martedì, aprile 11, 2006

A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio

Riservo al post precedente un'analisi complessiva dei risultati elettorali. Non è cosa che posso fare in una sola seduta di lavoro. Richiede l'acquisizione di dati, il loro esame critico, una valutazione ed una presa di posizione finale. Il tutto potrà assumere la dimensione di un saggio di rivista. E' un lavoro lungo che mi riservo di perfezionare con il tempo, ritornandovi sopra per correggere e rivedere giudizi tutte le volte che riterrò di farlo dopo aver raggiunto una migliore visione delle cose. Qui voglio solo trattare singole questioni. Voglio lanciare un messaggio nel cyberspazio idealmente rivolto ai possibili destinatari in quanto personaggi eponimi di una posizione clericale cui intendo oppormi con fermezza e senza compromessi: i Casini, Giovanardi, Buttiglione, Mantovani, De Lillo, Sodano, Alemanno, Mauro, Tajani, Pera, Storace, etc. etc. A loro attribuisco la perdita di quel consenso che esisteva nel 2001.

Un risultato positivo queste elezioni lo hanno tuttavia portato ed è la trasversalità delle posizioni. Su ogni problema potranno costituirsi mutevoli maggioranze. Forse anche dei ribaltoni che porteranno ad una degenerazione del sistema politico. Le posizioni clericali sono presenti in entrambi gli schieramenti ed egualmente sono presenti le posizioni laiche. Anche all'interno di ogni coalizione, ed a me interessa la coalizione del Polo, si potrà ritornare a discutere su programmi e linee politiche. Non dovrebbero più cadere dall'alto ordini di scuderia prese o imposte in stanze segrete da personaggi che restano in ombra, ma determinano orientamenti politici e legislativi. In ambito universitario la signora Moratti si è certamente alienato il voto di oltre il 90 per cento dei 50.000 docenti delle università. All'on. Possa, presidente dei Clubs di FI e viceministro dell'Università, ho mandato ripetuti messaggi sul totale dissenso delle università rispetto alla linea della Moratti. Lo stesso Berlusconi nelle poche uscite sull'università ha dimostrato di conoscere poco il problema, demandolo alla Moratti che probabilmente ne sapeva ancora di meno. Se si va alla ricerca dei voti mancanti certamente all'universitò molti voti mancano all'appello. Mi auguro che la sconfitta serva a far ravvedere i dirigenti. Ma purtroppo spesso succede che chi ha comunque soddisfatto un suo interesse (fecondazione assistita, clero, baronato eccellente, ecc.) dica "arrivederci e grazie!", passando ad altra più vantaggiosa posizione e lasciando a bocca aperta i fessi gabbati.

Un altro risultato positivo sarà forse quello di insegnare agli italiani, a tutti gli italiani, a non guardarsi in cagnesco l'un l'altro per aver votato questo o quel partito. Capirano forse che la politica non è la stessa cosa del tifo della domenica per questa o quella squadra di calciatori. Forse non è un caso che Berlusconi sia pure un tifoso. Al suo posto io non perderei neppure un minuto del mio tempo a guardare 22 persone in mutande che prendono a calci un pallone. Ma si sa chi cerca consenso e popolarità le deve studiare tutte e tutte le occasioni sono buone. Sono queste le delizie della democrazia. Forse gli italiani impareranno a ragionare sui problemi e a non lasciarsi prendere per il naso da questo a da quello, che magari ad ogni tornata elettorale cambia casacca politica, restando sempre al suo posto, di cui lucra i vantaggi. Non ho molta fiducia nella maturità democratica della gente, pur avendone massimo rispetto una volta che ne sia stata comunque espressa la volontà. Credo che le condizioni generali della cultura e dell'istruzione pubblica potrebbero sviluppare più alti livelli di democrazia diretta e di partecipazione democratica. Ma il principale ostacolo è nello stesso ceto politico che nel mantenimento della rappresentanza politica e di tutte le forme possibili di mediazione trova le ragioni della sua sussistenza e della sua esistenza materiale.

Il ragionamento semplificato è il seguente: sono essi uomini pii e di fede, rispettosi degli insegnamenti della chiesa cattolica alla quale sono devoti, sono essi candidati ad un percorso di santità secondo i dettami di Santa Madre Chiesa, etc. Benissimo! Tanto di cappello! Ma pongano mano ai loro portafogli e sostengano per intero e solo loro i costi della loro fede. Non c'è motivo per il quale anche io, che mi riscopro dopo duemila anni essere uno di quei "pagani" che il cristianesimo divenuto "cattolico" ed assurto a religione di stato ha incominciato subito a perseguitare ed estirpare per porre radici là dove prima le radici erano altre. Ma se anche mi dichiarassi cristiano e cattolico (i due termini non sono equivalenti), riterrei giusto non gravare la fiscalità generale di oneri impropri. E quindi via il Concordato ed ogni sorta di privilegio. Questo non significa persecuzione, ma semplici invito ai fedeli di ogni religione a sostenerne gli onere finanziari della loro religione ed in questo modo dare prova della loro fede: questa è la migliore testimonianza che possono dare. Se dobbiamo alleggerire il debito pubblico, da qualche parte bisogna incominciare.

Il resto del discorso mi sembra ovvio e lo lascio continuare a chi legge questo post. Queste posizioni io mi impegno come militante a sostenerle all'interno di Forza Italia e della coalizione. Spero di trovare qualche consenso intorno a questa posizione. Ma anche se dovessi restare in larga minoranza e senza seguito, ne resto egualmente e seriamente convinto. La questione della professione e dimensione "pubblica" che la religione, ed in specie, il cattolicesimo dovrebbe avere, la ritengo un'autentica corbelleria, per non dire di peggio e volendo mantenere un linguaggio castigato. La dimensione della religione non può essere altro che la sfera privata. Naturalmente, la politica italiana non è solo questo. Esistono molti altri problemi di difficile soluzione. Ma questo non è un piccolo problema perché investe direttamente la sovranità dello stato e la possibilità stessa di concepire e attuare programmi di governo.

Per essere chiaro ed a scanso di equivoci, voglio dire a chiare lettere che non sono un mangiapreti e un ateo che ha in odio ogni forma di religione. Me ne sono scelta una seriamente ed è quella che esisteva nella città di Roma, dove vivo, prima che vi giungessero i cristiani. Non ho ostilità verso di loro perché da politeista ammetto che possono venerare senza essere disturbati il loro dio. Per i miei dei detronizzati aprirò non un tempio ma un apposito Blog: ROMA PAGANA, dove andrò rintracciando e riscoprendo le forme delle religiosità precristiana. Aggiungo che ho autentico rispetto ed amicizia verso non poche figure di "cristiani cattolici" che praticano con convinzione religiosa e onestà politica la loro fede. Sono a loro unito da vincoli di amicizia che non intendo infrangere. La questione qui posta ha però valenza diversa ed è racchiusa nella massima evangelica del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. I politici sopra citati esemplificativamente si sono dimenticati di ciò e invertendo i termini originari intendono attribuire a Dio, cioè al cardinale Ruini e a papa Ratzinger, quel che era di Cesare. Non abbiamo studiato tutti a scuola la storia della falsa donazione di Costantino? Le cose si sanno, ma restano lettera morta. Dalle verità acclarate nessuno trae le dovute conseguenze. infatti, una verità non basta che sia riconosciuta come tale. Deve poi essere tradotta in pratica. E qui per oggi mi fermo.

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