martedì, aprile 11, 2006

Lorenzo Cesa è contento

Le dichiarazioni di tutti i leaders dell'UDC che ho finora ascoltato ripetono lo stesso motivo: eravamo al tre per cento siamo passati al sei. E tutto va bene. Si sentono ringalluzziti e pensano adesso di poter contare di più e di poter alzare la voce. Un poco di matematica la so fare anche io iscritto di Forza Italia. Nel 2001 Forza Italia aveva il 29 per cento ed è scesa al 23 pur restando il partito di maggioranza relativa. Sarebbe stato per me di gran lunga preferibile non avere gli UDC alleati e aver conservato il 29 per cento del 2001: una differenza appunto del sei per cento. Se poi nelle ultime trattative segrete, fatte forse nella cucina di via del Plebiscito, si fosse deciso di scaricare gli UDC e di allearci con i Radicali, oggi noi avremmo vinto le elezioni e ci sarebbero state le premesse per una avanzata ulteriore. E' un' ipotesi, naturalmente. Ma un'ipotesi lecita al pari di altre e soprattutto strategicamente accettabile, mentre non è strategicamente accettabile un ritorno alla restaurazione dello Stato Pontificio che si trova alla fine del percorso concettuale dell'UDC. Di questo passo Forza Italia continuerà a perdere di consensi ed a far lacerare sempre più il tessuto sociale e civile del paese. Ed è questo esattamente quel che vogliono gli UDC, che però ritengo abbiano già fatto il pieno del voto sanfedista. I cattolici nella maggior parte, credo, si sentono meglio tutelati da un'autorità laica, che non dalla mano pastorale dei Vescovi. Altro che "bavaglio!" Caro Presidente, credo che questa tua uscita infelice ti abbia fatto perdere da sola almeno 50.000. Non credo che i cattolici vogliano ritornare all'epoca in cui i parroci redigevano i verbali sullo "stato delle anime". Di sentire i Vescovi sentenziare fin dentro la camera da letto, penso che non ne vogliano sapere proprio i cattolici.

Le dichiarazioni soddisfatte di Lorenzo Cesa lasciano capire una strategia di erosione interna. Le intenzioni di fare le scarpe a Forza Italia mi paiono quanto mai chiare. Se Berlusconi non è uno sciocco, dovrebbe porre degli argini. La mossa del partito unico mi sembra buona ed ora anche praticabile perché non ci sono problemi di governo. Nel quadro politico attuale si potrebbe presto ritornare a votare. Nel frattempo bisogna prepararsi anche organizzativamente. Dunque: partito unitario. Chi ci sta, va bene. Chi non ci sta, fuori! Ma, attenzione!, un partito unitario che fosse una semplice sovrapposizione cartacea di simboli sarebbe un aborto. Occorre una profonda riorganizzazione interna a conclusione della quale il partito unitario diventa uno solo ed ognuno acquista una nuova identità. La pratica quotidiana del dibattito interno, lo sviluppo della partecipazione degli iscritti, la lotta al tesseramento fittizio, il radicamento territoriale attraverso l'apertura di sedi distinte dalle parrocchie, la chiara comprensione della laicità della prassi politica e amministrativa, ecc., tutto ciò dovrebbe produrre il soggetto nuovo. Il pateracchio cucinato da Adornato mi pare più rivolto al compromesso con l'esistente che non rivolto a creare un soggetto nuovo, con una nuova dirigenza, con nuovi quadri di base, intermedi, ai vertici, dove sono ora andati a finire i fuoriusciti dei vecchi partiti rimasti disoccupati dopo lo sconquasso di mani pulite e della caduta del Muro: Adornato, Bondi e Cicchitto, guarda caso sono proprio tra questi. E come stupirsene? Chi altri è seriamente disposto a impegnarsi in quella politica di cui il senso comune della gente dice che è cosa sporca, sempre sprorca, irrimediabilmente sporca. Può darsi che nei pregiudizi fortemente radicati ci sia un fondo di verità.

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