate. Anche qui la ricostruzione storica può essere utile, istruttiva e illuminante. Il nostro progresso di moderni cristiani consiste nella trovata del “peccato”, dal quale occorre venir redenti con la somministrazione di appositi sacramenti ad opera di una casta sacerdotale che evita per per se gli oneri e la gabbia della famiglia e del matrimonio, ma la impone al loro “gregge”.

Se invece si reputa che un omosessuale non deve essere discriminato e ucciso, ma se ne debba riconoscere la piena dignità e parità di diritti ex art. 3 cost., allora se ne dev0no riconoscere i diritti che egli stesso reclama a tutela della sua condizione. Chi non è omosessuale, non può entrare nella testa di un omosessuale fino ad esplicitarne le domande giuridiche. I diritti non sono mai “concessi” ma sono sempre “conquistati”. La produzione di diritto è riconoscimento di una “domanda” di diritti che proviene da una società in continua trasformazione. Non solo. La stessa conoscenza di diritti è possibile nel momento in cui qualcuno reclama quei diritti. Diversamente il diritto neppure esiste: nessuno se ne accorge. In concreto, la migliore disciplina che si potrà dare alla materia su cui tanto si discute in questi giorni è quella rappresentata da una franca e chiara domanda proveniente dai settori di società interessati. Questo processo di produzione del diritto è però oscurati dalle strida delle gerarchie ecclesiastiche che se tanto amano il matrimonio farebbero bene innanzitutto a praticarlo loro stessi anziché “peccare” in abiette e ipocrite pratiche pedofile, che la magistratura americana ha ampiamente scoperto e punito. In realtà trattasi di carità “pelosa”, dove non stanno a cuore né la famiglia con padre, madre e figli, ma un equilibrio di potere, una forma di società da cui preti e politici di sacrestia traggono potere e legittimazione. A quanti si riempiono la bocca con la parola “famiglia” e “matrimonio” (che nessuno tocca) basterebbero chiedere di rivoltare il proverbio secondo cui “i panni sporchi si lavano in famiglia”, istituendo “lavatoi pubblici” di quanto succede “dentro” le famiglie e dentro il matrimonio. Sarebbe una rivoluzione culturale che darebbe a tutti una maggiore senso della dignità e della verità.

L'altra sera a “Porta a Porta” ho dovuto subire l'ennesima offesa al mio buon senso. Perfino la Bindi si è dimostrata più avanzata e progressista del “sociale” e “destro” Alemanno, che ormai è troppo calato dentro i suoi panni di deputato ma che non riesco a pensare se non nei panni di “ragazzo” del Movimento Sociale, quando lo vidi per la prima volta. Da allora è salito come livello di reddito, ma non di intelligenza. Con la Bindi ha pure dato prova di ignoranza in una materia che come nostro Legislatore (!) aveva il dovere di conoscere. E che dire di Buttiglione di cui ricordo gli esordi delnociani e la cui carriera e ascesa politica non sarebbe mai stata né pensabile né possibile fuori dalle sacrestie. Aspettare una “verità” da Buttiglione è come chiedere al vinaio se è buono il vino che vende. Se avessi potuto ribattergli da questa parte dello schermo televisivo quando invocava la nostra sgangherata costituzione per la difesa del “matrimonio” (che nessuno minaccia a gloria di tutti i preti che “non” si vogliono sposare), gli avrei fatto leggere l'art. 3 della stessa costituzione che fissa il principio di eguaglianza e che è più importante di tutti gli altri messi insieme. Dalla costituzione “in senso formale” si trova fuori tutto quello che riguarda il complesso dei privilegi della chiesa e del cattolicesimo. Lo stesso art. 3 a ben vedere “libera” la religione dal cattolicesimo e dalle tante Ruine d’Italia.

A quelle mente “eccellente” di Pera occorrebbe obiettare che religione e cattolicesimo non sono termini equivalenti. Grazie ai suoi apporti “confessionali” e “papisti” i due termini sono diventati contradditori e antitetici. Chi vuole oggi rivendicare un suo diritto alla religione lo può fare solo in una posizione contro i tanti Pera, Ferrara, Buttiglione.... fino a Ratzinger e Ruini. Per chiudere questa mia sfuriata di prima mattina osservo che in Forza Italia deve esservi piena libertà di coscienza in materia di etica e di religione. Con i fratelli De Lillo e con i loro trascorsi referendari ho ancora un conto aperto che non sono disposto a chiudere fino a quando uscirò sulla piazza politica. Nel momento in cui ricevo da Berlusconi una Lettera circolare per la Federazione dei partiti del centro-destra gli ricordo il principio cavouriano e liberale della “libera chiesa in libero Stato”. Caro Silvio, non puoi pensare di dirti liberale e poter parlare di Libertà solo perché ormai di liberali e di libertà non ve ne è più in questo paese e nessuno può contraddirti. A Marcello digli di farsi prete e di andarsene in Africa ad evangelizzare quelli a cui la Chiesa proibisce l’uso del preservativo.

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