lunedì, febbraio 19, 2007

Sullo “spazio pubblico” in materia di religione

Tra gli argomenti dei papisti alla Giuliano Ferrara ricorre l'argomento secondo cui la religione, in ispecie il cattolicesimo, avrebbe diritto a rivestire una funzione "pubblica". Si intende dire che il cattolicesimo non dovrebbe accontentarsi di uno spazio privato, dove ognuno esercita – se lo vuole – il culto che meglio crede. In quanto attività meramente privata di soggetti privati sarebbe cosa che potrebbe lecitamente interessare a taluni ed altrettanto lecitamente non interessare ad altri. E sarebbe una situazione ritengo normale che potrebbe porre al riparo dai cruenti conflitti religiosi che sono stati assai numerosi nella storia. Svolgerò altrove la mia argomentazione secondo cui il cattolicesimo non è una religione, ma un disegno di potere sulla società.

Non per nulla si pretende un esplicito diritto al ruolo pubblico. Cosa significa ciò? In concretto che papa, cardinal Ruini, vescovi ecc., avrebbero il pieno diritto a far sentire la loro voce, la loro dottrina, il loro incitamento e forse anche la loro istigazione in ogni luogo esterno alle chiese dove si esercita il culto.

Ammesso e non concesso ciò, mi chiedo cosa ancora possa significare. Chi sono i destinatari di simili esternazioni? Gli stessi cattolici in quanto cattolici, o i cattolici in quanto cittadini, o perfino i cittadini per nulla cattolici? Ma poi ancora mi chiedo: E se io cittadino mi trovo mio malgrado destinatario dell'esternazione pubblica quale può essere lecitamente il mio atteggiamento? Devo restare un destinatario passivo dell'esternazione pubblica di un Ruini o di Buttiglione e simili o mi è lecito rispondere pubblicamente al mittente? Me ne sono concessi gli strumenti? Non corrò il rischio di incorrere in sanzione per il solo fatto di respingere la persuasione subliminale?

È certo che non ho nessuna intenzione di ritornare ai tempi funesti delle guerre di religione o semplicemente alle stagioni dell'anticlericalismo. Non mi piace essere contro nessuno. Preferisco rapportarmi in positivo con il maggior numero possibile di concittadini. Ma se l'aggressione di una messaggistica sempre più invadente e fastidiosa finisce per urtare ed offendere la mia diversa sensibilità religiosa, la mia diversa moralità che non intende far proseliti, se insomma sono “provocato” cosa e chi può escludere il mio diritto ad una difesa legittima?

Il quesito è idealmente rivolto ai tanti Pera e a quanti come me votano o hanno la tessera di Forza Italia. Nelle “radici cristiane” dell'Occidente l'evangelizzazione violoenta dei popoli è stata la norma. Vogliamo ritornare a quel passato? Non mi si obietti che allora era diversa la forma della violenza. E ci mancherebbe pure che anche oggi fosse la stessa. Ma resta violenza la reiterazione di una propaganda che non consente contradditorio alcuno. È violenza bella e buona e per giunta esercitata con finanziamento dei cittadini contribuenti. Tutto ciò non può essere e non può andare. Per chi lo vuole apro sul tema una discussione.

Nessun commento: