venerdì, maggio 18, 2007

Le evidenze del Signor Sabbatucci

(Bozza di testo non definitivo)

Sono le 7.48 del 18 maggio 2007. Questa mattina mi sono svegliato prima del solito. Ero appena uscito dal bagno, quando rientrato nella mia stanza da letto ascolto una parte di intervista ad un certo Signor Sabbatucci, se ne ho ben inteso il nome. Mi sono perso la parte iniziale dell’intervista, che riascolterò per intero più volte se riuscirò a trovarla nell’archivio di Radio Radicale. Per adesso annoto qui le mie osservazioni estemporanee, prima che si cancellino dalla mia memoria. Questa premessa serve per cautelarmi da possibili inesattezze o equivoci dovute alla casualità dell’ascolto e dalla non disponibilità del testo scritto dell’intervista. Mi riservo perciò ampia facoltà di riforma di questo mio testo che scrivo in uno stadio di quasi sonnolenza mattutina.

1.
Il principio di evidenza.

Il Signor Sabbatucci, ossia “signore” di rimbalzo al tono strafottente e velatamente offensivo in cui sono “signori” quelle persone citate da Sabbatucci e in questi giorni venuti alla ribalta in seguito alla proibizione fatta allo storico Faurisson, che oggi avrebbe dovuto parlare all’Università di Teramo in un Seminario diretto dal Prof. Moffa. Di fronte all’ostinazione ed alla cocciutaggine a voler proseguire nella sua iniziativa, Rettore e Preside teramani hanno avuto la brillante idea di chiuder per oggi l’Università. Sapevo quel che bolliva in pentola e mi chiedevo se si sarebbe ricorso all’uso della forza pubblica per impedire che qualcuno potesse parlare. Non pensavo che potessero mettergli il bavaglio, facendo ricorso a strumenti di tortura di altre epoche. Non avevo invece pensato alla mossa della chiusura. Si pone però il quesito, se passato il giorno di chiusura, la manifestazione verrà spostata dal prof. Moffa al giorno di sabato o lunedi, e poi martedi o mercoledì, e così via. L’università di Teramo, fortemente voluta dai poteri locali, chiuderà per sempre i suoi battenti, se non si deciderà per il ricorso ai sistemi medievali materialmente finalizzati allo scopo di non far aprire bocca alla vittima designata. Sarebbe più efficace il taglio della lingua. Mah! Vedremo quali saranno le successive puntate di questa ridicola e penosa o vergognosa storia. Ripeto per la centesima volta, allo scopo di cautelarmi contro i miei detrattatori e diffamatori sempre in agguato, che in questa brutta storia è per me di minima importanza la nuova “questione ebraica”, mentre invece rivestono somma ed assoluta importanza i diritti costituzionali della libertà di pensiero e di ricerca nonché di pubblica manifestazione. Curioso constatare come sempre più si rivendica e si riconosce alla chiesa il diritto ad uno spazio pubblico che sempre più si nega alla libertà di manifestazione del pensiero, beninteso un pensiero che non intende essere prono né alla chiesa cattolica né a quella giudaica. Ormai i papi parlano in Parlamento ed i professori non possono più parlare neppure nelle aule delle loro università!

Il principio di evidenza, dicevamo. Ricordo a questo proposito di quando ero studente di Augusto Del Noce. Diceva che richiamarsi al principio di evidenza significa evocare la dottrina platonica delle essenze filosofiche, cioè le famose “idee” platoniche e quindi ritornare a forme di innatismo. Lo schiavo, privo di educazione, ha tuttavia l’idea del triangolo, come si può leggere nel Menone. Ma non voglio farla erudita, perché avrei bisogno di altri mezzi ed un diverso tempo. Mi basta trarne una conclusione moderna. L’evidenza è in realtà tale per tutti solo se viene imposta con la forza coercitiva a tutti da parte di una Autorità. A chi ci sta e diffonde evidenze diverse veniva tagliata la lingua fino a pochi secoli fa secondo una prassi alquanto diffusa. Io sono leggermente daltonico. Io colori che io vedo non sono gli stessi che vede il Signor Sabbatucci.

Come faccia io a spiegare l’esistenza della prima guerra mondiale a chi mi chiede di dimostrargliene l’esistenza? Se non ammette ciò che è a tutti evidente, non è possibile nessuna dimostrazione. Nietzsche avvertiva che il più alto del pensiero greco è da ricercarci non nei sommi Socrate, Platone, Aristotile, ma invece in quella miriade di pensatori di cui a noi sono giunti solo pochi frammenti. Fra questi Protagora insegnava il relativismo: l’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono o in quanto non sono. Pertanto, di ogni fatto occorre darne interpretazione. Non esiste il fatto oggettivo senza una sua interpretazione. Le interpretazioni di uno stesso fatto possono essere diametralmente opposte. Per quanto riguarda la prima guerra mondiale mi vado convincendo che non vi sia stata e non intendo chiedere al Signor Sabbatucci di darmene la dimostrazione. Ovviamente, non intendo richiamarci ai proiettili che sono stati sparati sugli opposti fronti in Europa dal 1914 al 1918, o fare la conta del numero dei morti e dei sopravvissuto. So bene che mio nonno partecipò in quegli anni alla guerra nel corpo dei bersagliere. Non intendo negare questo fatto di famiglia e non ho bisogno di dimostrazione. La cosa cambia aspetto quando, esercitando il mio diritto di interpretare i fatti noti, ossia esercitando il mio diritto di poter pensare senza dover essere preventivamente autorizzato da un Signor Sabbatucci o Mantelli, parlo non di prima o seconda guerra mondiale, ma di guerra civile europea del Trent’Anni, cioè dal 1914 al 1945, in cui ricadono anche quegli eventi di cui è già pericoloso farne il nome. Infatti, se anziché dire “Olocausto” (con virgolette) preferisco parlare di sterminio, strage, e simili, mi attiro oggi la scomunica di un Mantelli che in corrispondenza privata mi dice che lui neppure risponde ad uno che scrive “cosiddetto Olocausto”, forse ignorando che prima di me (che ho la grave colpa di non essere un ebrei) lo aveva detto uno storico ebreo doc: Sion Segre Amar.

2.
La Libertà emigrata a Teheran

Nel corso dello spezzone di intervista radiofonica vengo ad apprendere che Faurisson era stato invitato a Teheran nella tre giorni di conferenza sul cosiddetto Olocausto. Avrei voluto sapere qualcosa di ciò che si era detto. La stampa internazionale parlò molto dell’evento, ma non per riferire ciò che in tre giorni era stato per detto. Se ne parlò soltanto per gettare tonnellate e tonnellate di contumelie e scongiuri. Orbene, se essenza del liberalismo è il poter parlare al punto che Donoso Cortés definiva la borghesia liberale come la clasa discutidora, allora è evidente che in Teheran al francese Faurisson è stato concesso di poter parlare, mentre un’eguale libertà gli è negata a Teramo ed in ogni altra città della civilissima Europa, che insieme agli USA e con il concorso determinate di Israele, intende esportare con le armi e l’atomica (già in dotazione ad Israele) la nostra superiore democrazia, le nostre più eccelse libertà. In questi giorni gli amici radicali stramazzano per la moratoria universale contro la pena di morte. Il pittoresco Pannella è alle prese con il suo ennesimo sciopero della fame. Questi signori si preoccupano del corpo ed assai poco dello spirito, che viene ucciso negandogli la possibilità di manifestarsi attraverso la parola. Heidegger, un filosofo nazista, diceva appunto che il discorso è la dimora dell’essere.

Non mi sono pronunciato fino a questo momento (e non intendo farlo) circa il contenuto del discorso di Faurisson. Ancora più importante di qualunque cosa possa dire, giusta o sbagliata che sia, è il fatto che innanzitutto possa dirla e che io possa ascoltarla direttamente con le mie orecchie, non per l’interposta persona del signor Sabbatucci o Brunello Mantelli. Solo così potrò formarmi un mio autonomo convincimento. Ma se voglio ascoltare Faurisson, devo andare a Teheran. In Italia ed in Europa, dove sono attivi tanti signori che sanno qual è la verità, la sola ammissibile, non è possibile ascoltare chi non sia stato autorizzato preventimanebte da Lorsignori. Sono curioso di vedere se il nome Sabbatucci è compreso fra i firmatari della Lista Mantelli. Scommetto di sì, ma andrò a verificare dopo che avrò terminato di scrivere questo post.

Non è evidente, caro signor Sabbatucci, che in Teheran un signore di nazionalità francese ha potuto parlare mentre a Teramo ciò gli è stato precluso? Non le risulta evidente che non possa parlarsi di liberalismo e democrazia senza che ad ognuno chiunque esso sia e qualunque cosa voglia dire gli sia concessa libertà di parola ed ancor prima libertà di pensiero? Certamente, se il signor Faurisson dirà contumelie sul signor Sabbatucci e consorte, di ciò egli dovrà rispondere. A nessuno è concesso di offendere con la parola una deteminata persona, singolarmente intese e lesa. Ma se egli pensa di dire che la “soluzione finale” sia da interpretare in un modo anziché in un’altro nessuna persona potrà dichiararsi leso in un suo diritto soggettivo.

Il signor Sabbattucci non si è accorto questa mattina di essersi dato la zappa sua piedi. Bontà sua, grande esempio di liberalità ed idee avanzate e progressise, splendido esempio di moderno liberalismo, egli ammette che in una sola cosa concorda con quella genia di psedostorici che si occupano del cosiddetto Olocausto. In effetti, sempre dice il signor Sabbattucci, il conto dei morti nei campi di sterminio è stato fatto in modo grossolano. Ed è difficile, se non impossibile dire che sono stati seimilioni, non uno di meno o di più. Aggiunge: non cambia però nulla. E no, caro Signore, cambia tutto. E le spiego perché a me la cosa sembra evidente, mentre per lei evidente non è. Se il lavoro dei cosiddetti revisionisti o negazionisti, è servito almeno per ottenere dal Signor Sabbatucci questa graziosa ammissione, allora vuol dire che quel lavoro non è stato totalmente inutile e basta questo a giustificarne la legittimità. Per me si tratta di una constatazione evidente, come è altrettanto evidente che gli interessi in gioco sono ben altri. Sfogliando un libro, non revisionistico, leggo che ogni due anni in Israele viene assegnato un premio al miglio libro sull’Olocausto. Lo credo bene che non si possa dire il cosiddetto Olocausto o “Olocausto” racchiuso fra virgolette. È evidente che un mito debba esser prodotto ed alimentato per poter fondare e motivare una legittimità dello Stato d’Israele, la cui fondazione è avvenuta a seguito di colonizzazione armata, spossessamento del territorio altrui, grazie ad un costante appoggio materiale, culturale e mediatico di superpotenze militari e signori attivi nel sistema mediatico. Vengo più avanti a proposito della teoria del complotto ebraico.

3.
L’odierna questione ebraica

Non se il signor Sabbatucci sia stato “reclutato” da Radio radicale allo stesso modo di come Sabbatucci dice che quanti sono andati al convegno di Teheran sono stati “recluatati” dal governo iraniano. Se mi avessero invitato, pagandomi le spese, ci sarei andato volentieri, ma questa eventualità non si è verificata. Sospetto che il signor Sabbatucci sia stato reclutato perché è disarmante quanto spiega come pregiudizio antisemita qualsiasi più lieve e minima insofferenza verso ciò che è ebraico o almeno filoisraeliano. Per fortuna, esistono scrittori ebrei che non la pensano esattamente come il signor Sabbatucci, o il signor Mantelli, o i vari Nirenstein, Allam, Ottolenghi. Ma tutti questi sono tremendamente osteggiati dai loro stessi ambienti di provenienza, che si trovano fortemente minacciati in una brecisa strategia di indottrinamento del mondo. Abbandonato il campo della finanza, sembra che gli ebrei abbiano puntato al campo dei media e della cultura. Lo storico Luzzatto in contradditorio televisivo con Fiammetta Nirenstein metteva in guardia i censori di Toaff dal pericolo del risorgere di un nuovo antisemitismo. In effetti così è ed io dovrò al più presto recarmi da un procuratore della repubblica per sapere da lui cosa mi è lecito o non lecito pensare e scrivere. Vorrei tanto fare professione di antisemitismo, io che antisemita mai sono stato. Non intendo con ciò dire che voglio sterminare gli ebrei come fecero i nazisti o che ad ognuno di essi vengano riconosciuti meno diritti di quelli che io stesso abbia, ma intendo esprimere la mia insofferenza davanti ad una evidente influenza mediatica ed istituzionale che si traduce in una pesante condizionamento alla propria libertà di pensiero e di espressione.

Nel 1844 Karl Marx scriveva il famoso saggio sulla Questione ebraica. Si poneva il problema della loro emancipazione. Marx stesso era una ebreo apostata. Prima di lui il filosofo Fichte aveva detto cose terribili sugli ebrei. Dopo Marx si sviluppò in tutta Europa un violento antisemitismo. Il giovane Delio Cantimori, ancora fascista, in visita a Berlino spiegava in epoca weimariana l’insofferenza dei tedeschi per gli ebrei a causa della loro soverchiante presenza ed influenza nella società berlinese dell’epoca. A mio avviso, è oggi evidente che si sono ribaltati i parametri del passato. A correre rischi e finire in galera sono oggi non gli ebrei, ma i non ebrei i quali hanno l’unica colpa di non essere ebrei e non essendolo di non voler accettare una evidente ebraizzazione dell’Europa. La nostra Fiammetta ha perfino scritto un libro per convincerci che Israele siamo noi e sullo stesso tono il suo correligionario Emanuele Ottolenghi, per non parlare di Madgi Allam nel suo recente libro, pubblicizzato ier sera da TG2 dieci minuti. Dobbiamo diventare e dirci tutti ebrei. Diversamente ci attende carcere e discriminazione di ogni genere. Da Norimberga alla fondazione dello Stato di Israele il passaggio è immediato. Nulla rischiano oggi gli ebrei, ma i non ebrei hanno parecchio di che temere: Teramo docet!

Ho perso la scommessa! Non ho trovato il nome Sabbatucci nella lista di firmatari dell’Appello Mantelli, almeno fino alla data del 12 maggio. Si era ancora in attesa di altri firmatari. Dando un’occhiata alla lista dei firmatari, la maggior parte a me ignoti ma spesso di sicura provenienza ebraica, mi son detto che su ognuno di essi a scopo puramente antropologico sarà forse possibile ricavare informazioni da quel prodigioso contenitore che è internet. Ho voluto prendere un nome a caso, dico a caso per davvero. E cosa è venuto fuori dalla scatola magica? Una lunghissima scheda che si può leggere per intero a questo indirizzo. Ne traggo qualche frase:
Guido Caldiron è uno che scrive su “Liberazione”, organo del PRC. Ci scrive più spesso di tutti e su questioni tra le più delicate. Il suo ambito è la cultura, ma non solo. Il suo ambito è l’universo mondo quando si tratta di antisemitismo…
Non sono del resto un questurino e non ho l’animo del compilatore di liste di proscrizione. Nè intendo seguire l’ignobile esempio di un certo Soldini che, dando prova di grande dirittura e sensibilità morale, ha pensato di distinguere fra i firmatari dell’Appello Moffa i nomi che contano da quelli che non contano. Per me sono tutti cittadini ed essere umani i firmatari sia dell’una che dell’altra lista, ma con una differenza importante intorno alla quale chiederò il parere dei colleghi giuristi. I firmatari dell’Appello Moffa, tra i quali è compreso anche il mio nome, intendevano garantire il rispetto dell’art. 21 (libertà di pensiero) e 33 (libertà di scienza e ricerca) per chiunque e qualunque ne sia l’oggetto; i firmatari dell’Appello Mantelli sostanzialmente intendono negare quel diritto. Di questo si tratta in quest‘ultimo caso. Il diversivo sull’invito a che l’università di Teramo svolga un diverso seminario è assolutamente ridicolo, considerando che Mantelli che espone accanto al suo nome quello dell’Università di Torino può fare lui stesso in Torino, conseziente quella università, tutti i convegni che crede. Ho appena parlato di soverchiante influenza ebraica: mi dica il signor Sabbatucci che mi sogno le cose. Come a dire che il signor Mantelli mi possa lui ordinare che cosa i debba o non debba fare in casa mia. In che tempi viviamo!

È gravissimo che si scrivano Appelli per negare ad altri diritti costituzionalmente sanciti. In questo paese facile allo scandalo nessuno finora sembra si sia scandalizzato di ciò. Eppure a me la violazione di diritti altrui sembra a me del tutto evidente. Non lo è per Sabbatucci, Mantelli e firme da quest’ultimo raccolte. Gli scenari che si apprestano portano ad una divisione crescente fra i cittadini. Il combattimento spirituale lascia tracce molto più profonde di quelli condotti con le armi fisiche. Le cicatrici restano e le ferite sono difficili da guarire. In queste cose la memoria resta. Alla Memoria gli Ebrei sono tanto attaccati che non cessano un istanti dallo sbatterci in faccia la loro Memoria, o meglio una memoria per come da loro ricostruita. Ad altri non è concesso il diritto alla propria memoria e ad una propria identità. È esattamente quello che è successo in Europa dal 1945 in poi. Si è preteso di condizionare la formazione delle coscienze in una misura ed un’intensità quale mai sarebbe riuscita a Goebbels con il suo ministero della propaganda. Mi sorprese trovare in un archivio nazista molti documenti con questa frase: “Das ist eine ideologische Krieg”. Si era allora consapevoli che la guerra veniva condotta principalmente sul piano dell’ideologia. Quella guerra non è cessata nel maggio del 1945, ma al contrario da allora è sempre più cresciuta in intensità, raggiungendo livelli mostruosi e forse mai toccati dall’umanità. Levo il “forse”: considerata l’alfabetizzazione, i mezzi moderni di comunicazione, la loro capillarità, direi che il controllo ed il condizionamento delle coscienze è il campo di battaglia principale della guerra che si combatte ai nostri giorni. Per questo motivo la piena libertà di pensiero e di ricerca dovrebbe essere il bene più prezioso della nostra esistenza. Bisognerà spiegarlo a Fabio Mussi, preferibilmente quando non sarà più ministro e sarà ritornato un normale cittadino, dal quale non si possa temere qualche brutto scherzo. Al momento per chi opera nel settore delle idee potrà essere opportuno una visita preventiva e periodica presso il competente Procuratore della Repubblica per sapere da lui cosa poter pensare settimana per settimana. Goebbels non pretendeva tanto.

A conclusione della mia conversazione con il Signor Sabbatucci ed alla luce degli eventi da me partecipati in questo ultimo anno pongo seriamente a me stesso ed a chi legge il seguente quesito: nel pieno rispetto delle leggi vigenti e dei diritti costituzionali di ognuno in che misura ed in quali forme è oggi possibile dichiararsi antisemiti, sottolineando che non si vuol teorizzare nessuna violenza o discriminazione di quelle commesse e attribuite ai nazisti ed ai fascisti o anche in un passato più o meno recente dalla chiesa cattolica, ma al contrario esprimere una forma di insofferenza verso varii aspetti della presenza ebraica in Italia e nel mondo: rifiuto della religiosità veterotestamentaria, rifiuto della politica israeliana, riserve critiche sulla fondazione dello stato israeliano e dei suoi principi di legittimazione, ma soprattutto rifiuto dell’uso strumentale del cosiddetto Olocausto. Se ciò sarà ammesso come una legittima forma di critica, allora sarò ben lieto di dirmi e professarmi antisemita. Se non sarà ammesso, vorrei che me ne venissero spiegate le ragioni.

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