lunedì, maggio 14, 2007

Necessità dell’esser contro ovvero per una nuova filosofia della reazione

Creato l’14.5.97
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Ho appena ascoltato e riascolterò in replica la rassegna stampa radiofonica di radio radicale. Per un’anima laica e liberale vi è di che restare impauriti e sconfortati dai commenti odierni ispirati alle due manifestazioni del 12 maggio, l’una a piazza San Giovanni gremita da masse sanfediste ancora più arretrate di quelle del cardinal Ruffo e da politici uno più servile dell’altro, in buona o in cattiva coscienza; l’altra a piazza Navona animata da uno sparuto gruppo di “spiriti liberi”, tra le cui fila non potevo mancare, per quel che mi riguarda e qualunque fosse il loro numero. Gli uomini che in parlamento fanno le leggi, cioè poco più di mille individui privilegiati, ci hanno fatto capire che firmeranno ogni richiesta che monsignor Bagnasco penserà di inoltrare per conto del suo capo Joseph Ratzinger, divinizzato con il nome di Benedetto XVI. I fiumi scorrono trattenuti dagli argini. Rotti gli argini della storia, a giudicare dai trionfalismi del post Family Day ci si dovrebbe aspettare un ritorno dei peggiori spettri del passato: roghi ed inquisizione, demonizzazione delle eresie, fine del libero pensiero, “elogio dell’inquisizione”, cattolicesimo come pensiero unico ammesso ed il papa come suo unico e legittimo interprete. Per non parlare di quanti devono aver di che temere se appena vivono fuori dalle regole e condotte di vita fissate dai Bagnasco ed oggi propagandate da una nuova setta di “atei devoti”: il clero rosso, rimasto orfano del comunismo sovietico, si è messo a servizio del clero vaticano. Friedrich Nietzsche moriva nel 1900, ma lasciava acquisizioni di pensiero che sembravano irreversibili. E lo sono ancora, per la verità. Ma non per tutti. Ne resteranno fatalmente esclusi i trinitari del Giuseppe, Maria ed il Bambinello.

A far paura non è il numero dei sanfedisti di San Giovanni. La paura è salutare perché avverte del pericolo e consente di preparare la difesa. Considerati i mezzi di cui dispongono le 26.000 parrocchie e la lunga e meticolosa preparazione, vi è da stupirsi che non fossero di più. Certamente non erano 59 milioni. A far paura è la prova provata di una sudditanza del ceto politico italiano alla gerarchia ecclesiastica.
Vi è da temere per il contenuto normativo delle leggi posto nella loro completa discrezionalità. Del resto, la Chiesa nel corso della sua storia ha sempre avuto il massimo disprezzo per le masse che mobilita. Ad interessarla sono i loro capi civili, politici e militari che possono loro imporre gravami e comminare pene. È questa la vera storia delle conversioni e della diffusione del cattolicesimo: da Costantino, a Carlo Magno ed a Carlo V. Trono ed Altare sono sempre stati alleati nel mantenere le pie masse sotto il servaggio materiale e mentale. L’uso idiota di termini come “laico” e “laicista” è la dimostrazione di una manipolazione del linguaggio di cui si rendono egualmente complici governanti di maggioranza e di opposizione. L’illuminismo e la sua capacità demistificante sembra qui impotente.

A fronte di una minaccia ormai evidente alla libertà di tutti occorre dissotterare l’ascia di guerra. Intendo dire che non è più lecita sul piano filosofico quell’astensione dal dibattito e dalla contrapposizione sul piano della metafisica e dell’eticità per amore del quieto vivere, confidando sul fatto che le intelligenze sviluppate possano e sappiano andare al di là del trinitarismo del Giuseppe Maria ed il Bambinello: a ognuno il suo! Così sembrava fosse giusto.
Ma ora con il restringimento degli spazi di libertà che i nostri politici in cambio dei trenta danari offriranno all’Inquisitore Ratzinger anche gli Accademici dei Lincei e le Margherite nobilitate si dovranno genuflettere al nuovo trinitarismo. Gli Irving ospiti delle carceri austriache saranno il futuro di quanti, pochi o molti che siano, manifesteranno l’insano proposito di voler pensare con la loro testa o fuori dai binari consentiti. Si è parlato del crollo del marxismo confondendo il comunismo sovietico e staliniano con la critica alla teologia della religione trascendente: nulla di più lontano dal vero. Hegel, Fuerbach, Marx, Nietzsche e tanti altri hanno segnato pietre miliari che possono essere ignorate, come dice il pericoloso terrorista Rivera, solo da chi non si vuol evolvere. Per viltà o loro modestia i dotti hanno valutato che le verità più alte possono essere conquistate solo con il lento e faticoso lavoro del concetto e che per questo sono fatalmente precluse alle masse sanfediste, indottrinate e tenute a bada con l’immagine di Gesù, Giuseppe e Maria. Esisteva ancor prima del cristianesimo una religione ben più profonda di quella offerta dal dio barbuto. Era però rigorosamente proibito renderla pubblica e fare proseliti. Fu così che i suoi templi furono demoliti dal cattolicesimo divenuto religione di stato e teocrazia. Quella storia continua fino ai nostri giorni. Ed ora non si tratta più di divulgare le proprie verità agli “ignoranti”, di non voler gettare le proprie perle ai porci, ma di difendere il diritto ad una propria verità conquistata con molta fatica e sofferenza, una verità non meno saldamente radicata del trinitarismo del Bambinello, in pratica si tratta di difendere le basi più profonde della propria esistenza e della propria identità. Qualcosa per la quale si può e all’occorrenza si deve morire: molti morirono per consegnare a noi una libertà a loro negata dai Vicari di Cristo!

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