giovedì, gennaio 29, 2026

Cosa fa Tajani? Risponderà a questa lettera aperta da Gaza?

 Cosa fa?

Chiede che i pasdaran vengano messe nella lista dei terroristi giudicati tali dalla screditatissima Unione Europea, i cui compomenti dovrebbero essere loro messi nella lista dei demagoghi imbroglioni e disonesti, fra i malfattori, ladri e tradittori che ci hanno portati alla miseria, alla disfatta, al disonore!

Non vede la lunghissima Lista dei terroristi israelianì!

Cosa vuole Trump dall'Iran?

Che abbia aeeicchimento zero, rinunci ai missili, ed abbandoni i suoi alleati: questo oggi!

Domani subirà inerme i bombardamenti di Israele: si chiede all'Iran di offrire la gola ad Israele, per essere scannato più tardi! Questa la diplomazia nell'epoca sionista.

Questa la politica interna ed internazionale della nostra epoca!

Intanto...

Post di Invictapalestina


Da Gaza

LETTERA APERTA A GIORGIA, A TAJANI, A CROSETTO
Lettera aperta alla Presidente Meloni, al Ministro Tajani e al Ministro Crosetto
"Presidente Meloni, Ministro Tajani, Ministro Crosetto.
Scrivo a voi da Gaza perché ho vissuto molti anni in Italia e la considero una terra vicina. E scrivo in una notte in cui il vento a Gaza sembra parlare da solo. Non è un vento normale: è un vento che entra nelle ossa, scuote le tende come fogli di carta e costringe migliaia di persone a restare sveglie per paura che il proprio riparo venga portato via. È un rumore continuo, simile al mare in tempesta, senza sosta.
Mentre vi scrivo, famiglie intere sono fuori sotto la pioggia, nel buio, stringendo ai bambini coperte che non scaldano. Hanno paura che la tenda crolli, che il vento la strappi, che qualcosa cada dall’alto. E mentre il vento passa, il freddo brucia.
È strano pensare che nel 2026 esistano ancora luoghi dove una tenda decide la vita o la morte.
Una tenda che d’inverno è un frigorifero e d’estate un forno.
Una tenda che non protegge da niente, neppure dalla memoria di ciò che è stato perso.
Gaza vive così da oltre due anni: bombardamenti, fame, mancanza di cure, malattie, poi ancora fame, poi ancora freddo. E oggi i numeri dell’ONU parlano chiaro: 95.000 persone in malnutrizione acuta. Bambini morti di freddo. Anziani morti di freddo. Non per un missile: per il freddo.
E allora la domanda che vi rivolgo non è tecnica, né diplomatica.
È una domanda che riguarda la coscienza, quella dimensione che nessuna carriera politica potrà mai sostituire:
Come volete che la storia vi ricordi? Il mondo vi guarda.
Ogni epoca ha avuto la sua tragedia.
Ogni epoca ha avuto il suo punto in cui era impossibile far finta di non vedere.
Noi oggi viviamo uno di quei momenti.
So che la politica è complessa.
So che gli equilibri internazionali sono fragili.
So che ogni parola pesa.
Ma pesa anche il silenzio. E il silenzio, in certi momenti, pesa molto di più.
Tra dieci, venti, cinquanta anni, quando qualcuno leggerà cosa è accaduto in questi mesi, nessuno ricorderà le sfumature diplomatiche o le frasi calibrate. Ricorderanno solo chi ha parlato e chi no. Chi ha protetto la dignità umana e chi ha preferito la prudenza alla verità.
Di Gaza resteranno i nomi dei morti.
Dei leader resterà ciò che hanno scelto di fare mentre quei morti chiedevano aiuto.
Per questo vi scrivo.
Non per ottenere una risposta, non per farvi cambiare linea politica con una lettera: sarebbe ingenuo pensarlo. Scrivo perché c’è un dovere che va oltre la politica, ed è il dovere di lasciare una traccia. Salvare le vite dal freddo, adesso e una voce che dica: questa cosa non può essere normale.
Vi chiedo di usare la vostra posizione per fare e dire almeno questo.
Per affermare che nessun popolo deve morire di freddo, fame e abbandono.
Per ricordare che la dignità non è negoziabile.
Perché, che lo vogliamo o no, la storia sta già scrivendo questo capitolo, e un giorno qualcuno lo leggerà e giudicherà.
Non dimenticherà le vittime.
E non dimenticherà nemmeno chi aveva la possibilità di dire una parola e non l’ha detta.
Con rispetto, ma senza rassegnazione. Con dolore, ma senza silenzio."
Sami Abuomar

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