martedì, aprile 25, 2006

Un paese ingessato

La sensazione odierna che traggo dalla solita Rassegna stampa è quella di un paese ingessato, refrattario a qualsiasi disegno riformatore. Vedo una lotta per i posti di potere che passa sopra la testa di noi cittadini qualunque, di cui non aumentano né gli spazi di libertà né il benessere né la sicurezza. Probabilmente è sempre stato così e se il paese è andato avanti in qualche modo è stato malgrado la sua classe politica non grazie ai suoi governanti. Nell'ultimo numero dell'Espresso stavo ieri commentando un articolo di Enzo Biagi, grande giornalista del regime, che a proposito dell'esiguo margine del risultato elettorale osservava che avendo il governo il ministero degli interni con Pisanu avrebbe potuto esso stesso fare i controlli che chiedeva. Sullo stesso argomento mi era capitato qualche giorno prima di sentire un'intervista di Francesco Cossiga, che è stato anche ministro degli interni e che spiegava che il ministero dell'interno non governa l'andamento dello scrutinio.

Credo che abbia più fondata ragione Cossiga e che Enzo Biagi sia anche adesso quello che è sempre stato: un grande disinformatore di cui mai ricordo mi abbia fatto capire qualcosa di quanto accadeva nel mondo e in Italia. Del resto, non posso dimenticare un programma storico-educativo di RAI3 sul referendum istitutivo della repubblica ed abolitivo della monarchia. Ciò che mi sorprese e si impresse indelebilmente nella mia mente fu che all'eventualità (vera o falsa) che vi fossero stati dei brogli elettorali il commento televisivo della Televisione di Stato fu: »quand'anche fossse, benedetta quella truffa!« L'affermazione non suscitò scandalo o reazione. Sul piano della legittimità à acquisita come se la truffa vi fosse stata: per me la Repubblica è nata sulla Truffa ed un popolo avvilito lo si abitua facilmente ad ogni cosa. Ben lo sanno i governanti d'Italia.

Con questa cultura embrionale poco mi stupirei se gli esperti gestori degli scrutini abbiano fatto i soliti brogli, ai quali sono abituati per una tipica e diffusa concezione del potere e del modo per conquistarlo. A sentirsi offesi non dovrebbero essere i Berlusconi e il suo entourage, ma l'altra metà meno uno dei cittadini, cui tocca rassegnarsi e sperare che il paese non precipiti ancora più in basso. Il solo ad essersi esposto su questo versante è stato Berlusconi, outsider dei riti della politica. Cesa, uomo dal futuro radioso, ha invece strizzato l'occhio all'altra sponda senza bisogno di consultarsi con i suoi alleati tattici del momento. Credo che per tutta la durata della legislatura Prodi tutti noi che non lo abbiamo votato possiamo nutrire un legittimo sospetto di broglio, che non destabilizza il governo che ne verrà ma che dovrebbe servire da sprone per una nuova maturità e partecipazione politica.

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