martedì, maggio 15, 2007

Isabella Bertolini, una cardinalessa dei sanfedisti modenesi. Teoria, prassi ed icone del neosanfedismo italiano del Terzo Millennio

(Trattasi di un ampio saggio che richiede un certo tempo, distribuito in diverse sedute di lavoro: chi ha interesse allo svolgimento deve ricollegarsi periodicamente a questa pagina. Una volta terminato verrà siglato con il numero di versione e salvato nelle altre edizioni di questo Blog. A chi ne sia interessato è consentita la libera esportazione a condizione che non venga alterato il testo originario e venga avvisato il sottoscritto Autore)

A differenza dell’on. Isabella Bertolini, che va fiera di aver fatto partire da Modena un pullman, carico di azzurri modenesi, io come militante precario di quello strano partito che è Forza Italia vado invece fiero di non aver preso quello stesso autobus sul quale salii il 2 dicembre dello scorso anno per andare da casa mia in zona Marconi fino a piazza san Giovanni, per partecipare convintamente alla manifestazione organizzata da Forza Italia ed Alleanza Nazionale e senza l’UDC, che era invece presente il 12 maggio al Family Day per rubare la piazza a Berlusconi, che in ultimo per timore che le venisse sottratta, si decise a lasciare palazzo Grazioli con la scusa della vignetta blasfema e “laicista”, ben sapendo che da quella parte non giungono voti. Altrimenti, vi è da scommettere che avrebbe baciato la barba di Maometto. Con quali soldi sia stato pagato il pullman azzurro sarei curioso di saperlo. Suppongo che vi sia qualche lira della mia tessera di FI o una parte degli euro che in quanto elettori vengono sottratti egualmente a me ed ai fessi in piazza san Giovanni per trasferirli come “rimborsi elettorali” a quei partiti, ai quali oltre il 90 per cento degli italiani disse che non dovevano mettere le mani sulle casse dell’erario. A piazza Navona non ho visto pulmann che nessuno ha pagato ed io sono andato a mangiare di tasca mia in una trattoria davanti alla statua di Pasquino, dove ancora oggi possono leggersi messaggi vietati. Eravamo in pochi. È vero. Ed allora? Non distanze da piazza Navona vi è un’altra piazzetta, a me assai cara, Campo dei Fiori, dove in una giornata dell’anno 1600 veniva arso vivo Giordano Bruno, proprio da quei campioni di libertà e laicità (o “laicismo”?), i cui discendenti si trovavano tutti al Family Day. Tempi passati? Caspita. Poco ci mancava che il 1° maggio, sempre in piazza san Giovanni, non toccasse una sorte del tutto simile al comico Rivera, colpevole di aver ricordato ai preti odierni il Vangelo antico. Se non arrostito in senso fisico, perché ancora per fortuna le leggi vigenti consentono una certa protezione, lo è stato certamente in effigie sulle pagine dell’Osservatore Romano e della sua appendice intitolata al radioso Avvenire d’Italia, affidato ai politici del 12 maggio 2007, ben diversi da quelli del 1974, anche se grazie proprio grazie a quel lontano referendum potevano oggi vantare al loro attivo due e più famiglie.

Non ho dubbi nel definire come clericale, sanfedistica, anticristiana, antidemocratica, antisociale ed illiberale la manifestazione di san Giovanni del 12 maggio. Al posto della on. Bertolini io mi sarei vergognato nell’andare ad una simile manifestazione. Il Family Day è stata:

1.
Una manifestazione clericale


Definisco una manifestazione clericale la manifestazione di san Giovanni in laterano perché ideata e gestita dal clero, salvo il volontario apporto di ascari ed utili idioti, più o meno consapevoli della loro utilità. L’apporto e l’influenza del clero è così ovvio che non richiede spreco di inchiostro o meglio di bit per dimostrarlo. È invece più interessante indagare le ragioni che inducono gli organizzatori a negare la matrice clericale del Family Day. Salvo aspetti specifici che bisogna scoprire ad uno ad uno, evidenziandoli, posso immaginare un’astuzia abituale nei pii uomini di chiesa e dei loro laici fedeli ed ubbidienti, cioè laici laici, diversi da quelli brutti, o non autorizzati, accreditati e graditi, detti “laicisti”, secondo una recente riforma ratzingeriana/periana del vocabolario della lingua italiana. Ci auguriamo che questo uso truffaldino del linguaggio non venga accolto dalla comunità dei parlanti la lingua italiana. L’astuzia vecchia quanto la chiesa cattolica consiste nel far fare agli altri quello che vogliamo facciano e far credere che lo abbiano fatto spontaneamente per lor libera scelta, magari contro la volontà dei santi e prudenti pastori. Non può nascondersi la responsabilità del cardinale Bagnasco, che sempre vigila insonne sugli smarrimenti coscienziali della società italiana. Dicono la cronache che in piazza la componente più numerosa fosse qualla dei neocatecumenali, che conosco un po’ per scienza diretta, ed addirittura che sarebbe intervenuto direttamente il papa presso alcune comunità ecclesiali piuttosto riluttanti ad andare in piazza.

2) sanfedistica perché contraria ai tre principi basilari introdotti dalla Rivoluzione francese e divenuti cardine del sistemi costituzionali odierni: libertà, eguaglianza, fraternità;
3) anticristiana in quanto contraria ai valori autenticamente “inclusivi” di quel Gesù Cristo che non discriminava neppure le prostitute: probabilmente Gesù Cristo non sarebbe venuto al Family Day;
4)
antidemocratica perché manifestamente e provocatoriamente contraria al popolo del 12 maggio 1974, che a stragrande maggioranza, andando a piedi e senza pullman organizzati e pagati da sponsor, ammise il divorzio e diede autentico segno di laicità dello Stato (o “Laicismo”?);
5) antisociale in quanto manifestatamente contraria ad un progetto di legge volto a riconoscere e disciplinare diritti di una minoranza. Per una siffatta opposizione è utilizzato a tutti i livelli lo specioso argomento secondo cui non devono essere utilizzate risorse per il riconoscimento di simili diritti come se ogni diritto riconosciuto non comportasse sempre il reperimento della necessaria copertura finanziaria. Tutti gli altri diritti possono essere finanziati, quelli particolari per i DICO non devono essere finanziati, perché si ritiene che si tratti di risorse sottratte alla “famiglia” per come intesa dalla CEI. Pertanto:

6) razzistica perché scatena una forte maggioranza contro una debole minoranza, squalificandola sul piano della pari dignità sociale ed escludendola dai princìpi della solidarietà sociale, secondo principi tipici:

7) di un fondamentalismo cattolico, al quale sempre più chiaramente è consegnata tutta la società italiana, che è destinata ad esser cattolica con la forza e pressioni butali o sotti di ogni genere ovvero ad essere discriminata nel caso non voglia ridursi ad un’accettazione passiva, inerte, tacita, implicita del cosiddetti “valori” cristiani o meglio cattolici. Tanto si è gradito che la famiglia sarebbe una società naturale fondata sulla santità del matrimonio cattolico ovvero, giacché gli uomini non sono perfetti e nascono peccatori, almeno fondata sul matrimonio civile. Si dice anche che la famiglia sarebbe precedente allo Stato, il quale altro non deve fare che riconoscerne il superiore diritto. Secondo un’ulteriore versione, laica o laicista, la famiglia sarebbe addirittura un’organo dello stato preposto alla funzione pubblica della riproduzione dei cittadini, ovvero secondo la loro procreazione nell’ambito del matrimonio per come riconosciuto e registrato dalle leggi dello Stato. Il diritto naturale viene dai più citato come qualcosa di ben determinato e custodito guarda caso proprio dalla chiesa cattolica. In realtà, come ben sa chi abbia appena un poco seriamente studiato la materia, trattasi di una congerie di opinioni quanto mai disparate. Teorico del diritto naturale fu anche Thomas Hobbes, secondo il quale – ad esempio – una madre per diritto di natura avrebbe diritto di vita e di morte non già sul feto interno al suo ventre, ma sul bambino stesso fino al momento in cui questo non riesce a non dipendere dalle necessarie cure della madre, che potrebbe dismetterle a suo naturale arbitrio ed in questo modo provocare la morte del figlio. Ma per tornare alla nostra famiglia, incautamente invocata dai sanfedisti del Family Day, trattasi di costruzione puramente storica, non precedente ma successiva alla creazione dello Stato archetipicamente storicamente inteso. La famiglia propriamente naturale in quanto congiunzione di un uomo ed una donna può avere i caratteri più disparati: permanente o temporanea; poligamica o poliandrica; patriarcale o matriacale. Per quanto riguarda la relazione padre/madre e figli la casistica può essere ancora più disparata. In quanto poi all’esilarante argomento secondo cui la famiglia del Family Day sarebbe una funzione sociale o statuale volta alla procreazione di cittadini si può opporre l’altrettanto esilarante ma conseguente argomentazione che la costituzione riconosce fra i suoi cardini essenziali una norma ancora più importante di quelle dove è richiamato l’istituto della famiglia e del matrimonio: il diritto allo sciopero, il cui rango costituzionale non passo ora ad illustrare per non allontanarsi troppo da piazza san Giovanni in Laterano. Marito e Moglie possono scioperare rispetto alla pretesa di Chiesa e Stato per un incremento nella produzione di “figli”, destinati a riempire gli organici della chiesa (preti, monache, fedeli laici e laicisti, sacrestani, parlamentari, ecc.) o dello Stato (impiegati, soldati, lavoratori, contribuenti, ecc.). Inoltre, i produttori di prole, detti anche proletari in altro contesto concettuale, potrebbero farsi meglio i loro conti. Forse, l’ex sindacalista Pezzotta, ha pensato di costituire una nuova organizzazione sindacale, quella del Sindacato Proletari Sanfedista, o come altrimenti la si voglia chiamare. Il futuribile può riempire almeno un grosso volume, da cui ricavare fiction televisive. Ci limitiamo solo a qualche accenno. Dal punto di vista del produttore può non essere conveniente la produzione di figli in quanto non solo più o meno onerosa a seconda dell’inegualissima dotazione finanziaria delle coppie regolarmente registrate ed il cui divario non sarà mai colmato da nessuna legge, a meno di non voler reintrodurre forme comunismo (sovietico, platonico, campanelliano, ecc.), ma soprattutto in quanto non garantita rispetto ai figli prodotti, i quanti sempre più sono fonte di diritti verso i genitori e di nessun obbligo verso di essi. Ognuno ha esperienza di vecchi genitori abbandonati dai figli: gli ospizi sono luoghi assai tristi dove ogni padre che ha prodotto figli teme di essere relegato, appena divenuto inutile e privo di mezzi propri, ammesso che non ne venga privato prima ancora della sua dipartita “a miglior vita”. Il timore dei padri potrebbe venir non già da Dio, o dal suo rappresentante terreno al momento nella persona di Benedetto XVI e suoi sottoposti, ma dai figli stessi, che potrebbero non gradire la collocazione sociale in cui vengono messi dal genitore. Nel nostro paese la condizione di operaio è vissuta per lo più come una penosa subordinazione sociale ed i figli degli operai sono destinati, a quanto pare dalle solite statistiche, a restare operai, cioè in una condizione non gradita. Insomma, i politici in caccia di voti a san Giovanni possono al massimo concedere qualche scatola di latte di polvere in più, annullando o distraendo determinati capitoli di spesa della prossima finanziaria, ma non possono intervenire su un diffuso disagio sociale, di cui è certamente e sommamente sgradevole parlare e prender consapevolezza. Dunque: la produzione di prole non è solamente una fatto quantitativo di risorse disponibili e redistribuibili, ma direi soprattutto un fatto qualitativo che riguarda l’intero sistema dei rapporti sociali, delle relazioni fra le classi, le condizioni di libertà fruibili, la qualità della vita e così via. A mio avviso, un genitore che sparasse figli come fossero conigli solo per ubbidire a Sua Santità sarebbe quanto mai spregevole e meritevole di essere in futuro abbandonato dal figli da lui generato senza interiore libertà, responsabilità, preveggenza. Ma siccome gli individui che non voglion far figli sono sempre più numerosi e convivono in questa società, ecco che si ripresenta il problema che ha turbato il sonno dei sanfedisti giovannei.

8)
Illiberale per essersi caratterizzata come una manifestazione di piazza dichiaratamente contraria ai diritti di minoranze indifese, offese, umiliate, razzisticamente discriminate. Si è voluta dagli organizzatori una manifestazione imponente, ma per quanto essa abbia potuto impressionare con il suo numero, essa resta largamente inferiore a quella maggioranza degli italiani che il 12 maggio 1974 riconobbe legittimità al principio del divorzio. L’aver scelto la data del 12 maggio contrappone simbolicamente la piazza di san Giovanni non alla piazza Navona dello stesso giorno, ma a tutta quanta l’Italia del 12 maggio 1974. In ciò non può non essere vista un’occulta regia ad un ritorno verso il fondamentalismo cattolico, che trovano complici in un vero e proprio colpo di stato tutti i parlamentari che in assenza di partiti democratici organizzati secondo l’art. 49 della costituzione e forniti delle necessarie risorse, che guarda caso potrebbe essere facilmente attinti aggiungendo alla lista dei beneficiari dell’otto per mille anche i partiti politici.

La povertà spirituale ed intellettuale dell’attuale classe politica, scampata alla bonifica di Mani Pulite, si misura per il suo cinico pragmatismo. È perfettamente inutile tentar di analizzare la testa di un parlamentare medio. Un modesto laureato ha un livello intellettuale superiore a quello del deputato medio, il cui unico bagaglio culturale consiste nei calcoli e nelle furbizie necessarie per conquistarsi il Seggio. Naturalmente, occorre innanzitutto avere una Famiglie alle spalle, non una famiglia qualsiasi di quelle in piazza san Giovanni, ma una famiglia che conti. Esagero? Chi ne ha tempo e voglia, faccia un’analisi sociologica dei parlamentari e ne scoprirà delle belle. Augusto Del Noce, maestro di Buttiglione e pure mio, si divertiva a disegnare il cammino filosofiche delle essenze politiche, ma nelle teste dei deputati odierni di tutto può trovare di tutto tranne che le idee platoniche. A san Giovanni vi erano tanti politici di saldi principi e timorati di Dio. Possiamo stare tranquilli.

Probabilmente con il suo pulman azzurro l’on. Bertolini si sarà assicurati in tutto o in parte quei voti che le saranno necessari per la prossima riconferma al seggio parlamentare, dove fra gli innumerevoli privilegi potrà godere di quei diritti che come parlamentare ha inteso negare alle minoranze emarginate. Sul pullman modena-Roma andata e ritorno hanno viaggiato i suoi privilegi parlamentari. Io mi vergognerei di rappresentare un partito intitolato alla libertà, che tutela i propri privilegi e sacrifica i diritti delle minoranze dandole in pasto alle orde sanfediste, avide di sangue. Gli organizzatori possono dirsi contrari ai DICO in quanto tolgono risorse e centralità alla famiglia allo stesso titolo in cui possono dichiararsi contrari ai cani randagi di Taranto in quanto sottraggono grammi di latte in polvere ai figli nati da matrimonio religioso o civile. Infatti, per i poveri cani randagi è dovuto giungere un diverso, un camion dalla Germania, per non far morire di fame quelle povere bestie, alle quali il comune non ha risorse da destinare. All’on. Tremonti, inventore dell’8 per mille, vi è chi chiede di poter destinare il suo 8 per mille ai cani di Taranto anziché alla chiesa cattoliche che utilizza quei soldi per condurre in Roma orde sanfediste, pericolose per la democrazia.

In una situazione politica generale in cui nessuno minacciava le famiglie, più o meno di osservanza parrocchiale, è stato penoso e vergognoso lo spettacolo di servili politici che raccattavano voti sul prato di san Giovanni. Se speranza vi può essere, non sarà per la discesa dello Spirito Santo in san Giovanni, ma per la rapida dipartita in Cielo di tutti i politici che erano in piazza. Solo da un effettivo rinnovamento del ceto politico che attualmente funesta l’Italia ci si potrà aspettare il varo delle riforme necessarie alla sviluppo civile, sociale ed economico del paese. Attualmente, secondo alcuni calcoli anticlericali o “laicisti”, costa anche alle tasche delle famiglie presenti al Family Day qualcosa come 9.000 miliardi all’anno. A meno i sanfedisti giovannei non credano di poter attingere dalle tasche dei celibi, che già pagano tre volte di più del dovuto, quelle risorse che servono a sfamare i loro figli, che si vogliono numerosi, allora dovranno per forza di cose guardare nei forzieri di Santa Madre Chiesa. Ma per mettere mano a quei forzieri dovranno togliere, non aggiungere il lievito dell’on. Bertolini.

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