lunedì, aprile 10, 2006

I costi delle elezioni

Ricevo da una newsletter questa notizia di Alan Friedman, un esperto, sui costi della tornata elettorale. La pubblico qui volentieri e mi viene da pensare a quanto sarebbe facile trovare i soldi per l'abolizione dell'ICI solo organizzando in modo più economico le elezioni, ad esempio con il voto elettronico, magari standosene a casa propria. Mi piacerebbe trovare dell'altra contabilità sui costi complessivi della politica. Una legge famigerata e vergognosa di cui poco si parla, votata all'unanimità dai nostri parlamentari da destra a sinistra, annullò l'esito del referendum con il quale oltre il 90 per cento degli elettori aboliva il finanziamento pubblico dei partiti. Aggiungo che di questi soldi i cittadini che intendano far loro politica non vedono neppure una lira. Ne sanno qualcosa i semplici militanti che possono aver bisogno di un luogo di riunione. Può succedere che un Big affitti e paghi lui sporadicamente la sala di qualche grande e lussuoso albergo. Ma in questo caso chi va lì può solo applaudire il suo ospite, che magari offre pure il rinfresco ed il buffet. Altrimenti il Big non ha nessun intereresse ad affittare una sala che potrebbe essergli ostile. In pratica, queste riunioni sono adunate di clienti. L'altro giorno sono rimasto inorridito da un cittadino-elettore che "voleva" essere invitato a cena insieme con la sua famiglia. Non credo lo dicesse per scherzo. Io mi sono vergognato per lui.
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Care elezioni

Una lunga e difficile campagna elettorale si è finalmente chiusa. Accuse, insulti, proteste, polemiche, non è davvero mancato nulla nel duello tra i due principali candidati a Palazzo Chigi. Programmi elettorali, promesse, tagli alle tasse e tanto altro, e ora a conti fatti vedremo quante di quelle promesse saranno mantenute nei prossimi cinque anni. Avremo tempo e modo di rendercene conto. Nell’immediato, invece, vorremmo fare i conti su quanto è costata tutta la macchina elettorale.

I fondi stanziati dallo Stato per queste elezioni politiche sono stati 393 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 34,6 milioni necessari per consentire il cosiddetto voto elettronico, un esperimento però che ha coinvolto non più del 21% del totale delle sezioni elettorali.

Quindi, a conti fatti le elezioni politiche 2006 sono costate allo Stato italiano ben 427 milioni di euro; vale a dire quasi 7 euro per ogni elettore. E visto che in Italia ci sono circa 61.700 sezioni elettorali aperte, ognuna di loro costerà al massimo 5.600 euro, anche se nel calcolo della media vengono comprese le voci di spesa più diverse.

A cominciare dai costi gestiti dai comuni e in seguito rimborsati dallo Stato, costi come i 187 euro che intasca ogni presidente di seggio a cui si aggiungono 145 euro per ciascun scrutatore e segretario. Totale per ogni seggio: circa 800 euro.

Per seguire le operazioni elettorali il comune deve chiedere straordinari al proprio personale. Così un dipendente per le sole elezioni arriva a percepire una somma di circa 670 euro. In totale un comune per le elezioni può spendere in media tra i 3mila e i 3400 euro per ogni seggio.

Nel calcolo medio rimangono oltre 2mila euro per seggio pagati invece direttamente dallo Stato. Che copre personale militare, forze dell’ordine, la stampa dei manifesti, dei libretti di istruzioni e delle schede elettorali.

Insomma per lo Stato è una bella spesa quella della macchina elettorale, un motivo in più per auspicare che non si debba fare ricorso alle urne prima della scadenza naturale della prossima legislatura.

ALAN FRIEDMAN

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non vorrei entrare nel merito della questione; mi limito ad un'osservazione generale sul Suo blog: che filosofia adotta per legittimare un partito pieno di prescritti, pregiudicati, fascisti, vilipendisti, oltre che pieno di contraddizioni come scissionisti e nazionalisti?
PS nel PD si sono celebrate le primare, come penso che Lei ben sappia, quindi l'assenza di democrazia non sussiste in tutti i partiti.

Antonio Caracciolo ha detto...

Nessuna difficoltà a risponderle visto che lei si è presa la pena di leggere un mio post dell'aprile 2006, che ho dovuto rileggere per ricordarmi il problema. Intanto non è un mio articolo, ma ho riportato dati importanti forniti da altri.

Lei però parla di una valutazione generale del mio blog, dove si trovano oltre 350 articoli e mi chiede quale giustificazione do di una parte politica nella quale dichiaro di militare e che è diversa da quella nella quale lei sembra invece aver scelto di militare.

La mia risposta è che lei non ha letto adeguatamente l'insieme dei miei articoli in numero di oltre 500. Non pretendo affatto che lei si sobbarchi ad una simile fatica. Mi permetto perciò di risponderle riassuntivamente, esponendo il mio pensiero al riguardo.

Un pensiero che è fortemente critico ed impietoso veros tutti i partiti, proprio tutti compreso il suo. Il problema è: cosa si può fare, essendo buoni cittadini e non volendo praticare la via dell'eversione violenta del sistema politico?

Mi sono spesso richiamato all'art. 49 della costituzione. È importante che ognuno di noi si scelga un partito, quale che sia purché legale, e che all’interno di questo partito eserciti la critica verso tutto ciò che si ritiene debba essere criticato: partecipazione democratica, dibattito, formazione della politica nazionale, ecc.

È importante che lo si faccia. Che nel farlo si abbia successo è altra questione. Si può essere lucidamente e consapevolmente perdenti, ma "fai quel che devi, accada quel che può”. Se non si fa nulla, la cosa è assai grave. Per quel che ho potuto mi sono mosso e mi muovo in questo senso. Quando mi avranno cacciato dal partito dove mi sono iscritto, tornerò un uomo libero, ma non mi ricollocherò altrove.

Un ragionamente che ho trovato riprovevole è il seguente: il tuo partito non è un partito buono, magari per i motivi che lei dice. Dunque, lascialo e vieni ad iscriverrti al mio. Molti del mio partito lo hanno fatto e mi hanno invitato a seguirli.

Io non ritengo ciò dignitoso. Volendo ammettere che molte critiche alla mia parte politica possano essere fondate, a maggior ragione io sarò tenuto ad accoglierle ed a farne una critica interna, anche trovandomi in posizione di minoranza e di emarginazione.

Inoltre, la mia filosofia, basata su testi di diritto pubblico, distingue fra cittadino, militante di partito, elettore: possono avere comportamenti difformi senza essere necessariamente, dico necesariamente in contraddizione.

Non so se sono riuscito a ben riassumerle cose che sono alla base di tutto ciò che vado scrivendo su questi temi.

Cordialmente

Antonio Caracciolo
- Docente di filosofia del diritto che è però anche cittadino come lei e che può portare nel suo impegno politico anche la sua specifica competenza professionale senza per questo vedere più giutso di quanto veda lei.