mercoledì, febbraio 21, 2007

Incredibili discorsi in parlamento

Sto ascoltando di una senatrice della repubblica che tiene un incredibile discorso secondo cui l'intero esercito italiano si trova in Afghanistan perché le donne vengono violentate dai loro stessi familiari e non volendo che la cosa si sappia, lapidano poi le stesse loro donne. Per questa ragione i nostri militari devono essere potenziati in numero e armamenti e messi a protezione delle donne afghane, minacciate di stupro dai loro stessi familiari....

Sono le ore 10:58 del 21 febbraio 2007 ed il discorso è stato appena pronunciato dalla on. senatrice al senato della repubblica. Mi astengo da ogni commento, ma allegherò in appendice il testo scritto dell’incredibile discorso, appena potrò potrò scaricarlo dagli atti parlamentari, indicando anche il nome di colei che ci illumina con la sua saggezza.

_ALLEGATO_______________________________________________________
Ecco il testo integrale da me citato. La frase che ha attirato la mia attenzione è evidenziato in grassetto. Per il commento rinvio alla mia risposta a Giuseppe. Ho trovato nella seduta anche un testo dell’On. Stracquadanio, che con sacrifico di tempo potrei pure commentare. Ma di lui mi sono già occupato e non vorrei ora ritornarvi. Vorrei ricordare a Giuseppe che oltre a questo Blog politico ne curo altri 19, di cui può trovare l’elenco nella seconda colonna di destra. A seconda degli umori, dell'ispirazione e del tempo disponibile, mi alterno dall'uno all'altro. Pur essendo differenti per temi sono però un qualcosa di unitario che discende dalla mia persona e dalla mia visione generale della vita e della società. Questo blog politico ha bisogno di continui miglioramenti formali-redazionale e approfondimenti concettuali. Vi saranno nella misura in cui mi accorgo che possano esseri utili e richiesti da chi li legge.
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PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

BURANI PROCACCINI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, il ministro D'Alema, il 16 febbraio scorso, a Roma, nel suo intervento di chiusura della tavola rotonda dedicata all'Afghanistan, soprattutto alle donne afghane e alla giustizia come elemento di partecipazione attiva del nostro Paese, ha detto alcune frasi molto importanti affermando che l'Italia ha fatto e continuerà a fare la sua parte sia sul piano militare, con la significativa presenza dei nostri soldati a Kabul e ad Herat, sia nell'ambito della cooperazione e ricostruzione civile, mettendoli sullo stesso piano. Questo è particolarmente significativo. Non a caso lei li ha messi sullo stesso piano: lei sa bene, infatti, che la presenza militare e la missione civile non possono avvenire l'una senza l'altra, perché la presenza militare difende la missione civile. Sappiamo che alcune città e villaggi sono già ricaduti in mani talibane, quindi tutto ciò che si sta facendo rischia di venire inficiato.

Lei ha, inoltre, ricordato che il principale atto di cooperazione messo in campo dall'Italia (atto di cui andare giustamente fieri) è l'impegno italiano per la riforma della giustizia afghana, iniziato - le ricordo - nel 2003 e giunto oggi alla redazione di tre testi legislativi, fra i quali vi è (quello che a me personalmente è più caro) il primo codice minorile del 2005.

Ci rende molto soddisfatti il constatare che tale importante lavoro sia stato portato avanti celermente e bene sotto il Governo Berlusconi e che lei, signor Ministro, l’abbia definito, a Roma durante tale occasione, l'impegno italiano più importante. Ciò le fa onore e dà senso alla continuità che in politica estera è fondamentale per la credibilità di un Paese come l'Italia. Spiace che oggi, purtroppo, lei abbia dovuto dare un contentino alla sua ala sinistra e si sia rimangiato in parte quello che molto giustamente, invece, aveva affermato nel tavolo di lavoro.

Siamo a conoscenza del rapporto di cooperazione italiana e sappiamo che, purtroppo, soltanto un 20 per cento delle dispute di carattere legale vengono risolte attraverso la legalità, i tribunali e i codici; l’80 per cento è ancora risolto attraverso il sistema della cosiddetta giustizia informale. Come si può ottenere che non siano più i signori della guerra o i capi tribù a decidere che una giovane donna debba essere lapidata solo perché i parenti l’hanno violentata e non vogliono che la cosa si sappia o che sia imputata a loro? Speriamo che adesso i talibani, insufficientemente contrastati, non riprendano in mano la situazione.

In conclusione (perché abbiamo solo quattro minuti), non si può abbandonare queste popolazioni a loro stesse e non sentire la necessità di affrontare i problemi con una protezione militare seria. L’Italia ha inviato 2.000 soldati, che probabilmente non bastano. Se dobbiamo recarci capillarmente nelle province non ci basta controllare Kabul; se dobbiamo evitare che la giustizia sia affermata solo in teoria a Kandahar sì e no e, al limite, a Kabul, lei ci deve assicurare, signor Ministro, che le forze militari italiane, lì per missione di pace, siano capillarmente al fianco di coloro che devono far rispettare la giustizia e i diritti delle donne e dare ai bambini e alle donne la possibilità di studiare, perché oggi questo diritto non esiste.

Mi consenta, signor Presidente, di concludere ricordando che sappiamo che nelle stesse città, soprattutto a Kandahar, soltanto il 30 per cento delle scuole è femminile, tutto il resto è dedicato agli uomini. Le bambine, quindi, sono ancora trattate quasi come all’epoca dei talibani. (Applausi dal Gruppo FI).


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I soldati italiani, dunque, come novelli cavalieri medievali a protezione delle donne, dei bambini, delle vedove... come guardiani dalla minaccia di stupro ad opera dei lor stessi familiari, che poi le uccidono perché non parlino!

Esilarante, se non fosse tragico!

4 commenti:

gabbianourlante ha detto...

e il bello deve ancora venire.....
ciao!

Giuseppe ha detto...

Resto in attesa di leggere l'allegato

Antonio Caracciolo ha detto...

Ecco il resoconto sommario, appena trovato in Radio Radicale. Non è tutto il testo di cui ho riferito. Appena ne avrò trovato il testo integrale, che dovrebbe esserci essendo un atto pubblico, lo pubblicherò in Allegato, come detto.

Il fatto che la Procaccini sia di FI ed io abbia pure una tessera di FI ed abbia votato per FI non significa che io debba sottoscrivere le sciocchezze della on. Senatrice, o che ciò che la sua bocca proferisce siano le mie stesse parole alle quali dover essere vincolato. Cosa sia il sistema elettorale ed il modo di determinare le candidature, lo sappiamo tutti abbastanza bene. La politica di cui io parlo è altra cosa dalla insipienza istituzionalizzata che con arroganza siede in Parlamento.

Faccio fatica a spiegare nei miei articoli che in un partito, quale esso sia, ci si sta non per applaudire o per accodarsi ad un potente su cui si punta come quando si gioca al lotto, ma per esprimere e far valere proprie opinioni e posizioni, non importa se in apparenza minoritarie. Se non si accetta questo, non resta altro che la via extraparlamentare dell'eversione armata. Ho già fatto ripetuta professione di "non violenza". Infine, non campo con FI e di FI e me ne posso tranquillamente infischiare di tutte le censure interne di partito. E neppure intendo cambiare partito fino a quando in un partito potrò starci legittimamente non per grazia concessa, ma ex art. 49 della costituzione. Bisognerebbe smetterla di considerare la politica in chiave esclusivamente elettoralistica, appannaggio di senatori e deputati che credono di essere i soli autorizzati a poter aprire bocca e far chiacchiera. La politica è sempre, è "philosophia prima" che coinvolge per intero tutto l'arco della nostra esistenza. È troppo importante perché la si lasci a somari, avventurieri e vedove da consolare, collocate in parlamento per motivi assistenziali.

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BURANI PROCACCINI (FI). Le dichiarazioni rese dal ministro D'Alema a favore della prosecuzione della missione militare e di quella civile in Afghanistan sono certamente rilevanti e l'aver posto sullo stesso piano i due impegni chiarisce definitivamente l'importanza della presenza dei soldati italiani in quelle zone, presenza che andrà semmai rafforzata. Per quanto riguarda l'opera di miglioramento delle condizioni della società afgana, molto resta da fare, in particolare per quanto riguarda l'accesso all'istruzione ed il superamento della tradizione che pone in capo alle autorità tribali l'amministrazione della giustizia, vanificando lo sforzo profuso dall'Italia per la predisposizione di articolati testi normativi, tra i quali il codice minorile. (Applausi dal Gruppo FI).
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Spero di trovare oggi stesso il testo integrale, di cui ben ricordo le enormità citate. Dal resoconto sommario non si capisce bene ciò che la senatrice ha detto, ma che io ho ben sentito, rimanendone esterefatto.

Antonio Caracciolo ha detto...

Fatto! Eccoti, Giuseppe, il testo che aspettavi. Non ho fatto prima il nome della senatrice, perché volevo avere la documentazione a portata di mano. In tempi di querele facili, per motivi innocui o per banali errori, la prudenza non è mai troppa. Lascio a te la facoltà di fare tutti i commenti che credi. L'incredibile della notizia è per me costituito nella pretesa di legittimare un intervento militare in un paese straniero su materia di giustizia civile o penale, di cui può essere competente quel governo che quel popolo si è concretamente dato o da cui accetta comunque di essere governato. Diversamente, dovremmo intervenire con forze armate in ogni villaggio africano dove sia stata violentata una donna o infibulata una fanciulla… Naturalmente, non sto facendo l'apologia della violenza sessuale, ma trovo folle basare su questi fatti la legittimazione al nostro intervento militare in Medio Oriente. Viene da pensare alla guerra di Troia ed al rapimento di Elena... ma era una leggenda! Siamo rimasti a quei tempi. La verità ovviamente è un'altra. Non la si vuole riconoscere e l'ipocrisia italica ne esce confermata e rafforzata.