venerdì, maggio 11, 2007

Commento alla Lettera aperta di Quagliarello a Cicchitto e Biondi

Creato l’11.5.97
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versione 1.0

Ho appena inviato all’Occidentale il commento ad un articolo con il quale Quagliarello manda una “Lettera aperta” a Cicchitto e Biondi per la loro decisione di non partecipare al Family Day. A mio avviso, Biondi e Cicchitto devono invece venire domani a Piazza Navona. Dubito che il mio Commento venga pubblicato dai Moderatori liberali di Magna Carta. Ne salvo il testo in questo mio blog dal titolo programmatico “Fare politica in Forza Italia”, che ho dovuto creare per non aver mai trovato possibilità di esprimermi negli spazi liberali di Forza Italia:

La nuova epoca delle guerre di religione

Mi riservo un più ampio ed articolato commento nel blog "Fare politica in Forza Italia". Qui esprimo alcune rapide notazioni. Con Biondi e Chicchitto mi rammarico che la loro presa di distanze dal Family Day non sia stata più netta e coraggiosa. È grottescamente aberrante l’argomento che la manifestazione di piazza Navona costituisca una contromanifestazione di disturbo: è vero esattamente il contrario. Scegliendo la data del 12 maggio, Pezzotta e Roccella non potevano non sapere che era l’anniversario del referendum sul divorzio e della morte di Giorgiana Masi. La provocazione è stata fatta da chi ha pensato che in questo paese fosse ormai estinto lo spirito laico e che tutto si potesse osare. Hanno fatto male Cicchitto e Biondi a non organizzare un contromanifesto a quello redatto da Quagliarello: come militante di FI lo avrei senz’altro firmato. Sbagliano Cicchitto e Biondi a non venire a piazza Navona, dove io sarò anche e forse soprattutto contro i tanti Quagliarello in parlamento. A Piazza Navona dovrebbe stare ogni autentico liberale senza aggettivi. A far data dalla campagna per l’astensionismo referendario è ormai in atto una nuova guerra di religione: non bisogna aver paura di riconoscerla come tale e di combatterla, schierandosi dalla parte che si ritiene la propria. Trovo irritante rivendicare per la chiesa un vero e proprio diritto di intervento nella sfera politica e pretendere che i soggetti che ne sono minacciati non debbano reagire, non si debbano difendere, debbano sottostare ad un assurdo timore reverenziale verso chi con le sue prese di posizione è stato molto più violento ed offensivo di chi si è limitato ad imbrattare qualche muro, non potendo altrimenti esprimersi. A Bagnasco non esprimo perciò nessuna solidarietà, perché a mio avviso non la merita. Fino ad oggi, per amore di quiete, ho evitato di esternare l’abisso concettuale che mi separa dal cristianesimo e dal cattolicesimo in particolare: libri scherzosi e divertenti come quelli di Odifreddi sono la spia di un’insofferenza ben più profonda nel seno della società italiana. Mi auguro che Forza Italia sia e si dimostri quel partito liberale che dice e pretende di essere. E per questo ben vengano altri cento Family Day che facciano cadere i veli dell’ambiguità e del nicodemismo.

* * *
Spiego ogni volta che me ne capita l’occasione come la distinzione fra laico e laicista non abbia consistenza logica, ma sia solo una deformazione polemica per esprimere da parte della gerarchia ecclesiastico il gradimento o il non gradimento di una determinata posizione. Allo stesso modo in cui noi diciamo cagnolino e cagnaccio. (segue) Queste operazioni sul linguaccio sono tipiche da cattolicesimo non da oggi, ma fin dalle sue origini, da quando incomincio a trasformare la festa pagana del Sole nel Natale cristiano. Se è che il linguaggio – come dice Heidegger – è la casa dell’essere, si tratta di una violenza inaudita di fronte alla quella sono di una assoluta innocenza le scritte murali che tanto hanno attratto l’attenzione dei mezzi di informazione. Un tipico ribaltamento dei ruoli: il violento diventa la vittima e l’aggredito viene additato come il criminale terrorista aggressivo. Se lo spirito critico non è scomparso dal suolo italico, la vicenda Bagnasco può essere letta ben diversamente da come è stata presentata. Un ulteriore esempio è il valore simbolico della data del 12 maggio. In macchina a baubau ho sentito il teodem Enzo Carra così argomentare: l’anniversario del referendum del divorzio non è mai stato celebrato prima, perché mai i suoi organizzatori dovevano farlo adesso dopo che il 12 maggio era stato fissato il Family Day. Doppia obiezione: perché mai il buon Pezzotta doveva scegliere proprio il 12 e non l’11 o il 13 che per giunta cadeva di Domenica, giorno del Signore. Ed inoltre con Giorgiana Masi era stato organizzato all’epoca una sorta di anniversario: fu uccisa proprio quel giorno!

(segue)

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