sabato, aprile 29, 2006

Vita di partito: le bizze di Tremonti

Non ho le competenze di Tremonti in materia economica e non posso arrischiarmi in un giudizio sul suo operato come ministro. Voglio confidare che abbia fatto del suo meglio e soprattutto meglio di quel che avrebbe potuto fare il suo ministro ombra della sinistra. Si prestano invece ad un giudizio politico le frasi a lui attribuite e subito smentite. Ciò che ha attirato la mia attenzione è la sua minaccia di "andarsene da FI" se non gli fosse stata data una certa cosa, in questo caso il ruolo di capogruppo a Montecitorio. Mi lascia molto perplesso quella minaccia di andarserne da un'altra parte, vera o falsa che sia. Io che non mi chiamo Giulio Tremonti, ma solo Antonio Caracciolo, non ho mai pensato a trasmigrazioni da quando ho deciso di impegnarmi in politica. E' previsto in caso di sfascio il mio ritorno ad un ambito srettamente privato. Ma non mi piace essere autoreferenziale, come si dice, ossia parlare di me stesso, anche se un blog personale ha proprio questo scopo.

Trovo "diseducativo" ed "offensivo" il ruolo da primadonna che molti nei partiti tendono ad assumere. Molti se ne sono già andati da FI e molti minacciano di farlo. Sarà pure un grande dell'economia il nostro Tremonti, ma le frasi a lui attribuite (mi auguro veramente infondate), mi consentono di poterlo criticare sul piano politico. I partiti sono previsti dalla costituzione come spazi per consentire ai cittadini di poter esprimere e dibattere il loro pensiero politico. Si è invece sviluppato un elezionismo che ha prodotto una nuova classe degli ottimati, oligarchie che passano sopra la testa dei cittadini, per i quali a questo punto potrebbe essere preferibile essere oppressi da uno solo anziché angariati e offesi da molti, si chiamino pure autoreferenzialmente "onorevoli". Non mi piace l'uscita di Tremonti, o meglio non mi piace l'idea di partito che ne viene fuori.

Altro fatto che mi lascia perplesso è l'opzione per l'elezione in Calabria. Da calabrese non mi riesco ad immaginare un Tremonti compaesano. Mi chiedo se questa scelta abbia effettivamente qualcosa a che fare con la Calabria ed i suoi tragici problemi o sia un puro fatto tecnico di opportunità dettato dall'ultima legge elettorale, direi un autentico pateracchio se il poi rafforzamento del ruolo dei partiti che la giustificherebbe è quello che Tremonti dimostra con la sua uscita. La legge non è diversa da quella fascista del 17 maggio 1928, che consentiva soltanto di votare tutti i nomi di una lista, non di sceglierli, presentata in quel caso dal governo, cioè da un soggetto pubblico, mentre ora non è dato sapere da chi e come le liste sono state formate. La partitocrazia mi pare sia stata soppiantata da un felomeno fprse peggiore, l'elezionismo di cui poco si parla ma su cui occorre riflettere. Di fascismo ha parlato Pannella nel senso che almeno il fascismo aveva il senso ed il rispetto della legalità delle leggi magari esecrabili che aveva voluto, mentre oggi assistiamo ad una legalità per burla. Ma qui il discorso si complica e dobbiamo interromperlo.

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