lunedì, aprile 10, 2006

Un minuto dopo la chiusura dei seggi: analisi del voto in progress

Sto ascoltanto Radio Radicale che riferisce le prime previsioni su dati virtuali e su questi dati raccoglie dichiarazioni. Sembrerebbe che abbiamo perso. Non mi stupirei e temo gli scenari possibili. Del resto, in questi anni non mi ero accorto di aver vinto. Certamente non mi vestirò a lutto anche se do ben altra interpretazione del risultato elettorale da quelle che sento a destra o a sinistra. Fra le dichiarazioni che ascolto per Radio e di cui non trovo al momento la conferma scritta nelle Google News la mia attenzione cade sulle splendide affermazioni di Baccini che si rallegra per le performance della sua dispensa. Se ho sentito bene, si rallegra del raddoppio dei voti conseguiti dall'UDC. Non capisco... ecco... lo risento... è la sua voce...."cautela"... oggi prendiamo atto che l'UDC «ha raddoppiato i voti», valori... Bah! Tipica logica dei partiti piccoli che sarebbe meglio per la democrazia se non esistessero affatto. Nella precedente notizia indiretta Baccini si sentiva premiato "per la politica della famiglia" da loro seguita. Ecc. Ecc. Il partito unico mi appare a questo punto quanto mai necessario proprio per stroncare interessi di bottega e di bassa macelleria come quelli dell'UDC. L'inevitabile e legittimo dissenso che potrebbe esserci all'interno del partito unitario dovrebbe essere contenuto dentro una stessa compagine di partito e comporsi stemperandosi nel dibattito e nelle votazioni di maggioranza. Ma di tutto questo non vi è mai stata ombra e nessuno sa come vengono fuori decisioni che cadono dall'alto ma dovrebbero poi vincolare tutti. Per fortuna gli elettori non sono irregimentati ed il voto è segreto.

Voglio svolgere, adesso, in questo preciso momento, a caldo, alcune mie valutazioni. Ritengo che gli alleati dell'UDC abbiano inteso sfasciare la coalizione, bastando per loro che potessero crescere un poco, attirando l'elettorato più retrivo, non importa se in tal modo dovesse perdere l'intera coalizzazione, all'interno della quale sono sempre stati come un cavallo di Troia. Non avevano altro interesse che la loro crescita percentuale e per questo erano proporzionalisti sfegatati. Posso sbagliarmi, ma ritengo che le ragioni di una possibile sconfitta della Casa delle Libertà siano attribuibili proprio alla UDC. A loro interessa un mitico Centro con dietro le quinte il papa e la gerarchia ecclesiastica, ottenuto dopo il pensionamento di Berlusconi e dove si immaginano di essere l'ombelico della politica italiana. Con la loro richiesta di cacciata dei Radicali da una possibile alleanza con il Polo delle Libertà non solo hanno spostato punti percentuali ma soprattutto hanno prodotto una crisi di identità liberale all'interno di quella Casa che alle Libertà si intitola ma che con le libertà ha sempre meno a che fare.

Se questa crisi di identità dovesse permanere, continuerà l'esodo di quanti si sentono autenticamente laici e liberali ed è proprio ciò che i clericali desiderano per distruggere Forza Italia. Cacciati i radicali, siamo andati ad aggregare i fascisti puri, duri e ottusi con lo scopo dichiarato di raccattare solamente voti sui quali si sputava. Se ne hanno portato uno, ne avranno levato almeno tre. Ho assistito al dibattito Di Pietro - Alessandra Mussolini ed devo riconoscere che Di Pietro (ed è tutto dire) ha saputo dirgliele ad Alessandra, dandole fondatamente del fascista. Ma almeno Alessandra avesse preso qualcosa dal nonno Benito, che era una persona intelligente! Questo il realismo politico di cui siamo stati capaci: fuori i radicali per poi mettere dentro fascisti di cui ci vergognavamo! Chi ha voluto questo? Ho il diritto di saperlo? E con quale credibilità pensavamo di tracciare linee di politica generale per un intero Paese?! Io stesso, pur conservando la tessera di Forza Italia, ero propenso a votare per la Rosa nel Pugno, condividendo le loro posizioni sulla laicità dello Stato, cosa del tutto estranea al DNA dell'UDC. Mi sono trattenuto pensando agli iscritti al mio Club ed alla responsabilità che ho verso di loro: ho sempre detto che si sta e si deve stare dentro uno stesso partito per farsi sentire e far valere la propria voce, soprattutto quando le cose vanno male. L'andarsene sbattendo la porta non risolve nulla: meglio aspettare che siano gli altri a cacciarti. Andandosene disgustati, si fa il loro gioco. L'isolamento nel quale ti relegano, lo si combatte e si vince aggregando e dando espressione a posizioni presenti nel partito e nella società.

Comunque vadano a finire queste elezioni, ritengo di aver infine trovato la decisione giusta, vincendo le avversioni per determinate candidature e votando Forza Italia, il partito al quale mi sono tesserato sperando di poter far politica al suo interno. Qualcuno all'interno di Forza Italia dovrà pur pagare il peso di questo travaglio... Sento Biondi il liberale (non Bondi l'ex-comunista divenuto Coordinatore nazionale!) che ipotizza pure lui la sconfitta, ma avverte che l'opposizione non è una maledizione. La mia opposizione sarà innanzitutto contro gli alleati dell'UDC e tutti i clericali interni a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, che sono i veri responsabili della sconfitta annunciata o almeno di una svolta illiberale del tutto inaccettabile. Anche Giovanardi plaude all'avanzata dell'UDC. Bel campione, della cui alleanza non sono mai stato superbo e della cui compagnia farei volentieri a meno! Le sue sciocchezze olandesi, riprese da Casini, sono un atto di servilismi verso la gerarchia ecclesiastica ed un'offesa all'intelligenza e sensibilità degli italiani oltre che a quella mia personale. In realtà, questi soggetti hanno spinto solo a spostare verso posizioni clericale l'intera Casa delle Libertà, determinando la fuga e la disaffezione di laici e liberali autentici. Il loro autentico spirito religioso è pari a zero: questi uomini "non servono la chiesa ma si servono della chiesa". Questa non è la politica del dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, formula che equivale alla separazione di Stato e Chiesa, ben chiara nella testa di Gesù Cristo e in quella del Riformatore Lutero, ma estranea al Sinedrio Cattolico.

Se i risultati reali dovessero essere diversi da quelli annunciati, queste mie valutazioni non cambieranno. Non ritengo che l'opposizione sia un male. Può essere un'occasione per ricostruire su più solide fondamenta, a meno che chi determina la linea politica generale non voglia andare verso la perdizione: i commenti festanti degli UDC non lasciano presagire nulla di buono! A mio avviso, sarebbe meglio rompere con loro e caratterizzarsi come autentico partito laico e liberale... Non invidio comunque i partiti dell'Unione perché credo che finiranno presto male e toccherà a noi organizzarci per rimediare ai guasti da loro prodotti. Se i risultati dovessero poi essere contrari ai pronostici per noi negativi, mi auguro che non ci si riposerà sugli allori. Se si dovesse persistere nell'andazzo attuale, significherebbe aver perso il senso della responsabilità ed ogni senso dello Stato... Alemanno: gli altri di AN tacciono e lui: "siamo fiduciosi". Ho visto in TV la faccia festante di Storace che portava al papa lo statuto del Lazio con su scritto "radici cristiane". Se malauguratamente Alemanno dovesse venire eletto sindaco di Roma (cosa più improbabile di ogni altra), mi aspetterei che corresse a portagli le chiavi della città, o per essere più precisi: del Municipio. Le chiavi della città il papa le possiede già e gliele hanno consegnate a gara da destra a sinistra quanti hanno reso i cittadini inconsapevoli del loro ruolo. A questo punto neppure l'impegno ad abolire l'ICI è valso a nulla. Troppo tardi!

Sento dire da qualcuno: «il risultato della casa delle libertà è positivo grazie all'UDC». Vogliamo prendere per i fondelli? Dal 3 per cento delle precedenti politiche sono passati al 6 per cento, mentre Forza Italia dal 29 è scesa al 23 per cento. Sarebbe stato meglio per Forza Italia non aver imbarcato gli UDC e conservare il suo 29 per cento. Gli UDC hanno fatto il pieno del voto sanfedista che non potrà crescere più di tanto. La loro alleanza ha nuociuto alla caratterizzazione laica e liberale di Forza Italia, spostanto altrove i voti e determinando un esodo dal partito. Più intelligente Luxuria che afferma il valore della laicità nell'interesse degli stessi cattolici, che sono probabilmente meno idioti di quanto pensino i loro loro rappresentanti vocati dell'UDC. Avere senso dello Stato significa comprendere nella propria azione politica anche l'ultimo dei cittadini che non si deve sentire buttato a mare. Senza che nessuno togliesse nulla a quanti sono uniti dall'istituto del matrimonio (Kant: uno specifico contratto per l'uso reciproco degli organi genitali), si è voluto fare una crociata del tutto idiota contro quanti si regolano diversamente nei loro rapporti affettivi, spesso o forse più autentici di quelli ipocriti della convenienza patrimoniale. Ma perché? In base a quale logica politica e di governo? L'ordine ricevuto dal cardinale Ruini! Non riesco a trovare un'altra spiegazione plausibile. Questa non è politica e la laicità dello Stato non è un ferrovecchio. Temo che i vari Casini, Mantovani, Tajani non conoscano neppure quell'elettorato cattolico a cui si rivolgono e che potrebbe perfino essere meno retrivo di quanto loro pensano. Anche per questa via si conferma la caratterizzazione cetuale della consorteria politica. Dividendo all'infinito ed in modo artificioso il popolo degli elettori, diventa possibile mantenere come insostituibile il ruolo della rappresentanza politica a destra e a sinistra. Nell'apparente contrapposizione degli schieramenti elettorali, esiste una sostanziale omogeneità di quanti andranno ad occupare gli scranni parlamentari. Ne subiremo TUTTI il peso. La speranza a cui Berlusconi ha dato corpo per un momento forse non del tutto passato è stata quella di una concreta liberazione della società italiana dall'oppressione dei "corpi intermedi", delle "corporazioni", dei poteri forti ed occulti, di ogni sorta di massoneria. Sentendosi minacciate, tutte queste a destra e a sinistra si sono coalizzate. Giustamente Berlusconi ha detto che per un disegno autenticamente riformatore aveva bisogno del 51 per cento tutto per lui, non per una coalizzione rissosa e ricattatrice. Siamo noi tutti che dobbiamo capirlo. Questa la posta in gioco, ma la partita forse non è ancora chiusa, o almeno non è chiusa fintantoché la si vuol continuare a giocare.

Al momento in cui riprendo l'elaborazione del testo, è ritornata una qualche incertezza del risultato finale. Mi auguro che i pronostici ci siano favorevoli, ma li temo più di una sconfitta elettorale se ciò dovesse significare l'immobilismo e una mancanza di rinnovamento interno. Sono stato fino alle due di notte ad ascoltare i risultati ed i commenti, ma poi ho spento e mi sono messo a dormire. Al momento in cui riprendo questa mia analisi non so ancora chi ha vinto, ma in ogni caso mi appare che qualunque governo ne venga fuori sarà privo di legittimità. E ciò dico non tanto in considerazione degli esigui margini, ma soprattutto perché in tutti questi anni, dal 94 in poi, non vi è stata nella cultura politica italiana la volontà di legittimazione dell'avversario. Le divisioni esistono nel paese fra le due coalizioni, ma sono profonde anche all'interno delle stesse coalizioni. Dopo una lunga esitazione io ho votato per Forza Italia, ma considero agli antipodi del mio modo di pensare i Tajani, i De Lillo, i Sodano, i Pera. In forme civili e legittime farò loro pervenire la mia dissociazione. Una legge elettorale che è stata definita dall'alleato Calderoli una "porcata" ha fatto convergere anche su di loro il mio voto, ma io non ho MAI inteso votarli. Ho espresso ad altri deputati, pure da me votati, di farsi latori della mia oppozione alla linea clericale ed antilberale da questi deputati rappresentata in modo particolare. Se vi saranno riunioni di partito e mi sarà consentito di esprimere posizione, non farò mistero della mia dissociazione... Dalla Radio sento una affermazione di De Giovanni: «…Sono appena arrivati ad essere eletti e non è pensabile che i nostri deputati si vogliano dimettere per ritornare a votare». Anche per questa insospettata via giunge una conferma alla mia analisi sul ceto politico, che costituisce uno strato sociale a se stante con suoi prorpi interessimateraili.

Termino qui questa analisi senza ulteriori eleborazioni. Interverrò su temi specifici che si verranno enucleando con il passare dei tempo.

2 commenti:

Marco Paolemili ha detto...

Ho letto con attenzione la tua analisi, ora che si è veramente delineato un governo destinato ad essere debole e soprattutto immobile. Francamente non credo che con questa legge elettorale un partito unico sia possibile. Bisognerebbe dar vita ad un forte movimento, anche trasversale, per una seria adozione del sistema maggioritario. Forza Italia è oggi il partito più forte e deve questo tutto a Silvio Berlusconi e alla ripresa delle tematiche liberali e liberiste che si erano perse (insieme a tanti voti, non tutti recuperati) tra vagheggiamenti conservatoristici filo-clericali.
E' necessario proseguire su questa via, anche perchè è chiaro la maggioranza nata oggi non sarà liberale, occorre riorganizzare la forza liberale del centrodestra. Sarà dura, ma intanto possiamo cominciare col club e valutare altri scenari liberali interni al centrodestra che giacciono sotto la cenere ma non sono certo morti, mi riferisco ai Riformatori Liberali, alla corrente liberale di Forza Italia (che purtroppo non ho il piacere di conoscere personalmente) e a vari gruppi che nascono sulla rete.

Antonio Caracciolo ha detto...

Ti ho risposto in privato pensando che la tua email fosse una lettera privata e non un commento. Aggiungo qui che il testo non è definitivo. Vi ho lavorato molto e sono stanco. Per il momento non voglio metterci di nuovo le mani. Ma seguirò giorno per giorno gli eventi interni di partito (riportati dalla stampa) e su questa base tenterò di redigere un documento politico che sarà qui postato. Chiunque può intervenire e ne sono lieto, ma prego chi legge di considerare che il testo non è da me considerato definitivo e che anche nei giudizi può essere radicalmente riveduto.