martedì, febbraio 27, 2007

Quando la forma prevale sulla sostanza: il matrimonio a pagamento

Interrompo la redazione del più impegnativo post sulla “fossa dei leoni” per una riflessione davvero breve e a volo d'uccello su una notizia appena data dal telegiornale delle tredici. Per ottenere il soggiorno in Italia donne cinesi sposavano cittadini italiani che ricevano come compenso cinquemila euro. Il matrimonio non veniva poi consumato – o almeno non è detto –. ma le donne così entrate in Italia venivano poi istradate nei circuiti della comunità cinese. Si è parlato di normale lavoro, ma posso immaginare ogni cosa. Considerando poi la possibilità di un divorzio consensuale, forse in tre anni, il cittadino italiano interessato potrebbe preventivare un introito netto di cinquemila euro ogni tre anni, ossia quindicima euro in nove anni, trentamila in diciotto, sessantamila in trentasei, vale a dire l’equivalente di una buona liquidazione a fine lavoro. Non è detto che la tariffa debba restare ferma a cinquemila euro, potrebbe ben salire a dieci, se già quindici mila euro – secondo la notizia – vengono spesi per tutta l’operazione di immigrazione mascherata. Il prezzo potrebbe poi essere rapportata alla consistenza dell’affare.

La magistratura ha avviato una procedura di incriminazione per immigrazione illegale, ma si dice l’indagine è difficile sia per l'omertà della comunità cinese in Italia sia per la “natura sfuggente del reato”. E qui innesto le mie riflessioni. Quale reato mi potrebbe venire contestato se, scapolo, decidessi di sposarmi diciamo ogni cinque anni, magari esigendo per motivi cautelari una breve consumazione del matrimonio prima di passare al divorzio e di preparami a nuove nozze? Mastella dovrebbe architettare un reato ad hoc. Difficile poi individuare la parte lesa e offesa dal reato. Tutti i soggetti restano contenti e soddisfatti dall'operazione, assolutamente lecito sul piano strettamente formale.

Eccolo l’istituto del matrimonio difesa dalle gerarchie cattoliche. La forma priva di sostanza, o meglio la sostanza può anche esserci se si tratta di consumare qualcosa, di fare un piccolo sacrificio per un compenso da cinque mila euro in su. A fronte dell'ipocrisia della forma le nostre società hanno conosciuto e conoscono il fenomeno, inesplorato e variegato, delle “coppie di fatto”, che chiedono sì una qualche tutela giuridica, ma probabilmente la stessa formula del matrimonio, perché ove questa possibile si accederebbe immediatamente ad essa. La materia è per me ostica e non intendo addentrarmici. Mi basta rilevare l'esistenza di una moralità effettiva che segue il mutamento stesso della società, che si adatta alla società che produce essa la moralità ed eticità di cui ha bisogno nel tempo storico e non soggiace a forme morte e stantie del passato. Vorrei che nell’attuale dibattito sui “dico” episodi come quelli rivelati dal telegiornale delle tredici venissero attentamente considerati in tutte le loro implicazioni.

Nessun commento: