sabato, aprile 08, 2006

Il primato della giustizia secondo Di Pietro e gli arcana del potere svelati da Berlusconi

Qui di seguito riporto il mio commento inviato al soto di Antonio Di Pietro, che ha avuto la cortesia di leggere il mio blog, inserendomi con il mio consenso in una sua lista. Ricevo regolarmente tutti i suoi testi. Qualche volta come in questo caso li commento con una doppia pubblicazione: una sul suo sito in non più di 2500 caratteri, l'altra in questo mio blog dove riporto il testo integrale inviato a Di Pietro e sviluppo ulteriori aspetti che la limitatezza di spazio non ha consentito.

a) Risposta ad Antonio Di Pietro:

Domanda a tutti i lettori ed elettori Di Pietro: ma chi sono questi giudici? Non sono la corporazione più potente d'Italia? Li riterrei più credibili, se lo stesso accanimento dimostrato verso Berlusconi lo avessero dimostrato nella prassi quotidiana dei Tribunali, rispetto ai quali un uomo dabbene sta alla larga il più possibile e quanto più sa di aver ragione. Nella sua ultima sortita elettorale Berlusconi da presidente del consiglio uscente ha svelato gli arcana del potere. Cosa ha detto? Ha illustrato due diverse articolazioni del potere. Con Prodi vi è chi intende prelevare dai cittadini risorse finanziarie per redistribuirle. Ma, attenzione, può essere ed è una carità pelosa. Chi redistribuisce non è un terzo neutro fra chi riceve e chi è stato alleggerito. Come in una mediazione immobiliare al sensale spetta la sua brava percentuale. Nel caso del potere politico non solo resta nelle mani dei detentori del potere una parte di reddito, ma soprattutto resta loro appannaggio una funzione di potere che si traduce in un’influenza penetrante nella vita dei cittadini tutte le volte che devono fare una domanda, ottenere un favore o un sussidio, tirare la giacca a qualcuno. Ciò si traduce in un modo determinato di trarre i propri mezzi di sussistenza materiale. La burocrazia è la manifestazione più vistosa di questo modo di esercitare il potere. I giudici sono la sua parte più privilegiata e meglio retribuita. Stanno lì per garantire la nostra libertà ed i nostri diritti? Chiunque pratichi un'aula di giustizia sono certo che avrà qualche dubbio, o almeno ammetterà che il servizio non è gratis ed il prezzo piuttosto salato. Ritengo necessario ed insostituibile il ruolo dello stato. Si tratta però di sapere quanto di ciò che lo Stato chiede ad ognuno di noi è necessario e legittimo, quanto è invece intollerabile. Al di là di una certa soglia la protezione che lo Stato è tenuto ad offrire ai cittadini per ottenerne l'obbedienza, e quindi per essere legittimo, cessa di essere tale e diventa dipendenza crescente. In un contesto di oppressione finale e perdita di legittimazione anche il ruolo dei giudici si appanna. Dopo aver riflettuto a lungo, mi decido per Silvio Berlusconi (Maggiori e migliori svolgimenti formali si trovano nel mio blog: http://clubtiberino.blogspot.com/).

b) Gli arcana del potere svelati da Berlusconi.

Ciò che è importante negli arcana svelati da Berlusconi non è la novità della cosa, ma il fatto che a dirlo sia proprio Silvio Berlusconi, cioè il capo del governo uscente. Se fosse stato un letterato a dire che attraverso la redistribuzione del reddito si alimenta soprattutto un ceto politico e burocratico parassitario, non vi sarebbe stata nessuna novità su cose che molti sanno e pensano. Ma a dirlo è chi sta ancora al vertice del potere e intende condurre un disegno riformatore proprio contro di quei ceti di cui ha bisogno per il concreto esercizio del potere. Non stupisce che questi si siano sentiti minacciati e si siano coalizzati contro chi attenta alle basi della loro esistenza materiale. Si spiegano anche tanti compromessi ai quali Berlusconi si è già dovuto piegare. I cedimenti verso il clero e gli alleati. E' pure altamente probabile che i propositi riformatori abortiscano e che la società italiana si riveli inguaribilmente ingessata nei suoi equilibri e nei suoi rapporti di forza. Alla mia età le illusioni non sono più lecite. Se con Mani Pulite non vi fosse stato un terremoto il cui controllo è sfuggito a chi lo ha forse incautamente suscitato, l'esperimento politico di Berlusconi non avrebbe avuto neppure inizio. E' sintomatico come un D'Alema in caso di sconfitta elettorale del centrodestra di Berlusconi non voglia più sentir parlare neppure come capo dell'opposizione.

Non si può non dar credito nello svelamento degli arcana a chi il potere lo ha esercitato e continuerà ad esercitarlo se verrà riconfermato dagli elettori. Egli ci dice: non fatevi illusioni, chi preleva dai vostri portafogli lo fa innanzitutto nel suo interesse. A voi torneranno le briciole, ma soprattutto siete già fin d'ora penalizzati nel modo in cui potrete guadagnarvi da vivere. Il modello prodiano ha il suo sbocco in un popolo fatto tutti di dipendenti ed impiegati statali, organizzati ovviamente secondo un principio gerarchico ed una graduazione delle dignità. Vi è più libertà in una società in apparenza più sicura e garantita fatta di impiegati postali o dipendenti pubblici e privati che ricevono per lo più uno stipendio magro ma sicuro alla fine del mese, con strati di impiegati meglio retribuiti (giudici e deputati con uffici connessi) o in una società dove ognuno senza essere un mago della finanza o della impenditoria possa ricevere direttamente dal mercato il suo reddito in proporzione al suo lavoro e alla sua capacità di inventiva o alla sua voglia di arricchirsi? Sono due opposte visioni della società, dove da una parte vi è la sicurezza senza rischio e dall'altra il rischio senza sicurezza. La separazione fra i due modelli non è però rigida. Il mondo globalizzato ed i vincoli comunitari rendono insicuro ciò che prima appariva garantito: l'impiego stabile nel pubblico o nel privato. Ma vi è un'aggravante che aumenta l'inquietudine sociale. Dopo decenni di statalismo per un comune cittadino diventa difficile credere in se stesso, cioè nella sua autonoma capacità di produrre ricchezza e reddito. Comuqnue sia e comunque vadano a finire le elezioni, una cosa è certa: qualcuno la ricchezza deve produrla. Altrimenti non vi sarà nulla da redistribuire. Burocrazia e politici di ricchezza non ne producono: la consumano soltanto. Giuliano Amato può passare alla storia per aver inverato il detto popolare "governo ladro", quando nottetempo tassò i risparmi degli italiani ignari. A lui si deve anche la creazione dell'ICI che Prodi ritiene intoccabile e sacrosanta. Eccoci giunti al "populismo" imputato a Berlusconi (nell'ultima puntata di Ballarò si è parlato monograficamente di populismo, dandone una connotazione negativa e caricandolo tutto sulle spalle di Berlusconi. Al populismo si oppone una visione magari scialba, ma paternalistica e rassicurante incentrata su Romano Prodi, un leader travicello, che da buon papà ha pensato di porre in sicurezza i suoi figli facendo loro per tempo delle donazioni. La moglie Flavia non ha potuto smentire la notizia, pur dandone una sua motivazione che qui interessa poco. Ma non si tratta di una donazione in più o in meno, ma di una cultura economica. Nelle condizioni storiche attuali non pare realistico un modello di società dove nessuno possiede nulla e tutti possiedono tutto. Chi vuole pensare l'utopia lo deve fare fino in fondo con coerenza. Altrimenti produce solo maggiori guasti.

Per concludere senza eccessive complicazioni concettuali, ho trovato meritevole di considerazione in Berlusconi una visione dello Stato minimo, alla quale non ero abituato, ma che però in questo caso non significa necessariamente abbandonare i cittadini alla miseria o all'indigenza, bensì fornire loro l'occasione di essere padroni della loro vita e del loro destino senza dover dipendere da questo o da quello: la dipendenza può essere alquanto penosa. Stato minimo significa nella nostra epoca poter svolgere un ruolo di cittadini liberi da tutti quei condizionamenti che rendono una farsa le ricorrenti costosissime tornate elettorali. Da destra o da sinistra ad incominciare da martedi i signori deputati si spartiranno il tesoro dell'erario per i prossimi cinque anni. Dopo torneranno di nuovo a prenderci in giro e noi come tanti gonzi abboccheremo e faremo abboccare quelli più gonzi di noi sui quali abbiamo qualche capacità di influenza o di pressione. Non ritengo che gli uomini di Berlusconi siano degli stinchi di santo. Ma per non ritornare alla stagione del terrorismo e degli anni di piombo credo che ogni cittadino che ne abbia il tempo, la voglia e la capacità – non importa in quale partito abbia deciso di militare – debba chiedere conto al suo deputato del cuore e pretendere da lui spiegazione di ogni voto e di ogni firma. Il divieto di mandato imperativo è almeno oggi un'autentica truffa, che non trova più nessuna seria giustificazione. Dovrebbe finire l'epoca delle cambiali in bianco. La strada è forse quella offerta dall'articolo 49 della costituzione che impone ai partiti una struttura e un'organizzazione interna democratica. Si potrebbe di nuovo abolire il finanziamento pubblico dei partiti ed estendere al proprio partito l'otto per mille in alternativa o in concorrenza, meglio in alternativa, all'otto per mille destinato alle chiese, che devono trovare i loro finanziamenti direttamente dai loro fedeli e non da Mammona.

Poiché l'astensione non mi sembra adeguata al momento storico, dopo lunga esitazione, mi decido a votare per Silvio Berlusconi come il male minore, ma mi riprometto all'interno di Forza Italia di aumentare il mio impegno in contestazione delle molte cose che non mi aggradano. Se riuscirò ad essere tanto molesto da suscitare prima attenzione e poi meritare un'espulsione, riterrò così sciolto il vincolo a me posto dall'art. 49 della costituzione, che per certo mi preclude la via della violenza ma mi pone anche il diritto e l'obbligo di spendere tutte le mie energie di cittadino amante della patria per concorrere alla formazione della politica nazionale. Non vi è nulla di idilliaco nella previsione normativa ma è contenuta in essa la costituzionalizzazione della lotta politica, anche aspra, fra i diversi partiti politici ed all'interno di uno stesso partito. Nel caso malaugurato di espulsione (penso al mio indignato dissenso contro i Tajani, i De Lillo, i Sodano e tanti altri) mi riterrò cioè libero non di praticare la violenza, che mi è sempre stata estranea, nè tantomeno di fare il giro turistico dei diversi partiti, ma di ritornare alla tranquillità della vita privata, rassegnandomi all'imperscrutabile destino delle vicende umane.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Sig. Caracciolo secondo lei dovrei votare una persona come Berlusconi? In Forza Italia ci saranno migliaia di persone perbene, ma c'è il Duce che fa paura e non mi ha convinto. Qui di seguito i motivi per cui non lo voterò.

Sig. Berlusconi,
sono uno di quei coglioni che non voteranno per Lei alle prossime elezioni
politiche, e provo a spiegarLe i motivi:

1- Per prima cosa Lei non mi piace per la Sua storia personale, per come Lei
è diventato straricco. Se Lei avesse a suo tempo spiegato in modo
convincente e verificabile quale è stata la fonte della Sua fortuna, può
essere che anche il coglione che Le scrive l'avrebbe ammirata.

Invece Lei non ha mai fornito, tanto meno a quei magistrati che si occupano
delle Sue faccende la spiegazione di ciò di cui sopra. Dato che i coglioni
come il sottoscritto pensano che chi assume responsabilità di governo DEVE
essere TRASPARENTE e Lei ha fatto di tutto, persino leggi apposite, per non
esserlo, io non La voterò.

2- Lei ha occupato la poltrona di Presidente del consiglio per cinque
lunghissimi anni, che Lei ha speso nel primo periodo per sistemare con leggi
fatte appositamente dai Suoi avvocati che siedono in Parlamento i Suoi
affari e quelli dei Suoi amici e successivamente per governare malissimo il
Paese con colpevoli inerzie o con provvedimenti che hanno indebolito
ulteriormente i ceti più deboli ed aumentato enormemente la ricchezza di chi
era già ricco.

La Sua politica ha peggiorato il già scadente funzionamento della sanità,
della scuola, dell'università. Il modesto beneficio che i pochi pensionati
al minimo della pensione hanno tratto dall'aumento della medesima è stato
largamente assorbito dalla perdita dei vantaggi che queste persone godevano
in materia di sgravi di varia natura.
In sostanza, l'aumento della pensione li ha resi ancora più poveri. Anche
per quanto sopra io non La voterò.

3- La qualificano un grande comunicatore: io sono una persona che, quando La
vede in televisione si chiede come è possibile attribuirLe una qualità del
genere.
La mia impressione è quella di trovarmi di fronte ad una sorta di imbonitore
che, se si riascoltasse, si metterebbe a ridere per quante sciocchezze
riesce a dire.

Poi c'è l'immagine fisica, quella faccia che il trucco rende simile a quella
di una bambola, quel sorriso artificiale, quegli occhi simili a quelli dei
rettili che non partecipano mai al sorriso.
Un uomo dovrebbe non vergognarsi della propria età, della calvizie, della
canizie, delle rughe, tutti particolari che aggiungono dignità alla persona.
Lei, a settant'anni vuole apparire come un cinquantenne? Non mi pare un gran
bel modo di comunicare fiducia.
Io non mi affido ad una persona siffatta.

Non La voterò.

4- Lei è un giocherellone: questa Sua qualità può spenderla tra gli amici e
famigliari, se costoro La trovano divertente buon per Lei e per loro.
Ma Lei non aveva il diritto di ridicolizzare l'Italia , cioè il MIO Paese
con i Suoi modi da attore di avanspettacolo. Anche per questo io non La
voterò.

5- Lei ha indotto molti all'evasione fiscale, quando avrebbe invece dovuto
assumere iniziative serie ed fficaci per fare si che gli evasori pagassero.
Lei ha fatto l'apologia dell'evasione fiscale addirittura davanti ai vertici
della Guardia di finanza. Io le tasse le ho sempre pagate tutte. Anche per
questo non La voterò.

6- Lei ha creato scioccamente problemi con altri Paesi, dimostrando il Suo
nanismo in politica estera.

7- Lei ha mandato nostre truppe all'estero a cercare ciò che gli incaricati
dell'O.N.U. avevano certificato non esistere. A seguito della Sua
iniziativa, giovani Italiani sono morti. Io non sono la Sua coscienza, ma
anche per questo non La voterò....continua

8- La Sua ultima trovata è stata quella di promettere che, in caso di
vittoria, cancellerà l'I.C.I. sulla prima casa a tutti gli Italiani. Sa per
quale motivo non Le credo?
Per prima cosa poteva farlo nei cinque anni che ha avuto a disposizione, in
secondo luogo Lei che per tutta la campagna elettorale a chi la intervistava
su qualsiasi argomento non rispondeva nel merito ma parlava di come Prodi
avrebbe trovato le risorse per il programma dell'Unione.
Perché Lei si è sottratto ad un contraddittorio immediato? E se anche
mantenesse la promessa di abolire l'I.C.I. da dove uscirebbero i soldi
necessari a ai comuni?
Non sarebbero ancora i cittadini a pagare, magari attraverso l'imposizione
indiretta, quella sì, iniqua in quanto non tiene conto dei redditi delle
persone? Non la voterò.

9- Voglio dirLe un'ultima cosa: il coglione sottoscritto preferisce essere
governato da un "curato di campagna" piuttosto che da un Paperone vanitoso e
privo di senso del ridicolo che dichiara che chi non lo vota è un coglione
perché và contro i propri interessi: al contrario; non La voterò proprio per
difendere i miei interessi e quelli di molti milioni di coglioni come me.

Antonio Caracciolo ha detto...

Cortese Anonimo,

ho subito pubblicato il suo testo appena lette le prime righe ed ancora prima di leggerlo tutto. Fino ad un momento prima avevo lavorato a quella che mi auguro sia la stesura finale del mio post fondamentalmente incentrato sugli "arcana", che è anche un tema per me oggetto di seminari con i miei studenti e che prescinde dalle votazioni di domani e dopodomani. Poiché lei inizia con una domanda a me rivolta, le chiedo la sola cortesia di darmi il tempo di prendere fiato. Le risponderò quanto prima dopo un altro caffé o una passeggiata o una dormita. Posso intanto anticiparle che il mio proposito non è di indurre lei a votare per Berlusconi o altri. Esercitando il proprio diritto dovere di cittadino ognuno qui rischia in proprio. Ognuno di noi può sbagliare e restare deluso. Fino a pochi anni fa io ero estraneo al chiasso della politica. Poi mi sono reso conto che forse sbagliavo ad estraniarmi e a non volerne sapere. Ma in ogni caso non ho mai pensato neppure un istante che per me fare politica significasse tirare dalla mia parte (?) chicchessia. Fondamentalmente ritengo che nella parte in cui ciascuno si trova egli debba starci con il massimo di consapevolezza, avendo un certo senso della cosa pubblica e non unicamente del proprio privato interesse, che ha tuttavia una sua dignità e liceità se si tratta del proprio onesto lavoro, della propria identità e dignità, nel rispetto degli altri. Potrò essere tuttavia più preciso ed analitico dopo che avrò letto tutto il suo testo. Ho soltanto bisogno di una pausa di respiro.

Antonio Caracciolo ha detto...

Vengo dunque alla risposta che mi ero impegnato a darle, cercando di non eludere nessuno degli argomenti da Lei posti ed assicurandola che non vi è in me posizione preconcetta da impedirmi di poter eventualmente condividere le sue obiezioni e quindi comportarmi di conseguenza. Incomincio nell'ordine di successione del suo testo:

a) il Duce. Se intende dire che la figura di Berlusconi è assimilabile a quella di Mussolini, ritengo che ciò proprio non si possa dire e non credo di doverlo argomentare.

b) La storia del "coglione". Ho seguito la vicenda negli esatti contesti. Ho anche sentito le rettifiche di Berlusconi. Non ritengo che ci sia stata volontà e contenuto per davvero offensivo. Credo che anche qui si sia voluto strumentalizzare e distrarre l'attenzione dal piatto forte, cioè l'abolizione dell'ICI. Se le può essere di conforto, anche io mi sento un coglione per una infinità di motivi che sarebbe troppo lungo e noioso da spiegare.

c) Lei dice: "perché dovrei votare per...". Lei non deve e nessuno la può obbligare. Guai se così fosse. In realtà né io nè lei né altri abbiamo molta scelta. Si tratta di una valutazione comparativa tra due diversi personaggi. Io avrei preferito di gran lunga un ben diverso processo di formazione della decisione elettorale con ben altri partiti ed altri uomini.

d) La ricchezza di Berlusconi. Questo mi sembra la sua avversione principale. Senza essere io per nulla ricco, le rispondo che proprio questo fatto da lei lamentato dà a me maggior affidamento rispetto ai tanti che in politica sono partiti con le "pezze al culo" per conseguire quella ricchezza che Berlusconi ha raggiunto per altre vie. Come? Le rispondo che non sono documentato sul come e neppure sono interessato. Mi occupo di storia, filosofia, diritto, ecc., ma francamente non trovo interessante la storia della fortuna economica di Berlusconi o altri del suo livello (Bill Gates, Onassis, Agnelli, ecc.). Non ho mai comprato o letto libri del genere (a parte i fumetti con Paperon de Paperoni). Conosco invece dei miei amici che sul modo in cui Berlusconi ha fatto i soldi sono documentatissimi. Per il rispetto e l'amicizia che ho per loro non ho mai detto che avrebbero potuto risparmiarsi il tempo, leggendo qualcosa di più solido. Per non sembrarle evasivo, le rispondo che in linea di massima ritengo che tutti i grandi patrimoni abbiano richiesto per potersi formare all'inizio una certa dose di spregiudicatezza. Se questa poi ha assunto grave rilievo penale (rapina a mano armata, assalto a banche, estorsioni, pirateria, frodi, ecc.), ci sono giudici e poliziotti che dovrebbero saper fare il loro mestiere. Per me Berlusconi è un soggetto politico, non un soggetto economico. Potrei continuare con esempi grandi e piccoli, ma spero che sia sufficiente così.

e) che Berlusconi abbia fatto leggi per suo comodo francamente credo che ciò non sia più vero di quanto tutti i deputati di ogni parte politica non abbiano fatto le leggi che loro tornavano comodo: pensioni, vitalizi, privilegi di ogni genere che noi neppure sospettiamo e scopriamo di tanto in tanto per caso. In ultimo ho appreso televisivamente da Diliberto (che per molti anni ha convissuto con un donna) del fatto che gli onorevoli deputati già godono della possibilità di concedere la reversibilità del loro vitalizio alla compagna non unita dal prescritto matrimonio imposto ad ogni comune cittadino. Per non parlare poi degli infiniti privilegi della Chiesa cattolica ad incominciare dal Concordato stipulato dal fascista Mussolini (Il Duce detto dal papa "l'uomo della Provvidenza"), votato alla costituente dal comunista Togliatti, riformato dal socialista Craxi ed ereditato dal camaleontico Berlusconi che sa di non poter rischiare anche l'ostilità del clero. In ambito universitario, con professori ordinari distribuiti in tutti i partiti non si è mai potuto fare una seria riforma universitaria perché i privilegi dei professori ordinari dovevano essere salvaguardati a prescindere da ogni politica di partito. Per chiudere una lista infinita si ricordi del rifinanziamento pubblico dei partiti dopo che tutti i coglioni d'Italia ad oltre il 90 per cento avevano votato per la sua abolizione. Qui i coglioni sono tali non di nome, ma di fatto! E non c'è stata nessuna levata di scudi. La consegna è stata: zitti e mosca!

f) la politica economica e sociale. Non so se sono giusti i suoi giudizi. Per quanto riguarda la riforma universitaria ci sono stato dentro ed ho opinioni formate sulla base di un'esperienza diretta. Sono stato e sono contrarissimo alla riforma Moratti, ma a sinistra i progetti di riforma non erano e non sono granche migliori. Ho assistito a cose truculente. Credo che Berlusconi ci capisca poco di materia universitaria. Ma penso che a decidere sia stata una ristrettissima lobby di professori ordinari che si autodefiniscono eccellenti. Credo che sia una visione semplicistica quella di pensare che un solo uomo (il Duce? Magari lo fosse!) sia capace di imporre la sua volontà contro ristrette cerchie di interessi che hanno possibilità di accedere alle stanze ed alle anticamere del potere molto di più di me e forse anche di lei. Solo un Duce autentico che possa contare sull'appoggio incondizionato e feticistico del più infimo popolino può imporre la sua volontà a ristretti e occulti gruppi di interesse. Questa possibile alleanza del popolo con un Duce la si chiama con il termine spregiativo e demonizzante di "populismo", appunto perché chi può temere qualcosa da questa alleanza fa di tutto per scongiurarla. E da qui vengono fuori quelle campagne mediatiche distruttive di un'immagine. Molti ci cascano e dopo non resta loro altro che la benevolenza del curato di campagna. Mi scusi, ma io la vedo così, anche se non sono poi per niente sicuro che machiavellicamente l'allenza fra l'Uno ed il Popolo contro i Grandi possa avere avere successo nella situazione italiana.

g) La politica economica e sociale. Pensando che l'economia sia una scienza importante, ho studiato all'università almeno una dozzina di materie economiche. Ne conservo l'impressione che i fatti economici siano ingovernabili e soggetti al caso. Tra i miei insegnanti ho avuto Paolo Baffi, non ancora divenuto governatore della Banca d'Italia. Nella sua materia mi ha dato trenta con la lode ed in più la dedica sul libro che mi aveva regalato. Delle sue lezioni ne ricordo in particolare una, quando dopo aver fatto il giorno prima alcune previsioni di mercato, il giorno dopo ebbe lui stesso a dire: "Sono stato smentito dai fatti!". Non crede, caro lei, che se i nostri Governanti di qualunque colore politico essi siano fossero in grado di governare l'economia con la bacchetta magica noi oggi saremmo tutti quanti ricchi come lo stesso Berlusconi? Non è Prodi l'apostolo della Felicità? Le faccio i migliori auguri.

h) L'antipatia per il personaggio Berlusconi. Questa mi sembra in lei una motivazione forte. Trattandosi di fatto soggettivo cosa posso obiettarle? Ognuno di noi ha simpatia o antipatia per questo o per quello. Non è cosa razionale sulla quale si possa discutere. Può servire a qualcosa dirle che io nutro un'antipatia analoga per Romano Prodi? Posso invece assicurale che per quanto mi riguarda non ho nessun attaccamento di tipo carismatico verso Berlusconi. Niente di lontanamente simile a quell'atteggiamento che fu di gran parte degli Italiani verso Mussolini. Semplicemente trovo il personaggio bonario e molto più sopportabile del tipo medio del politico professionale.

i) il ridicolo internazionale dell'Italia. Caro lei, qui per me le origini sono antiche. Se vuole le origini più recenti io li trovo a partire dalla fine dell'ultima guerra mondiale, ad incominciare dalla quale tutti i nostri variopinti governanti non possono fare altro che i buffoni davanti ai potenti della terra. Ma possiamo andare anche più lontano, quando Bismarck ci definiva come il popolo delle tre S per la nostra propensione a cambiare alleanze per attaccarci al carro del presunto vincitore. Vedo qui una costante da Cavour, passando per Mussolini per arrivare a Berlusconi che poveretto ha motivato l'altra sera la partecipazione alla guerra in Iraq come un mezzo per vendere negli USA più vino dei francesi. Come vede so essere critico verso Berlusconi, che però resta per me preferibile ad un D'Alema o a un Rutelli. Possiamo risalire indietro fino a Maramaldo. Triste discorso ma per niente databile a decorrere da Berlusconi.

k) sulla questione dell'ICI mi permetta di rinviarla ad un mio apposito post che può trovare in questo stesso Blog. Aggiungo soltanto che l'obiezione "perché non lo hai fatto prima durante i cinque anni" non mi sembra una grande argomentazione. Se non erro, l'ho già sentita in bocca a Prodi. "Mi impegno a farlo adesso": può essere la risposta. Come italiano ciò che mi interessa è che lo faccia per davvero. A questo punto tirarsi indietro, se vincesse le elezioni, mi sembrerebbe pericoloso per l'ordine pubblico. Non so se lei è contento di pagare l'ICI. Per comprare la casa dove abito ho dovuto fare fondo a tutti i miei risparmi. Non ho ricevuto nessun aiuto dal governo in carica all'epoca. Doverci pagare sopra una tassa mi sembra particolarmente odioso... ma rinvio al mio apposito Post, che tengo aggiornato di tanto in tanto, commentando gli articoli di stampa che trovo sull'argomento.

l) Infine, se ho risposto esaurientemente a tutti i suoi quesiti, mi lasci concludere dicendo che mi sento preoccupato comunque si metterano le cose. Se dovesse risultare eletto Berlusconi anche con il mio voto, la prego di non ritenere che io abbia vinto su di lei e lei abbia perso nei miei confronti. E' una trappola nella quale noi cittadini non dovremmo cadere. Se invece anche con il suo voto dovesse prevalere Prodi posso assicurarle che non mi vestirò a lutto, pur non aspettandomi una buona politica di governo. Concretamente, credo che nell'uno o nell'altro caso la mia vita cambierà poco, almeno in termini strettamente individuali. Non lavoro al seguito di nessun deputato in lizza e la mia posizione all'interno di Forza Italia è del tutto marginale. Pur essendo io presidente di un Club e Coordinatore Provinciale, gli Alti Dirigenti non rispondono mai alle mie numerose missive che per scrupolo mando loro. Molti se ne sono andati dal partito proprio per questo trattamento. Ma qui si tratta di un discorso tutto interno, che a lei giustamente può non interessare.

Chiudo per stasera assicurandole che la sua decisione elettorale ha il mio pieno rispetto. Essendo io per natura dubbioso, ammiro sempre le certezze alltrui e non faccio mai nulla per incrinarle.