sabato, aprile 29, 2006

La politica e il dibattito da osteria

In questo Blog mi capita di rispondere con impegno e serietà a qualche raro navigatore che vuol lasciare un commento che io pubblico senz'altro. Ho spiegato già dal mio profilo il percorso attraverso cui in età avanzata, non più utile per tentare carriera e fortuna politica, ho voluto impegnarmi. Faccio fatica a far capire ai miei interlocutori che il mio modo di intendere la politica non è la difesa a spada tratta di una bandiera, non è un tifo calcistico, non è un'infatuazione, non è una "fede nata nel cuore". Non è soprattutto un affrontarsi come un cane rabbioso con l'elettore che ha dato il voto ad un altro partito. Della vita privata di Berlusconi e dei suoi affari è cosa di cui sono poco documentato e verso cui ho assai scarso interesse. Dei vari personaggi che lo circondano e che hanno presso di lui accesso e udienza non ho l'atteggiamento che si poteva avere per i sottufficiali di Garibaldi. Berlusconi non è per me Garibaldi e quanti gli stanno vicino non sono altrettanti Bixio.

Io prendo sul serio il dettato dell'art. 49 della costituzione che va tradotto come segue: non è più percorribile, se mai lo è stato, il cammino del 68 che ha portato agli anni di piombo ed alla pratica dell'omicidio politico non del tutto cessata. Occorre invece riuscire a farsi venire delle idee politiche in testa e confrontarle con altri all'interno di uno stesso partito e poi con altri ancora che stanno in altri partiti. Le idee buone, quando ci sono, non hanno copyright. Non sono rosse, verdi, turchine. Era un'idea buona, ad esempio, l'abolizione dell'ICI. Adesso non se ne parlerà più. Sta prevalendo una concezione della politica fiscale come accettazione del martirio e del sacrificio per la salvezza dell'anima.

Insomma, dopo tanti anni di pretesa vita democratica, io trovo una profonda immaturità nella stragrande maggioranza dei cittadini. Non è un'offesa per nessuno. Intendo dire che lo schema della rappresentanza politica non è più né credibile né proponibile e che il degrado della stessa vita politica nasce dalla mancanza di alternativa ad un modello di partecipazione politica basato proprio sulla rappresentanza e sull'elezionismo. Berlusconi ha avuto il grande merito di aver offerto ad oltre il 20 per centi dei cittadini iscritti in FI la possibilità di fare politica in modo nuovo. Resta però ancora molto da costruire e quel che c'è da costruire non dipende più dallo stesso Berlusconi ma da quanti hanno avuto da lui la possibilità di far politica al di fuori di quelli che erano i partiti tradizionali, i quali passati la bufera si vanno ora ricostituendo e tentano di cancellare la novità. In pratica un italiano su cinque ha l'opportunità di fare una proposta politica agli altri quattro. E' in atto una sfida, una scommessa. Il giuoco non è ancora chiuso. Se il tentativo fallisce, resta una lunga notte di regime.

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