martedì, febbraio 13, 2007

Riflessioni estemporanee di prima mattina su chiesa, terrorismo, revisionismo storico

Inizio con una battuta scherzosa letta ier sera. Un bloggista ha scritto che dopo essersi dato ai blogs la sua vita è cambiata. Ma perché? È ingrassato. Prima era uso a far ginnastica la mattina, poi ha rinunciato a questa sana abitudine per mettersi a scrivere. E gli effetti non sono mancati. Confermo che anche a me è successo la stessa cosa, ma la colpa non è tutta dei blogs. Venendo ora al serio, anzi al tragico, vorrei qui appuntare tre argomenti di cui confido non mancherà occasione ed estro per un maggiore approfondimento:

1. Perché non possiamo non essere servili. – La rassegna stampa di questa mattina mi ha portato le dichiarazioni di Leopoldo Elia sulle ingerenze vaticane con buona pace di Buttiglione, che forse farò bene a cancellare dal mio vocabolario e dalle mie citazioni per non correre il rischio di essere troppo acrimonioso, tanto più che esisteva una vecchia conoscenza. Dico Leopoldo Elia per intendere un reazionario cattolico ed anche un professore ordinario di cui mi è capitato di non apprezzare le sue posizioni in materia universitaria. Non mi sarei aspettato da lui che giudicasse eccessiva e inusitata l’ingerenza della chiesa nell'autonomia dello Stato italiano e delle sue leggi. Evidentemente ha prevalso il lui il costituzionalista. Chi in effetti ha un minimo senso di ciò che è una costituzione in senso proprio trova inammissibili le esternazioni di papa Ratzinger e del cardinale Ruini. Hanno passato il segno anche per un Leopoldo Elia. Per Buttiglione, Mastella, Casini, Pera, etc. il problema non si pone: non sono costituzionalisti. Se Leopoldo Elia, suo malgrado, non si fosse pronunciato come si è pronunciato avrebbe perso ogni credito come costituzionalista per essere un comune ideologo e propagandista vaticano. Un problema a monte di tutto questo è il modo in cui nel nostro sistema “democratico” si raccolgono i voti. Molti parlamentari li raccolgono (o pensano di raccoglierli) nelle sacrestie, non presso il popolo italiano, inteso come fatto di cittadini, non di “fedeli". Anche se si sciacquano la bocca con la parola “democrazia”, costoro sono fondamentalmente antidemocratici e servili verso tutti quei poteri che essi avvertono come forti in politica interna (il papa, gli ebrei) o in politica estera (gli USA). Sto aspettando al varco il prof. Diliberto. Chi è? Tutti lo conoscono come un ritardato del comunismo. Ma è anche un ordinario rosso e trasversale nella potente lobby di Giurisprudenza in Roma, di cui fa parte lo stesso Elia, la più conservatrice facoltà d’Italia, madre di ogni ostacolo e di ogni astuzia contro l’introduzione della democrazia nelle strutture universitarie: per chi vuole rinvio alla documentazione raccolta nel mio blog sulla politica universitaria. Di Diliberto rimane nella mia memoria il livore con cui diede dello “sguattero” a Berlusconi, presidente del consiglio, per essersi accodato agli Usa nella guerra all'Iraq. Provai un senso di pena per gli “sguatteri” che teoricamente avrebbero dovuto esseri rappresentati dal “comunista” Diliberto, araldo della “povera gente”. L’opportunità della scelta politica di Berlusconi era per me a quell’epoca e in quella circostanza un aspetto secondario. Berlusconi fu “servile” verso gli Usa come lo sono stati tutti i capi di governo italiani dal 1945 in poi e come lo è adesso D’Alema per l'Afgahnistan. Mi aspetto di vedere Diliberto dare dello “sguattero” a D’Alema con lo stesso livore con cui si accanì contro Berlusconi, che in una trasmissioni televisiva portò come esempio della sua politica filoamericana l’aver venduto più vino italiano negli Usa. Caro Silvio, ti ho votato e continuerò a farlo, ma questo non mi impedisce di criticarti. Non sono un tuo “servo”. Insomma, il servilismo in politica interna (verso il papa) e in politica estera (verso gli Usa) si trova nel DNA di una classe politica formatasi non nell'ideologia del Risorgimento che era arrivato al principio “libera chiesa in libero Stato”, ma nell’avvilimento della disfatta bellica e nell’ingordigia di prendere il potere con i suoi vantaggi dalle mani del vincitore che aveva calpestato il sacro suolo della patria e che essi per nascondere la loro miseria hanno chiamato il Liberatore. A chi non vuole aprire gli occhi per conoscere le cose per quel che sono ricordo fatti del giorno che vengo alla luce poco alla volta e per caso: l’oleodotto segreto, l'arresto in suolo italiano di chiunque entri nei piani della Cia, il cinismo con cui è stato ammazzato Calipari, e così via. Non si tratta di essere americani, ma di sapersi guardare allo specchio.

2. Il ritorno degli anni di piombo. L’altra notizia che è giunta alle mie orecchie e che mi ha colto di sopresa, anche se da un punto di vista puramente teorico il fatto mi riesce prevedibile ed in espansione. Il tema è spinoso e temo qualche attacco da avversari e detrattori in malafede. Penso in primisi a quelli della “Informazione corretta”: quanto mi fa ridere il “corretto”! Non poteva essere scelto un titolo più stupido per una testata. Cerco di essere breve, anche se la tastiera va da sola. È stato scoperto qualcosa di piuttosto esteso e ramificato e si sono prevenuti attentati in preparazione. Non ho seguito nei dettagli l'operazione ancora in corso. Quello che invece è saltato subito alla mia attenzione e riflessione, che verrà ulteriormente verificata nei prossimi giorni se la stampa di “regime” erogerà altre notizie, sono due aspetti della vicenda:

a) il trionfalismo delle forze dell’ordine e dei vari apparati. Hanno detto autocompiacendosi: vedete quanto siamo bravi ed efficienti! »Caspita!«, ho pensato! E com’è che con ndrangheta, mafia, camorra, criminalità diffusa non siete altrettanto bravi? Nella mia vita, in una mezza dozzina di casi, ho sempre denunciato i reati di cui io o la mia famiglia siamo stati vittima. Sapevo già al momento della denuncia che i tutori della nostra tranquillità e sicurezza di cittadini non avrebbero mai scoperto nulla. Di fronte ad altri che neppure si recavano in caserma per denunciare i reati di cui erano vittime io invece ritenevo che fosse importante fornire statistiche dei reati rimasti impuniti e di cui ad ogni inaugurazione dell’Anno giudiziario si dà notizia. La bravura dei nostri carabinieri è tale che di recente era stato dichiarato in “arresto” per aver fotografato la cima di una montagna da una finestra di Scilla! Ho raccontato altrove l'episodio. Forse le cose cambiano, quando si tratta di proteggere non i comuni cittadini, ma i potenti di regime, Berlusconi compreso. Tra scorte, auto blu, piantonamenti e chissà cos'altro non si lesinano quei mezzi che altrove mancano: penso al mio disgraziatissimo paese di nascita, che si chiama Seminara! Di Amato poi ricordo il “furto” legale di Stato con cui nottetempo attinse dai conto correnti degli italiani per sanare i suoi conti. La ndrangheta non avrebbe saputo e potuto fare di meglio. Il detto “governo ladro“ ha trovato il suo “inveramento” con Giuliano Amato, ora ministro della Polizia.

b) La carenza di legittimazione. Seguendo i miei maestri io valuto il fondamento di legittimità di ogni regime non dalle sue dichiarazioni o dalla sua propaganda, ma dalla maggiore o minore rispondenza della relazione protezione-obbedienza. Noi prestiamo obbedienza ai governi in carica non per timore dei suoi mezzi coercitivi e dei suoi apparati repressivi, del tutto vani e risibili a fronte di una disobbedienza generale o maggioritaria. Al contrario noi prestiamo obbedienza a chi detiene il potere (non importa come si chiama: la forma e il nome muta nella storia) perché riteniamo che il suo potere sia legittimo. Ed è legittimo non per grazia di Dio e benedizione del Papa, ma perché fornisce ai cittadini una protezione e sicurezza più o meno sufficiente. Se viene meno a questo compito, nessuno è così stolto dal prestare fedeltà ad un governo che non è tale. La disobbedienza più essere aperta al punto da cacciare in malo modo il carabiniere in divisa che esercita le sue funzioni in nome dello Stato (l’esempio non è del tutto teorico) oppure nascosto se si ha motivo di temere o non si ha la forza di contrastare gli apparati coercitivi dello Stato. La perdita di legittimazione si verifica innanzitutto nella testa dei cittadini, quanto non hanno più stima per i governanti o fiducia nelle effettive ragioni del loro operare, sentite non come finalizzate al bene, all’utile, alla sicurezza dei cittadini tenuti all’obbedienza e puniti se questa obbedienza non prestano, ma come volte all’utile privato di chi gestisce la cosa pubblica. Spero di aver dimostrato che il risorgente “terrorismo” ha la sua vera e profonda causa in una carenza di legittimazione del regime. Se il nostro fosse il migliore dei governi possibili, solo dei matti penserebbero di opporglisi. Dico: solo dei matti. Poche persone isolate che non potrebbero mai trovare seguito. Invece, il ministro ci va dicendo (forse per dimostrare la sua bravura repressiva) che il fenomeno è esteso e radicato. Personalmente, ho fatto una scelta “legalitaria” prendendo la tessera del partito di maggioranza relativa e facendo una lotta al suo interno per rendere effettiva quella democrazia, di cui molto si chiacchiera, ma di cui il nostro paese è largamente privo. Conclusione per gli stupidi, gli avversari politici, i delatori: il cosiddetto terrorismo si combatte efficacemente allargando gli spazi reali di democrazia, non prendendo per i fondelli la gente e rivoltando il senso delle parole.

3. Foibe contro Olocausto. Il presidente Giorgio Napolitano ha pensato nella sua infinita saggezza e scaltrezza politica di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, restando così in posizione centrale a rappresentare tutti gli italiani. Per come viene determinato nel nostro sistema costituzionale il nostro presidente della repubblica la sua pretesa rappresentanza di tutti gli italiani è più una petizione di principio che non una situazione di fatto. Nelle condizioni date io avrei visto meglio un Andreotti. Invece, la scacchistica parlamentare ci ha dato un ex-comunista, il cui curriculum e la cui storia è tutta in una cultura politica che non è valutata diversamente da ciò che sono stati nazismo e fascismo. Quest'ultimo era probabilmente il meno peggio dei tre e nascevano tutti come reazione alla crisi della liberaldemocrazia di fine Ottocento. Diceva un mio vecchio maestro di diritto costituzionale: avevano visto il problema, ma hanno sbagliato nei metodi, nelle soluzioni escogitate e nei risultati ottenuti. Ragion per cui siamo ritornati alla crisi di sistema di fine Ottocento, ma non possiamo praticare di nuovo la stessa strada, anche in ragione di servitù militari e politiche cui siamo costretti per effetto della disfatta bellica.

Cosa ha dunque fatto Napolitano nella sua infinità saggezza e scaltrezza politica? Pochi giorni addietro in occasione della ricorrenza della memoria ebraica e filoisraeliana ha tentato di delegittimare ogni lecita e ammissibile critica alla politica israeliana equiparando antisionismo e antisemitismo. Come ha dire: da oggi le comunità ebraiche hanno in questo paese non già pari diritti agli altri cittadini, ma superiori diritti. È calato il timore e il terrore su ogni incauta manifestazione di opinione, la cui liceità è affidata alla discrezione di un delatore di turno, sempre presente, ed alla delibazione di un pubblico ministero, di un gip, di un magistrato giudicante, con concorso non gratuito di avvocati dell'una e dell’altra parte ed il probabile lavoro (non gratuiti) di medici e psichiatri nella prevedibile lunga durata dell'iter giudiziario. Ben lo sappiamo: l’Italia è la patria del diritto! E sul diritto campano tutti i soggetti citati. È chiaro che quel cittadino, la cui principale incombenza è di sbarcare il lunario, lascerà a pochi perditempo il lusso e il rischio di proferire opinioni politiche e giudizi di carattere storico. Un capolavoro di libertà e democrazia. Ho già detto che Napolitano può ascrivere a suo merito la nascita di una nuova e ben diversa forma di antisemitismo, quando si pensava ormai di aver lasciato al museo degli orrori immani tragedie della nostra storia.

Il tribunale di Norimberga, un monstrum giuridico, ha voluto continuare la guerra con altri mezzi. Ha prodotto il “mito” ovvero la “colpa” dell’Olocausto per mentenere in una forma perpetua di soggezione politica i popoli europei sconfitti, e fra gli sconfitti io colloco anche quegli europei che si sentono vincitori per essersi alleati a chi comunque avrebbe vinto, anche senza di loro. Anche gli inglesi hanno perso nella misura in cui hanno definitivamente affossato l’odiata Europa. Possono sopravvivere come protesi politica degli Usa alle porte del continente europeo. La tesi sull'uso strumentale dell’Olocausto non concerne l’antisemitismo, il negazionismo, il revisionismo, ecc. Esso ha il preciso scopo di rendere politicamente inetti e privi di soggettività e identità politica i popoli sconfitti con le armi e soggiogati politicamnete e militarmente. In passato, ai tempi belli degli eroi che combattevano lealmente, le guerre si concludevano con trattati di pace e subito dopo ci si poteva abbracciare e persino sposare. Grazie a Norimberga si è fusa la vecchia figura del “nemico” che aveva perfino una sua sacralità con l’abietto “criminale”. Si è ottenuto, grazie ai vincitori di Norimberga, il grande progresso civile di aver eternizzato la guerra.

Ahimé la tastiera è andata avanti da sola. Dovevano essere poche parole. Sono diventate già troppe senza essere né sufficienti né adeguate. Cerco di trarre le conclusioni logiche del discorso. Chi siedeva fra i giudici a Norimberga? Anche Stalin. Al suo nome non sono associati gli stessi “crimini” ed altri ancora peggiori di quelli imputati ai nazisti? I sovietici non si erano alleati ai tedeschi con il patto Ribbentrop-Molotov per la spartizione della Polonia appena pochi anni prima? Lavora qui da me una persona polacca, non giovanissima Le ho appena se chiesto se anche loro sono stati “liberati” dalle truppe sovietiche. La stessa retorica posta a fondamento dell’educazione occidentale nelle scuole e nei nei mass-media del dopoguerra.

Il ricordo delle foibe per tanti anni cancellato dalla memoria e precluso alle cerimonie ufficiali affonda le sue radici negli stessi orrori e e nelle stesse tragedie della guerra civile europea (la moderna guerra dei trent’anni: 1914-1945). I vincitori che si autolegittimavano ponendosi dalla parte della giustizia, dell’eticità, della libertà commisero allora e dopo di allora gli stessi “crimini” (se non peggiori; leggi: Hiroshima) che avevano trasformato in “ideologia” per la mortificazione e la soggezione morale e spirituale dei vinti. Si vince definitamente un nemico non per averlo sconfitto in una singola battaglia, ma quando lo si è per sempre privato di ogni futura capacità politica di organizzazione e di azione autonoma. Non sto facendo dell’antiamericanismo o anticomunismo. Sto soltanto guardando una realtà storica senza il paraocchi dell’ideologia di regime: le mie eventuali opzioni politiche qui non c'entrano! In Italia, abbiamo avuto una destra che non ha potuto dimenticare l’Istria. Il buon Palmieri, ministro della propaganda di FI, ha rivendicato nel suo ultimo bollettino, da me qui pubblicato, a merito del governo Berlusconi l’aver istituito il giorno del ricordo (Foibe) a quello più consolidato e di maggior successo e sfruttamento politico della Memoria (Olocausto ). Si è trattato in realtà di una minima concessione alla cultura dell’alleato di destra con cui Berlusconi ha potuto reggere per cinque anni al governo. La politica, specialmente quella dei nostri governi dalle risicate e mutevoli maggioranze, non è una costruzione geometrica prodotta da una mente divina. È il costante esercizio di un tiro alla fine. La contradditorietà delle leggi e la loro elusione ad opera degli stessi che le hanno prodotte è un fenomeno normale, sotto gli occhi di tutti e fonte di delegittimazione dei governi che si succedono in apparente alternanza ma in sostanziale continuità ed omologazione. Le essenze filosofiche hanno tuttavia una loro dinamica e ciò che è contradditorio finisce con il palesarsi ed entrare in conflitto. Appunto Foibe contro Olocausto.

1 commento:

Carlo Gambescia ha detto...

Ciao Antonio,
Ottime riflessioni.
Suggestiva la chiusa sulle "essenze filosofiche". Augusto Del Noce, del quale sei stato allievo, di lassù, avrà certamente gradito...
Un amichevolissimo saluto,
Carlo