lunedì, maggio 28, 2007

Un’interrogazione parlamentare dell’On. Anna Maria Cardano e altri. Controinterrogazione pubblica all’on. Interrogante.

Versione 2.2
(post in preparazione)

Sommario: Parte Prima: 1. Prologo. – Parte Seconda: Osservazioni e quesiti. 2. Prima osservazione: l’Interrogazione è una trascrizione integrale dell’Appello Mantelli. – 3. Scambio epistolare con l’on. Anna Maria Cardano. – a) Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano. – b) Da On. Anna Maria Cardano a Prof. Antonio Caracciolo– c) Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano. – d) Botta e risposta. – Parte Terza: Documenti. 4. Testo dell’interrogazione fatta dall’on. Anna Maria Cardano al ministro dell’università Fabio Mussi. – 5. Appello di Brunello Mantelli contro lo svolgimento di una manifestazione culturale in Teramo. – 6. La replica di Claudio Moffa a Brunello Mantelli. – 7.


PARTE PRIMA
Prologo

Intorno alla mezzanotte leggo di un’interrogazione con titolo: «Master sul Medio Oriente all’Università di Teramo o tribuna delle teorie negazioniste?», presentata da una parlamentare comunista e sulla quale avverto l’urgenza di dover intervenire per quanto posso senza ulteriore indugio. Inizio pertanto la redazione di questa mia pubblica presa di posizione in tempo reale ed in progress, numerandola con registrazione delle differenti redazioni del mio testo, che vorrei giungesse all’on. Interrogante e ad altri parlamentari prima della delibazione in Aula. al momento ignoro la calendarizzazione del testo dell’interrogazione presentata. L’on. Anna Maria Cardano è stata eletta nella circoscrizione di Piemonte II che comprente tutto il Piemonte meno la provincia di Torino, da cui proviene l’Appello torinese di Mantelli, che a quanto pare è la sola “notizia criminis” che riproduce integralmente e sulla quale l’Onorevolessa si basa per il suo testo nella versione diffusa non dalla Camera, sul cui sito ancora non si trova ma dal sito sopra indicato. Sembra che l’onorevolessa ignori l’esistenza di un precedente Appello per la libertà di pensiero con firme non meno autorevoli di quelle torinesi e che giungono a conclusioni opposte. Dopo gli assalti squadristici del 18 maggio si è pure costituito un Comitato contro la repressione della libertà di pensiero, le cui adesioni aumentano di giorno in giorno. L’on. comunista ignora poi sulla stessa vicenda il comunicato della ANPI di Fermo. L’on. interrogante, di Rifondazione Comunista, è guarda caso un’insegnante, della quale sarà interessante conoscere le personali vedute in materia di libertà di pensiero e di sua manifestazione incluso il diritto dei cittadini di voler ascoltare ciò che altri ha da manifestare, a prescindere dalla sua approvazione ed all’adesione su tesi controverse. Per non parlare poi della libertà di ricerca ed insegnamento. Quanto poi a cosa sia negazionismo sarà molto interessante conoscere le vedute dell’insegnante Cardano, nata nel 1960. Cosa ella sappia di suo, che non le sia stato detto di ripetere. Non fa parte della Commissione Cultura, come forse ci si aspetterebbe. Non si conoscono al momento gli altri firmatari della sua interrogazione. Analizzerò il testo dell’interrogazione e come rappresentante di me stesso e del popolo che io conosco rivolgerò all’on. Cardano una serie di domande pubbliche, giacché la politica è la sfera della pubblicità. Ho avuto visione dell’interrogazione solo da pochi minuti. Mi occorrono i miei tempi tecnici, compatibili con i miei impegni di Docente dell’università di Roma La Sapienza in un dipartimento che si intitola Teoria dello Stato e che ha qualche competenza ad interessarsi sotto il profilo scientifico proprio dell’interrogazione dell’on. interrogante e di come ella intenda il suo mandato nell’interesse della nazione e al di sopra delle parti.

Intanto mi viene alla mente un’altra interrogazione di circa 15 anni fa sulla quale avrei voluto uno studio che poi non ho avuto il tempo di fare. Era una vicenda che iniziava proprio da un’interrogazione di un parlamentare comunista in merito a presunti inquinamenti mafiosi in un comune della Calabria. Dopo una serie di atti concertati si giunge allo scioglimento del comune interessato. Passarono anni ed anni. Vi furono incarcerazioni. Per fortuna non ci scappò il morto né il suicidio. Alla fine, ma solo dopo molte sofferenze umane, gli imputati furono tutti assolti senza ombra di dubbio ed il comune – poi passato in mano alla lista di sinistra che aveva chiesto all’on. Compagno di iniziare il tutto che era nei piani con un’interrogazione – fu poi condannato ad un pesante risarcimento dei danni. Mi sembra di cogliere qualche analogia, cioè nel senso che qualcuno ha chiesto all’on. Cardano di presentare la sua interrogazione. Mi chiedo intanto se l’on. Cardano in quanto rappresentante della nazione tutta ha sentito il bisogno di ascoltare altre voci o sia solo latrice di sollecitazioni ricevute. Ma vedremo più avanti.

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PARTE SECONDA
Osservazioni e Quesiti sul testo dell’Onorevole Interrogante,
ovvero sull’Appello Manteli

2.
Prima osservazione: l’Interrograzione
è una trascrizione integrale dell’Appello Mantelli

La difficoltà fare osservazioni e porre quesiti all’on. Cardano nasce dal fatto che di suo l’on. Cardano non apporta proprio nulla. Mi sarei aspettato da un parlamentare della repubblica che fosse in grado di rappresentare un punto di vista generale anche al di là della parte che si rappresenta. La costituzione adotta la necessaria finzione che un parlamentare rappresenti tutta la nazione, non già soltanto i suoi elettori. Forse da questa nasce il divieto di mandato imperativo. L’on. Cardano sembra a me essere anziché un parlamentare della repubblica una postina della repubblica. Con ciò lungi da me ogni intenzione irrivente verso i parlamentare o verso i postini. È una espressione ad effetto per dire che l’on. Cardano mi costringe ad entrare nel merito del contenuto dell’Appello promosso da Brunello Mantelli dell’università di Torino, con il quale ho avuto uno scambio epistolare che si è dovuto interrompere quasi subito per la qualità del dissenso. Nondimeno nel riporterò qui i termini in quanto rilevanti al nostro tema.

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3.
Scambio epistolare con l’on. Anna Maria Cardano

a.
Da Prof. Antonio Caracciolo a On. Anna Maria Cardano

On. Anna Maria Cardano,

le esprimo il mio rincrescimento per il tenore della sua Interrogazione parlamentare sui fatti di Teramo, di cui al mio post:

http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/la-solita-immancabile-interrogazione.html (testo provvisorio)

dove seguirò analizzandolo tutto l’iter della sua interrogazione.
Del testo della sua interrogazione farò critica fino alla sua discussione, quindi analizzerò anche la risposta che le verrà data e la sua eventuale replica. Se mi sarà possibile siederò in tribuna. Al momento non conosco la data.
Essendo io Firmatario di due distinti Appelli, ben diversi da quello discutibilissimo di Brunello Mantelli (il solo da lei considerato e forse il solo a lei noto), se lo vorrà sarò a sua disposizione per ogni chiarimento che da me possa tornarle utile.

Intanto per l’analisi del testo della sua interrogazione mi baserò su quello al momento a me noto, non desunto dal sito della Camera.

Cordialmente
Antonio Caracciolo
Professore ricercatore di Filosofia del diritto
presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma La Sapienza

PS - Se crede, può trovare sull’oggetto della presente un’ampia documentazione costantemente aggiornata nel mio blog privato: http://clubtiberino.blogspot.com/


Da On. Anna Maria Cardano a Prof. Antonio Caracciolo

L'interrogazione è a risposta scritta, senza dunque discussione in aula. E' stata sottoscritta anche da altri deputati. Testo e risposta saranno pubblicati sul sito, come di consueto.

Saluti

a.cardano


c.
Da Prof. Antonio Caracciolo a on. Anna Maria Cardano

La ringrazio del chiarimento tecnico. Svolgerò le mie osservazioni sui documenti al momento disponibili. In parte ne può già leggere i contenuti, che avranno versioni numerate a seconda dell’avanzamento o del rifacimento del testo, la cui elaborazione richiede non poco tempo. Mi sono già rivolto ai parlamentari della mia parte politica per sapere se intendono sostenere alla Camera o al Senato, nella forma che riterranno opportuna, gli argomenti di altri due diversi Appelli con firmatari che crescono in numero giorno dopo giorno. Le ricordo nuovamente:
1. Un Appello per la libertà di pensiero, firmato anche da me e da insigni docenti della mia Facoltà nella Sapienza di Roma. Questo Appello era precedente a quello Mantelli, che riguarda Brunello Mantelli e non l’Università di Torino, dal cui sito è stato pubblicato il suo testo. Se così non fosse l’Università di Torino eserciterebbe un potere coloniale nei confronti dell’Università di Teramo. Tutte le università d’Italia sono egualmente autonome. In realtà, è stata gravemente vulnerata l’autonomia di una università di recente istituzione e sono stati intimiditi i suoi docenti. Di questo si tratta e non è il caso di fare anche qui del “negazionismo”.
2. La costituzione – dopo le violenze di Teramo – di un Comitato permanente contro la repressione della libertà di pensiero, presieduto da un Magistrato ed al quale non ho esitato ad aderire. L’Appello per la libertà di pensiero aveva una data di chiusura, essendo finalizzato a che il prof. Faurisson potesse parlare, non già per asseverare con ciò le sue note tesi, ma in base al principio che ogni forma di pensiero deve potersi esprimere. La Verità è conclusione di un processo di conoscenza che si rinnova continuamente nell’esame comparato del vero e del falso, non è un dato di partenza come è invece il Dogma. La costituzione del Comitato contro la repressione della libertà di pensiero non ha una data di termine per la raccolta delle adesioni, che aumentano giorno dopo giorno.
3. A lei parlamentare comunista suppongo possa interessarle la vibrante presa di posizione dell’ANPI di Fermo, che ripubblicherò integralmente nell’apposito post. Un documento notevole ed esemplare per civismo e profondità di pensiero. Immaginavo che un parlamentare comunista sarebbe stato partivolarmente sensibile ad una simile denuncia dell’altrui illibertò mascherata di scienza o pretesa tale.

Mi vado dilungando in una risposta che voleva invece essere di poche righe. Ma avrei ancora parecchio altro da dire. Sui diversi aspetti di una vicenda che non mi stancherò di seguire in tutte le sue connessioni palesi ed occulte potrà trovare ampia documentazione nel mio blog (privato) già citato. Mi resta da capire – se vuole cortesemente illuminarmi – perché Lei abbia totalmente ignorato le ragioni di altri cittadini di uno paese che lei ha il dovere di rapopresentare nella sua interessa. Sono ragioni non meno solide di quelle torinesi, la cui peculiarità consiste non in questioni di verità o falsità storiche, ma nel negare ad altri concittadini l’esercizione di una volontà positiva di esprimersi e di poter ascoltare chi intende manifestare un suo pensiero, quale che esso sia ed a prescindere dalla sua verità o falsità, che non può essere stabilità a priori né da Brunello Mantelli e da nessuno dei suoi firmatari, che può scegliere anche dall’elenco telefonico di Torino.

Mi chiedo se l’on. Cardano abbia considerato che la Lista Mantelli possa configurare un illecito giuridico nella misura in cui i 505 firmatari tanto trionfalisticamente enumerati neghino ad altri cittadini di uno stesso stato regolato da una stessa costituzione l’esercizio di diritti costituzionali (artt. 21 e 33) che devono essere a tutti garanti e sulla cui garanzia compete principalmente agli on. parlamentari di vigilare. Altro che quisquilie storiche di cui ben pochi deputati hanno propria e sicura scienza! Una mostruosità giuridica! Fra chi rivendica l’esercizio di una libertà di pensiero e di ricerca chiaramente riconosciuta dai citati articoli e chi quella stessa libertà nega a quanti ne reclamano il legittimo esercizio, lei ha preferito quest’ultimi. Come parlamentare non dovrebbe di cose storiche su cui non ha competenza, ma ha invece il preciso obbligo di tutelare per tutti quella costituzione che è il solo titolo per la quale lei siede in parlamento.

Il cosiddetto negazionismo, cui ella allude e che tanto la turba, e di cui dubito lei abbia letto gli autori che cita scomunicandoli, è cosa di ridotta e limitata importanza nel bilanciamento dei valori costituzionali che entrano in gioco. Del resto, da quanto il Parlamento italiano si è costituito in Suprema Accademia della Filosofia della Storia e delle Altre discipline scientifiche, letterarie, artistiche? O non è piuttosto che anziché produrre le leggi che servono al vivere quotidiano gli Onorevoli Parlamentari intendano statuire per legge cosa è la Verità in campo storico, scientifico, filosofico, letterario, ossia intendano darci una Verità di Stato sulla quale regolare la nostra vita con un carabiniere che vigila alla porta di ogni Famiglia d’Italia? Vuol trasformare il parlamento della Repubblica in una Chiesa con una sua Dogmatica ed una sua propria Dottrina dell’Infallibilità?

Cosa ne sa concretamente e personalmente l’on. Cardano di quanto copia paro paro dall‘infausto Appello Mantelli? Non crede l’on. Cardano che a discutere di questioni di storia e filosofia sia meglio lasciare lasciar fare a chi ha competenza per trattarne? E se vi sono divergenze fra l’una e l’altra scuola di pesniero come può pensare nel 2007 di chiamare i carabinieri per imporre le Verità di una fazione contro l’altra fazione armata? Non ha niente altro da fare il Parlamento?

La faccenda della qualità dell’insegnamento del master teramano è una bufala, a cui nessuno, proprio nessuno, eccetto forse l’on. Cardano, è disposta a credere. I veri motivi lei sa bene, o forse non sa, sono ben altri. La pretesa, resa pubblica da un sito dell’università di Torino, che nell’università di Teramo si svolgano Seminari («…si renda disponibile ad organizzare a Teramo…») con contenuti fissati da Brunello Mantelli e altri è inaudita ed esilarante. Ma perché i 505 Firmatari raccolti da Mantelli non organizzano loro a Torino, o a Gerusalemme non importa, tutti i Seminari che meglio credono? Non saranno né da me né da altri disturbati nelle loro legittime iniziative. E se verranno disturbati nelle loro legittime riunioni di studio e di dibattito, qualunque siano le tematiche e le tesi, sarò io il primo a firmare perché venga garantito il loro diritto ex art. 21 e 33 della costituzione. Ma lascino agli altri organizzare i convegni che meglio credono, essendo maggiorenni e sufficientemente titolati per saper distinguere il grano dal loglio. Non si è mai sentito che una università (Torino) dica ad un’altra università (Teramo) cosa può e deve fare!
Sulle violenze fasciste di Teramo, “fasciste” doc per essere state definite tali dall’ANPI, mi augurò che l’on. Cardano, comunista, cioè antifascista più di altri, esprimerà una posizione o presenterà analoga interrogazione scritta. Una grave responsabilità incombe su quanti hanno creato un clima di pressione e coartazione tale da dover sfociare nelle gravi e fascistiche violenze che si sono avute.

Ho terminato il mio corso di Filosofia del diritto in Roma proprio il 18 maggio, mentre in Teramo si svolgevano le violenze che ho appreso dai giornali. A corso finito ed in luogo privato avrei potuto invitare il contestato Faurisson a spiegare le sue discusse tesi ai miei studenti. Mi chiedo cosa sarebbe successo? Ho scartato questa idea peregrina per salvaguardare l’incolumità fisica dei miei studenti che si sono dimostrati sufficientemente maturi per comprendere le ragioni di fondo di una controversia storiografica che si trascina da oltre mezzo secolo. Iniziative come quelle di Brunello Mantelli, promotore del citato Appello, e soprattutto Interrogazioni come quelle dell’On. Cardano pongono nel dubbio per un docente o un ricercatore che cosa abbiano il diritto di fare o non fare, di pensare o non pensare. Se vi sono dei rischi, a fronte del misero stipendio percepito, per nulla comparabile a quello di un parlamentare, non varrà la pena di rischiare la galera per il solo gusto di fare il proprio dovere, ossia di fare ricerca ed insegnare con piena libertà di coscienza ed assoluta deontologia in ordine a ciò che è vero e ciò che è falso, giusto o ingiusto. Già! Ma chi stabilisce ciò che è vero e falso, giusto ed ingiusto? L’on. Fabio Mussi, l’on. Anna Maria Cardano, Brunello Mantelli ed i suoi 505 Firmatari? Chi? Se passa il principio della Verità di Stato, alla quale ha già posto mano l’on. Mastella ministro di Giustizia, per l’appunto, dovremo aspettare ogni giorno una circolare ministeriale per avere una risposta a queste domande e quindi per muovere ogni singolo passo nel campo della ricerca, che è sempre ricerca del nuovo e verifica di ciò che pare accertato per sempre. Da Tolomeo a Copernico la scienza ha potuto avanzare solo per una continua verifica dei risultati in apparenza indiscutibili. Non intendo in questa questa lettera esprimere nessuna mia valutazione in ordine alle questioni sollevate dal Manifesto Mantelli. A chi fa tintinnare le manette in questioni di scienza io non ritengo si debba alcuna risposta. Il messaggio è cifrato ed è rivolto ad un destinatario che non voglio neppure nominare.

In un unico articolo confezionato esclusivamente per Lei troverà riunita un’ampia documentazione. Qui le ho fatto una scarna anticipazione di problemi che conto di trattare più diffusamente ed approfonditamente nei prossimi giorni o mesi. Suppongo che la sua interrogazione sia stata frutto di un’approfondita riflessione, con la quale dovrò adeguatamente misurarmi. Al momento trovo solo un semplice inoltro in parlamento di una richiesta altrui, contro la quale ho già iniziato una pubblica disputa, ora integrata dai nuovi aspetti di ordine costituzionale che la sua Interrogazione mi pone.


Non mi sono noti i nomi degli altri deputati. Tecnicamente, ho bisogno di tempo, che viene sottratto al mio lavoro scientifico. Ma qualche volta ogni cittadino che ama la sua patria e le sue libertà bisogna sacrifichi per la salvaguarda delle libertà costituzionali.


Cordialmente
Prof. Antonio Caracciolo
Professore ricercatore di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma La Sapienza

Vedi:
http://clubtiberino.blogspot.com/2007/05/la-solita-immancabile-interrogazione.html
dove questa lettera, scritta di getto, verrà resa pubblica ed ulteriormente elaborata
(versione 1.3)

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d.
Botta e risposta

Ho letto le Sue note, e mantengo la mia posizione. Non sono mai stata comunista. Sono stata eletta come indipendente nella lista Rifondazione comunista- Sinistra Europea. Il mondo è più vario di quel che sembra.

Saluti

A. Cardano

E quali sono le sue posizioni? Sto cercando di capirle. Non mi pare che ve ne siano in quanto distinte da quelle della cerchia Mantelli.

Antonio Caracciolo


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PARTE TERZA
Appendice di documenti citati

4.
Testo dell’interrogazione fatta dall’On. Anna Maria Cardano
al ministro dell’università Fabio Mussi


Master sul Medio Oriente all’Università Teramo o tribuna delle teorie negazioniste?

della On. Anna Maria Cardano (PrC-SE) e altri

A questa interrogazione è stato invitato a rispondere il Ministro dell'università e della ricerca.

Per sapere - premesso che:

presso l'Università di Teramo, Facoltà di Scienze Politiche è istituito il «master "Enrico Mattei" in Medio Oriente», coordinato dal professor Claudio Moffa;
ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell'Università di Teramo http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm obiettivo del master stesso sarebbe: «fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei suoi conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico», nell'ottica di formare: «esperti destinati all'attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio»;
in realtà il master «Enrico Mattei» sembrerebbe diventato da tempo una tribuna in cui si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; si attribuirebbe a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: «gli assassini della memoria», i negatori dell'Olocausto, lo statuto di «storici»; si consiglierebbero ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autori di testi in cui si mette in dubbio l'uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali «storici che negano uno o più tasselli della versione "ufficiale" dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale» (dal sito del master «Mattei», http://www.mastermattei medioriente.it). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell'aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta;
la Costituzione italiana tutela la libertà della cultura all'articolo 33 «L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento»;
le sedi universitarie devono essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; sembra invece che nel master «Enrico Mattei» la tendenziosità prevalga su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano;
sempre in nome di una malintesa «libertà di parola», il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell'Ateneo teramano - così si legge sul sito del master «Enrico Mattei» - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l'università di Lione - non quindi uno storico - noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d'Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste;
è in corso un appello di studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura (http://ha19000.cisi.unito.it/wf/RICERCA/Gruppi-e-P/Area-umani/Storia-del/Appello/ che trovano estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un'aula universitaria nell'ambito di un master universitario. Tale appello, che ha già raggiunto in pochissimi giorni 505 firme, tra cui circa la metà di accademici, contesta l'ignoranza diffusa dalle tesi negazioniste, considerato che il dibattito in corso da più di mezzo secolo su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre dello sterminio degli ebrei d'Europa, parte comunque dal dato incontrovertibile che lo sterminio si è fattualmente verificato e che il numero delle vittime ammonta a cinque-sei milioni. L'appello evidenzia inoltre che i personaggi i cui curricula sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila, non si limitano certo a criticare questo o quell'aspetto dell'imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata in tutte le lingue sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta -:
di quali elementi dispongano in ordine alla grave vicenda rappresentata in premessa;
come intenda rispondere alla richiesta proveniente dall'appello, affinché anche il Ministero, insieme all'Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche, si renda disponibile ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l'analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall'altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l'Abruzzo nel periodo 1938-1945.

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5.
Appello di Brunello Mantelli
contro lo svolgimento di una manifestazione culturale in Teramo

con il quale si interviene gravemente sull’autonomia della giovane Università di Teramo e sulla libertà di ricerca ed insegnamento di docenti del sistema universitario italiano. L’on. Cardano riporta pedissequamente il testo della Bolla pontificia della sua Interrogazione. Il testo si trova su una pagina del sito dell’Università di Torino. Preferisco credere che il Rettore o il Preside dove opera Mantelli nulla sappiano o abbiano a che fare con ciò che Mantelli fa. In caso contrario l’intera vicenda assumerebbe un aspetto più grave coinvolgendo il sistema delle autonomia universitarie italiane e la pari dignità di ogni sede universitaria. L’università di Torino avrebbe esercitato una inaudita, inammissibile ed intollerabile ingerenza sull’autonomia didattica e scientifica di altra università. Ove passasse questo principio, le università italiane entrerebbero non in una regime di sana competizione ed emulazione nel rispetto reciproco, ma in una vera e propria guerra per bande con grave discredito per tutta l’università italiana. In un recentissimo libro, guarda caso, il suo autore scrive di non farsi alcuna illusione «in un Paese di fatto ancora diviso dall’8 settembre del ’43». E guarda caso la Bolla Mantelli si chiude proprio con una citazione all’Abruzzo travagliato del periodo 1938-1945. La guerra per Mantelli ed i torinesi che gli stanno dietro non è ancora finito ed il Nord ha sferrato il suo attacco al Regno del Sud!

* * *
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LETTERA-APPELLO

Al Magnifico Rettore dell’Università di Teramo, ch.mo prof. Prof. Mauro Mattioli,
al Preside della Facoltà di Scienze Politiche, ch.mo prof. Adolfo Pepe,
e, p.c.,
al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, dr. Fabio Mussi,
alle redazione de: “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Riformista”, “Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”, “Liberazione”, “Europa”, “L’Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Il Sole – 24 ore”, Agenzia di stampa “ANSA”

Ch.mo prof. Mattioli,
ch.mo prof. Pepe,

da tempo, sia in quanto studiosi sia in quanto cittadini siamo assai preoccupati di quanto sta avvenendo nell’Ateneo e nella Facoltà di cui siete a capo nell’ambito del “master ‘Enrico Mattei’ in Medio Oriente”, coordinato dal prof. Claudio Moffa.
Ufficialmente, a quanto si legge sul sito dell’Università di Teramo (http://www.unite.it/Offerta_Formativa/offerta_formativa_0607/off/post_laurea/med_ori_pri.htm) obiettivo del master stesso sarebbe: “fornire una coscienza multidisciplinare della complessità della regione medio-orientale e mediterranea, e dei sui conflitti, al fine di preservare, potenziare e sviluppare in ogni campo professionale il dialogo fra civiltà e fra Paesi diversi per cultura, storia, religione e sviluppo economico”, nell’ottica di formare: “esperti destinati all’attività politico-diplomatica; cooperanti in operazioni di peace keeping; giornalisti e corrispondenti dalla regione mediterranea medio orientale; esperti in immigrazione e interculturalità; esperti in questioni energetiche e relative al mercato del petrolio”.
In realtà, ben lungi dal porsi nell’ottica di sviluppare nei giovani un pensiero ad un tempo critico e consapevole delle vicende che hanno attraversato il secolo scorso e si prolungano in quello attuale, il master “Enrico Mattei” è diventato da tempo una tribuna dove si spaccia per legittima critica alla politica dello Stato di Israele la negazione della Shoah; dove si attribuisce a quelli che il grande antichista Pierre Vidal Naquet ha definito: “gli assassini della memoria”, i negatori dell’Olocausto, lo statuto di “storici”; dove si consigliano ai corsisti iscritti al master stesso, quali sussidi didattici, le opere di Carlo Mattogno, autore di testi in cui si mette in dubbio l’uso criminale delle camere a gas di Auschwitz; dove si organizzano convegni, come quello svoltosi alla metà di aprile scorso, in cui, nascondendosi sotto il drappo, quanto mai improprio in quell’occasione, della “libertà di parola” sono state prese le difese dei negazionisti, considerati quali “storici che negano uno o più tasselli della versione ‘ufficiale’ dello sterminio degli Ebrei nella II guerra mondiale” (dal sito del master “Mattei”, http://www.mastermatteimedioriente.it/). È invece a tutti noto che costoro non negano questo o quell’aspetto della Shoah, ma sostengono che essa non sia mai avvenuta. Dar loro la parola in una sede scientifica sarebbe come pretendere che sostenitori del sistema tolemaico intervengano ad un convegno di astronomi!
Va da sé che le sedi universitarie debbano essere spazi di libertà di pensiero, tuttavia in esse la serietà, il rigore metodologico e scientifico devono rappresentare un elemento di discrimine irrinunciabile; ci pare invece che nel master “EnLuca Arcaririco Mattei” la tendenziosità abbia prevalso su qualunque minimo criterio di scientificità, svilendo così anche la credibilità di un importante ateneo italiano.
Non per caso, sempre in nome di una malintesa “libertà di parola”, il prossimo 18 maggio è annunciata, presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano - così si legge sul sito del master “Enrico Mattei” - una conferenza di Robert Faurisson, un ex professore di letteratura francese presso l’università di Lione– non quindi uno storico – noto propugnatore delle tesi che negano lo sterminio degli ebrei d’Europa per mano dei nazisti e delle forze collaborazioniste, ragion per cui di alcuni milioni di esseri umani si sarebbero perse le tracce senza che si sappia bene il perché...
Permettere che in un luogo deputato alla ricerca scientifica si proclamino assurdità del genere è come chiedere che ad insegnare geografia vadano persone convinte che la terra sia piatta.
Come studiosi, intellettuali, donne e uomini di cultura troviamo estremamente grave che tesi insostenibili e falsificatorie come quelle sostenute e diffuse da Faurisson e dai suoi seguaci, dimostratesi false e pretestuose nonché contrarie ai risultati di decenni di ricerche condotte da storici specialisti di tutti i paesi, e perciò frutto rigorosamente di malafede e partito preso (non esente da sfumature a nostro giudizio antisemite), ottengano la legittimazione implicita nel fatto che vengano enunciate in un’aula universitaria, così come è assai preoccupante che le posizioni espresse da Claudio Moffa e da chi ne condivide il punto di vista siano veicolate da un master universitario, e quindi ricevano, inevitabilmente, una patente di legittimità scientifica, che non meritano in alcun modo perché viziate irreparabilmente da ignoranza e malafede.
Ignoranza perché – come è noto anche solo ai lettori delle monografie sulla Shoah – su tempi, modi, cause prossime e remote, luoghi, cifre è in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo, che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: lo sterminio degli ebrei d’Europa si è fattualmente verificato e ed il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome.
Malafede perché i personaggi i cui curricola sono sottoposti ai corsisti e le cui tesi vengono loro esposte fino ad invitarne addirittura uno dei capifila perché parli nel luogo dove la Facoltà di Scienze Politiche dell’Ateneo teramano laurea i suoi dottori, non si limitano certo a criticare questo o quell’aspetto dell’imponente massa di studi che dal 1945 ad oggi si è accumulata, in tutte le lingue del pianeta, sulla Shoah, ma negano puramente e semplicemente che essa sia mai avvenuta.
Per tutto ciò chiediamo al ministro dell’Università e della Ricerca ed agli organi dirigenti l’Ateneo e la Facoltà di esprimersi pubblicamente sul valore formativo e sui contenuti culturali che informano il master “Enrico Mattei”, a nostro giudizio inferiori agli standard minimi di scientificità che devono valere in una Università della Repubblica; contestualmente proponiamo al MIUR, all’Ateneo teramano ed alla sua Facoltà di Scienze politiche di rendersi disponibili ad organizzare a Teramo un seminario, aperto agli studenti, che abbia al centro da un lato l’analisi del negazionismo e del suo uso politico, dall’altro le vicende di persecuzione e poi di deportazione che travagliarono l’Abruzzo nel periodo 1938-1945.

Cordialmente,


Segue un elenco di Firmatari ad ognuno dei quali ho indirizzato collettivamente ed individualmente la mia Lettera agli Ebrei sulla libertà dei Non-Ebrei, avvertendoli che a prescindere da qualsiasi controversia di vedute su fatti ormai accaduti oltre 60 anni fa, essi non hanno nessun diritto ad impedire il libero esercizio dell’altrui pensiero ed il corrispondente diritto di chi vuole prendere conoscenza di quelle manifestazioni del pensiero, senza che ciò comporti aprioristica approvazioni o disapprovazioni di tesi dette negazionistiche e revisionistiche. Non è sbattendo in faccia a persone ignare ed incolpevoli il ricordo di private tragedie ormai di epoca remota che possono far risuscitare i loro morti, da nessuno oltraggiati se non chi li strumentalizza nel modo più ignobile. Infatti, le controversie storiche e scientifiche possono essere risolte unicamente sul piano della scienza, dove non esiste altra autorità che la propria autonoma capacità di discernimento, non delegabile ad altri, che troppo facilmente possono farne e ne fanno un uso strumentale con grave offesa per quei morti alla cui memoria in molti si dicono legati ma con una sincerità di sentimenti di cui mi capita non poche volte di dover dubitare.

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6.
La replica di Claudio Moffa a Brunello Mantelli

Da Torino, dove opera Brunello Mantelli, che sembra il principale soggetto ad essersi adoperato perché la prevista conferenza di Faurisson in Teramo non avesse luogo. Francamente, cosa potesse avere di pericoloso un anziano signore di ottant’anni è cosa non facile da capire. Come è pure duro da comprendere l’isterismo a ciò che uno possa dire in ordine ad eventi di oltre 60 anni fa. E fra 600 anni sarà la stessa musica? Sono usciti alcuni libri che pongono l’accento sull’esistenza di una “religio holocaustica”. In Torino, dove viveva un importante personaggio ebreo, assai autorevole, Sion Segre Amar era questi che non voleva sentir parlare di Olocausto non perché fosse anch’egli un “negazionista” come Faurisson, ma perché giudicava del tutto fuorviante il termine e quando proprio doveva usarlo scriveva sempre “cosiddetto Olocausto”. È stato questa espressione a saltare per primo negli occhi nel mio scambio epistolare con Brunello Mantelli. Io non sapevo nulla di Sion Segre Amar, essendo del tutto estraneo agli ambienti ed alle frequentazioni ebraiche, non per essere io prevenuto contro gli ebrei, ma perché il mondo è grande ed ognuno vive nel proprio contesto culturale, spesso senza conoscere il mondo culturale ed affettivo degli altri. Posso dire in buona coscienza di non essere mai stato antisemita, o almeno di non averlo saputo. In modo del tutto autonomo uso anche io l’espressione cosiddetto Olocausto, nel senso che anche io trovo arbitraria una terminologia religiosa per indicare un fenomeno storico. Fatto sta che appena il Brunello Torinese lesse che io scrivevo "cosiddetto Olocausto” scattò subito nel dire che lui ad uno che scrive cosiddetto Olocausto neppure risponde. Figuriamoci quanto io avessi bisogno di una sua risposta! Ma l’aspetto divertente fu che evidentemente il grande dotto torinese non sapeva, o non voleva sapere, che era del mio stesso avviso un personaggio assai importante della comunità ebraica torinese. Glielo rinfacciai prendendomi la mia vendetta. Gli feci talmente perdere la bussola che il grande democratico, scambiandomi per un supertite aristocratico, ebbe a maledire Robespierre per non aver terminato il lavoro nello sterminare del tutto l’aristorcrazia. Conservo ovviamente la corrispondenza intercorsa. Riferisco questo episodio perchè è rivelatore delle contraddizioni interne, se non in una sorta di disordine morale verso il redattore di Bolle censorie delle libertà altrui. Giustamente, tutti condanniamo e lamentiamo lo sterminio di ebrei e zingari durante la seconda guerra mondiale. Ma perché quello che non è lecito nello sterminio degli ebrei avrebbe dovuto esserlo per lo sterminio della nobiltà francese? In vino est veritas! Uno scatto d’ira rivela spesso le profondità dell’animo e del carattere. Ogni volta che racconto l’episodio avuto con Mantelli tutti scoppiano a ridere e per l’ignoranza dimostrata (cosiddetto olocausto), per l’inciviltà (art. 3 della costituzione: tutti hanno eguale dignità), ma anche per l’animo sanguinario e violento (il rimpianto per il mancato completo sterminio della nobiltà francese). Eccolo l’uomo. Di seguito pubblico per comodità di lettura dell’on. Cardano, che non sembra avere in materia conoscenze più estese di quelle di Brunello Mantelli, la replica che l’organizzatore della manifestazione teramano, il prof. Moffa, redasse in confutazione dell’Appello Mantelli. Aggiungo che il testo di Mantelli è parecchio scriteriato ed, ormai me ne vado convincendo sempre di più, viziato da almeno due illeciti giuridici: 1) nega l’esercizio di altrui diritti costituzionali; 2) pretende di imporre un Seminario ad altri, quasi una sorta di pubblica abiura! Un fanatismo che speravo fosse scomparso in Italia e fra gli italiani.

* * *

LA LOBBY SI SCATENA.
MA LA LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO, DI OPINIONE
E DI RICERCA STORICA NON SI TOCCA


Al Rettore dell’Università di Teramo, prof. Prof. Mauro Mattioli,
al Preside della Facoltà di Scienze Politiche, prof. Adolfo Pepe,
Al Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica, dr. Fabio Mussi
alle redazioni de: “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “La Repubblica”, “L’Unità”, “Il Manifesto”, “Il Riformista”, “Il Foglio”, “Libero”, “Il Giornale”, “Liberazione”, “Europa”, “L’Avvenire”, “Il Messaggero”, “Il Secolo XIX”, “Il Sole – 24 ore”, Agenzia di stampa “ANSA”

Libertà va cercando che è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta
Dante Alighieri, Purgatorio, canto I, vv.71-72.

Eccola, la preannunciata e “temibile” lista degli “storici” contro la lezione che il prof. Paul Faurisson svolgerà il 18 maggio prossimo a Teramo. Una lista di nomi speditami da Brunello Mantelli, docente a Torino, che già ci provò a sobillare il mondo accademico nel gennaio scorso, al primo attacco del Pezzana, il gestore del centro di diffamazione permanente che svolge azione di terrorismo psicologico contro giornalisti, professori e intellettuali italiani che deviano dal suo pensiero malato di pasdaran dell’Olocausto. Mantelli non provi a smentire il fatto, perché è assolutamente vero. Il master Enrico Mattei è sotto osservazione banditesca ben prima di adesso, e anche ben prima del gennaio scorso: fin dal suo inizio, prima edizione, 16 novembre 2005, quando un tal Emanuele Ottolenghi si produsse in un clamoroso falso niente meno che sul web inglese di un tal Institute for Jewish History. Tutte cose provate, come documentato riga per riga, citazione per citazione, nel sito www.mastermatteimedioriente.it. La menzogna reiterata per affossare la ricerca della verità e la libertà di insegnamento.

Quanto alla lista costituisce nei fatti la reazione emotiva, dogmatica, pericolosa per le libertà civili in Italia e in Europa ad una iniziativa didattica del tutto legittima, ai sensi della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Primo, i docenti universitari sono solo 43, una minoranza infima della ben più ampia comunità degli storici e intellettuali italiani. Secondo, i sottoscrittori sono quasi tutti ebrei, e questa cosa va detta, senza mascherarsi dietro ipocrisie presuntamente antirazziste o simili, per contestualizzarne il significato: si tratta di persone emotivamente coinvolte, o che antepongono gli interessi della propria comunità etnico-religiosa di appartenenza a quelli supremi della libertà di pensiero e di ricerca storica, come Finkelstein insegna. Terzo, il testo dell’appello è come una Bolla papale: impone una verità storica acquisita una volta per sempre, il che costituisce la negazione del mestiere di storico, che è continua revisione. Secondo Mantelli infatti “in atto da più di mezzo secolo un dibattito vivacissimo (!! Ne sanno qualcosa Irving, un anno, e Zuendel, 5 anni di galera!!), che ovviamente parte però da un indiscutibile dato di fatto: … il numero delle vittime ammonta a cinque - sei milioni. Questo è incontrovertibile, sul resto ci si sforza di arrivare progressivamente più vicini alla verità, come è dovere di ogni studioso degno di questo nome”.
Cifra stabilita una volta per sempre? Ma quando mai, se la lastra commemorativa all’ingresso di Auschwitz ha subito il defalcamento della cifra iniziale di 4 milioni di vittime a un milione e mezzo! Quando mai, se la questione delle cifre è notoriamente complessa in ogni conflitto dell’età contemporanea, dalla Jugoslavia all’Iraq al Darfur!!! In realtà la Bolla di Mantelli pretende di imporre alla comunità degli storici la visione religiosa degli stermini di Ebrei nella II guerra mondiale – non è un caso che parli di Olocausto e di Shoah, senza virgolettare – e non una verità storica scientificamente e laicamente accertata.

Infine, l’appello viene trasmesso dal Mantelli con alcuni nomi sottolineati, simbolo evidente del suo ultimo significato e valore: i nomi, in particolare, di due o tre “testimoni” del cosiddetto Olocausto e quello, indubbiamente autorevole dal punto di vista politico-mediatico, del presidente della Comunità Ebraica italiana Renzo Gattegna.
Ma i testimoni sono fonte attendibile solo in parte, solo se comprovati da altre fonti, solo se vagliati con attenzione, come insegna la corretta revisione storiografica delle “fonti orali” come presunta “storia dei vinti” di voga negli anni Sessanta, in campo non solo contemporaneistico e africanistico, e come ogni storico serio e persona di buon senso sa: la testimonianza del nazista Hoss al processo di Norimberga non ha in sé alcun valore, è il corrispettivo storiografico delle deposizioni dei “pentiti di mafia” di casa nostra. Il caso Limentani, l’anziano ebreo che accusò un politico italiano di essere figlio del suo picchiatore in gioventù (ma il padre di quel politico aveva all’epoca 13 anni! Un errore clamoroso), la dice lunga sulla validità di certe dichiarazioni frutto di emotività eccessiva. Perché del resto, mute fino agli anni Settanta, queste testimonianze si sono moltiplicate negli ultimi due decenni, parallelamente allo sviluppo della “industria dell’Olocausto”, e alla crescita esponenziale del potere di condizionamento di Israele in tutti i paesi del mondo?
Infine, il nome del Presidente dell’UCEI Renzo Gattegna: la sua evidenziazione in grassetto, è il vero ultimo significato della Bolla Mantelli: un documento non culturale, ma eminentemente politico, non laico, ma finto laico, pronto ad attaccare ad ogni piè sospinto Pio XII, ma prono all’integralismo ebraico. Renzo Gattegna, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, già uscito sostanzialmente sconfitto dalla sua sortita del 21 aprile scorso, ripresa da pochissimi giornali, nella quale accusava falsamente il convegno la storia imbavagliata di essere un convegno “negazionista”, sta evidentemente mobilitando le sue truppe. Ma non ci sarà alcuna guerra. Semplicemente si terrà il 18 maggio prossima una normale lezione di un ex professore universitario della Sorbona, Paul Faurisson, perseguitato dal 1981 con processi a catena, e ancor più sotto pressione dopo l’approvazione dell’infame legge liberticida voluta dal socialista ebreo Fabius e promossa dal “comunista” Gayssot, con i quali il sottoscritto – come già detto in altra occasione – non vuole avere nulla a che fare nonostante la propria collocazione politica di sinistra.

Due ultime annotazioni riguardano la radiografia effettiva del master Enrico Mattei in Medio Oriente, e la contestualizzaizone di questo grave attacco alla libertà di insegnamento e di libertà d’opinione in Italia ad opera della Comunità ebraica italiana del suo appello. Sul primo punto, ecco alcuni dei nomi che hanno partecipato al master Enrico Mattei in medio Oriente, incuranti degli attacchi ripetuti al corso di studi: i giornalisti Morrione, Ferdinando Pellegrini, Al Qaryouti, Irace, Massimo Fini, Ugo Traballi; i giuristi Sinagra, Bargiacchi, Ainis, Manetti, Siclari, Rosati di Monteprandone, gli avvocati Mellini e Barletta Caldarera, il sociologo Melotti; storici e politologi come Cardini, D’Orsi, Dan Segre, Losurdo, Aliboni, Strika, Marzano, Bagnato, Aruffo, islamisti come Bono, Barbero e Scarcia, operatori in Medio Oriente come Fabio Alberti, l’antropologa Gallini, gli ambasciatori Scialoja e Napoletano, l’archeologo di fama internazionale Paolo Matthiae etc etc. Sono stati invitati inoltre, Sarfatti, Pezzetti, Gattegna e l’ambasciatore israeliano. Come è possibile sostenere, se non pregiudizialmente e faziosamente, che questo master non garantisce un’offerta formativa pluralista (i docenti sono di tutte le tendenze) e valida?

Quanto alla contestualizzazione dell’attacco, è duplice: nel microcosmo dell’Ateneo di Teramo, esso investe una serie di colleghi che si nascondono dietro un inesistente “Collegio consultivo”, inventato da Pepe per dare veste formale ad una classica azione di mobbing, che nasce soprattutto dall’invidia di chi registra con suo dispiacere il successo incredibile del master Mattei in Medio Oriente. Colleghi che hanno provato con i loro master e sono andati a buca. O colleghi proni al “vertice” quale che sia, sempre e comunque: come quel cattolico, sembra collaboratore di cardinali, che si è fatto eleggere a carica istituzionale omaggiando il cubo, i triangoli e gli esagrammi simboli dell’Ateneo di Teramo. Vergogna! Quanto a Pepe,dopo aver fatto tutto di nascosto, ieri mi fa al telefono, con voce imbarazzata: “come stai Claudio?” . Ma come stai tu, Pepe! Come stai tu che già ti inchinasti due anni fa di fronte ai soliti “poteri forti” in un convegno sul contributo degli ebrei – secondo breve cronaca giornalistica – alla storia del socialismo, entrando in contatto allora con uno dei recenti denigratori del master! Come stai tu, che sei presidente di una Fondazione intitolata al grande Di Vittorio, che si starà rivoltando nella tomba a vedere come tratti la memoria di Luciano Lama, il segretario della CGIL contestato negli anni Settanta perché avrebbe agito non come sindacalista, ma come statista, e che nonostante questo, finì non presidente del Senato ma sindaco di Amelia, forse perché aveva osato rimproverare nel 1982 gli ebrei italiani, dicendo loro: “ebrei, uscite dal ghetto!”.
Assassino della memoria della CGIL. L’appello di Lama vale ancora oggi, nei confronti dei firmatari della bolla Mantelli-Gattegna!

Ma queste sono beghe accademiche, anche se non secondarie visto che una recente sentenza del tribunale di Teramo ha espresso “allarme e preoccupazione” per lo stato della legalità e dell’autonomia dei docenti nell’Ateneo abruzzese.
L’altra contestualizzazione è ben più importante: il mio nome è mediaticamente ben poco rispetto alla nomea di ministri e politici, ma non esito egualmente a dire che la battaglia di libertà culturale stiamo portando avanti, assieme a decine e decine di giuristi, avvocati, docenti universitari, gente “di popolo” di tutti gli orientamenti, è il corrispettivo di quella politica di Berlusconi, assaltato dal kapo’ Shultz all’inizio del suo mandato di governo, di Bertinotti oltraggiato in Israele, e di D’Alema sotto costante attacco da parte degli ebrei italiani; sarebbe dunque, per i politici (così come per i giornalisti liberi), un errore formidabile non capire la partita che si sta giocando, e usare la cavia Teramo sperando di placare la belva liberticida, per guadagnare qualcosa in altro campo.
Non lo dico per mia autodifesa, ma per fredda analisi della realtà. Il problema di fondo è in effetti lo stesso: è la violenza che minaccia tutti, vera (gli assalti ai ragazzi con la kefiah i cui cortei transitano a Roma per Piazza Venezia) minacciata (Agnoletti, la sede di Rifondazione, la presentazione di un libro nella sede della Provincia di Roma) psicologico-mediatica (le telefonate alle radio private o a Prima pagina, gli email minacciosi) della Comunità ebraica italiana e dei suoi sostenitori acritici nei confronti di chiunque, nel suo campo professionale, non accetti il diktat di una verità e di una opinione precostituite. Una violenza esplicita che si accompagna a ricatti e pressioni nelle carriere di ciascuno, come io so per certo, e come credo sappiano bene alcuni “autorevoli” colleghi di Teramo.

Molti hanno paura di questo “potere forte” nell’Italia democratica del III millennio: il vero fascismo della nostra epoca, di fronte a cui il più cretino e violento dei naziskin è nulla. Anch’io ho qualche paura, visti peraltro i segnali di possibili minacce di morte che ho ricevuto negli ultimi anni, l’ultimo qualche giorno fa. Ma prima di aver paura sono serenamente furibondo. Non ci sto. Non accetto che 290 firme possano valere più di 250 firme, o anche di una sola firma pro-lezione di Faurisson, per il semplice motivo che nessuna maggioranza può imporre il bavaglio alla libertà di pensiero a nessun individuo.
Non accetto che venga leso il mio diritto di docente universitario e di libero intellettuale garantito dalla Costituzione. Non accetto che un messaggio accademico contro le leggi liberticide che infangano l’Europa delle libertà borghesi e socialiste, venga obnubilato da una gazzarra indecente attorno ad un tranquillo ed educato signore francese, di cui tutti sparlano ma nessuno – a cominciare dai sottoscrittori della Bolla Mantelli – sa verosimilmente un tubo.
Potranno a questo punto essere ritirate per paura tutte le 250 firme dall’appello pro-lezione di Faurisson pubblicato sul sito mastermatteimedioriente.it. .Mi aspetto di tutto. Comunque. per conto mio, la lezione di Faurisson, si svolgerà: fossi anche io l’unico “studente” presente in aula a sentire il professore francese dire la sua verità sugli stermini nazisti di ebrei nella II guerra mondiale.

Claudio Moffa

Roma 13 maggio 2007


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