martedì, aprile 25, 2006

La follia al governo

Senza volerlo, ma solo perché sono un ascoltatore di Radio radicale reo confesso, mi è appena capitato di ascoltare una registrazione di Fausto Bertinotti a congresso, festante per la vittoria elettorale conseguita. Ho stentato ad ascoltare una successione così becera di ideologismi d'altri tempi da lasciare allibiti, ma recitata con la più profonda serietà. Qualcuno che crede in simili ricostruzioni della realtà c'è ancora, lo sapevo, ma quel che è allarmante è che costoro in virtù della coalizione risicata di cui fanno parte e che è uscita vincitrice, dico costoro pensano di essere determinanti per la sorte del paese. E con tutto il fanatismo di cui sono capaci c'è da credere che lo siano.

Di Bertinotti ricordo un paio di momenti. La prima volta in assoluto che lo vidi in una delle sue infinite uscite televisive, paragonabili per quantità a quelle del papa, diede una sua illustrazione estremamente «approfondita» del significato dei termini 'destra' e 'sinistra': era di 'sinistra' un'immagine televisiva dove si vedevano i soliti operai (sempre di meno) in sciopero per non so quale rivendicazione e quali diritti, mentre era di 'destra' l'immagine natalizia di dipendenti che ricevevano dall'Azienda in cui lavoravano un panettone o qualche simile regalia. Un'altra volta ricordo ancora Bertinotti in confronto con D'Alema, vecchio comunista che si è accorto della caduta del muro e della fine di un mito. A pensarci bene, non li si vede spesso insieme a dibattito, Bertinotti e D'Alema. Forse non si sopportano a vicenda. D'Alema è uomo dalla battuta facile, un "battutista", come l'ho sentito una volta definire, credo cogliendo bene la natura dell'uomo. Ebbene, di fronte a Bertinotti che si lamentava per lo sciopero dei farmacisti, D'Alema era sarcastico sulla soluzione dell'istituzione delle drogherie di Stato come logica conseguenza dell'impostazione del ragionamento di Bertinotti.

A quanto pare, nello scontro Bertinotti-D'Alema per la presidenza della Camera è stato D'Alema a fare marcia indietro. Stando dove sono non posso conoscere le motivazioni dell'arrendevolezza di D'Alema, ma sono portato a credere che davanti all'ostinazione irresponsabile di Bertinotti, che al massimo potrà tener conto di frange marginali di società per le quali può valere il tanto peggio tanto meglio, avremmo facilmente assistito ad uno sfascio della coalizione unionista ancor prima del suo insediamento al governo. A questo proposito, e dopo aver aver ascoltato dalla stesso fonte radio il duetto retorico Pisanu-Ciampi, resto del precedente avviso, o meglio sospetto, che il broglio sia stato possibile e sia verosimile. Se il distacco di voti fosse stato assai più ampio sarebbe stata poco probabile l'ipotesi di una massiccia manomissione di schede che potesse restare inosservata. Ma con un'etica pubblica alla Bertinotti non mi sento di escludere che là dove non vi è stata adeguata controvigilanza il broglio sia passato, per motivi che ricavo dalle ammissioni di Cossiga. Se fossi io solo a pensarlo, non oserei esprimerlo per senso di responsabilità. Ma dopo che l'ipotesi è stata fatta dal presidente uscente io non ho obbligo di riservatezza e non vi è Cassazione o giudice di sorta che possa togliermi una mia opinione al riguardo. Non vi è "Italia dei valori" di sorta che possa farmi ricredere della profonda immoralità di tutto il ceto politico. Politica e morale restano ambiti distinti: alla morale si presta attenzione solo se può servire da mezzo propagandistico contro l'avversario, mentre la morale è del tutto impotente di fronte alla politica ed ai suoi idola et arcana.

Ciò detto, non recalcitro all'idea che il signor Prodi e la sua variegata compagine possano salire le scale di Palazzo Chigi e di tutti gli altri palazzi del potere, con i loro piani nobili e con le loro cantine ed i loro scantinati. Passato il carnevale elettorale, non mi resta che sperare nello stellone d'Italia. E sbagliano gli elettori che avendo votato per Prodi e la sua coalizione vivano in un'attesa miracolistica. Se vogliono illudersi a tutti i costi, sbagliano ed è giusto fare piazza pulita delle illusioni di destra o di sinistra che siano. Non voglio neppure loro contrapporre che se avesse vinto Berlusconi sarebbe stato tutto latte e miele. Vedo tempesta all'orizzonte e metaforicamente invidio poco il governo che deve farvi fronte. Una coalizione uscita vincitrice con un dubbio scarto di voti ed in balia di un Bertinotti o di un Pecoraro Scanio mi ispira assai poca fiducia. Nella speranza che i miei timori siano infondati, con piena consapevolezza della mia impotenza politica, senza pregiudizio di sorta, ma con l'ostinazione dell'analista indipendente starò ad osservare giorno per giorno lo sviluppo degli eventi, esprimendomi in questa sede dove possono leggere tutti e nessuno, ossia un pubblico virtualmente illimitato.

Di fronte ai termini militareschi ed allucinanti di Bertinotti che parla di "sconfitta" di Berlusconi e del suo seguito elettorale (forse la maggioranza numerica del paese intero, e certamente di quello che produce ed è trainante), io giudico positivo nell'area del centrodestra il risultato elettorale, se liberi dagli oneri del governo ciò significherà una profonda revisione del modo di fare politica. La politica non è il voto estorto ai cittadini ogni cinque anni, ma la capacità degli stessi cittadini di essere criticamente vigili giorno per giorno.

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