martedì, maggio 08, 2007

La famiglia come luogo di trasmissione dei ruoli sociali

È in corso in questo momento una trasmissione di Ballarò sulla famiglia, evidentemente sollecitata dall’imminente Family Day. A fatica, molto a fatica, sta emergendo nella discussione una verità alquanto sgradevole ed amara da ammettere. Posto che la condizione operaia, è percepita come una condizione di subordinazione sociale, il 70 per cento delle famiglie operaie riproduce la propria condizione di subordinazione sociale. Forse, il volere con tanta ostinazione fare famiglia come la conosciamo ed intendiamo è un voler riprodurre la subordinazione sociale ed una sorta di sistema castale. Forse non è male la gran cagnara attizzata intorno al Family Day. L’evento può indurre ad una vasta riflessione sociale sul significato e sul ruolo effettivo della famiglia, specialmente in Italia, nella forma finora avuta. Nell’antichità tutto il sistema economico si basava sulla schiavitù. Oggi la famiglia può avere un’analoga funzione nella trasmissione dei ruoli sociale e nel sistema delle relazioni e degli equilibri fra le classi sociali. Il concetto di classe sociale può non essere estremamente preciso o raffinato, ma credo che abbia contenuto ermeneutico.

Da Ballarò a “Porta a Porta” prosegue una discussione sullo stesso tema. Devo confessare di essere adirato e di uscire fuori dai gangheri. Forse è questa la misura della mia debolezza. Alcune frasi di quelle che mi hanno irritato: “il dovere dei vescovi è quello di illuminare le coscienze”. Se anche a me, e non solo ai vescovi è lecito poter dire quel che penso” sono assolutamente che i vescovi possono solo offuscare le coscienze e questo fanno abitualmente. Credo che dovrò prendere di nuovo i libri di almeno tre pensatori che mi hanno aiutato a lasciarmi il cristianesimo alle spalle: Marx, Feuerbach, Nietzsche. Giacché non esiste copyright per questi autori, basterà raccogliere una serie di brani e metterli a disposizioni di chi non li conosce.

È comunque avvilente tutto quel che sta succedendo. La lotta spirituale è tuttavia inevitabile. In determinate situazioni ci si schiera e si combatte. Non importa se si vince o si perde sul piano pratico. Se ha senso parlare di coscienza, ciò significa che innanzitutto non bisogna lasciar violentare la propria, per timidezza o amor di quiete o per viltà. Buttiglione non poteva non introdurre le sue corbellerie su Bagnasco, al quale io a differenza di Boselli non manifesto nessuna solidarietà, non perché ritengo che abbian ben fatto quanto hanno scritto sui muri scritte minacciose o addirittura perché un burlone gli ha messo un proiettile in una busta, ma perché ritengo che la violenza che un Bagnasco esercita sulle coscienza indifese e criticamente sguarnite sia di gran lunga infinitamente maggiore di chi non potendo esprimersi diversamente ha dovuto imbrattare dei muri. È questa la tipica reazione degli oppressi, che non hanno nessuno che li rappresenti. In passato venivano messi sul rogo o squartati nelle camere di tortura. Anche oggi rischiano non poco, se vengono colti nel fatto. E già pare sia successo. In questo paese circolano liberamente mafiosi e criminale efferatti, ma il rigore della legge penale si esercitata su qualche imbrattatore di muri in omaggio alla moderna alleanza fra trono ed altare.

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