1.
La Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo è uno strumento per identificare, confrontare e sensibilizzare sull’antisemitismo, per come si manifesta oggi nei vari paesi del mondo. La Dichiarazione include un preambolo, una definizione e 15 linee guida che forniscono indicazioni dettagliate per coloro che cercano di riconoscere l’antisemitismo al fine di elaborare risposte appropriate. È stata realizzata da un gruppo di studiosi nei campi della storia dell’Olocausto, degli studi ebraici e degli studi sul Medio Oriente, per affrontare quella che è diventata una sfida crescente: fornire una guida chiara per identificare e combattere l’antisemitismo proteggendo al contempo la libertà di parola. È stata sottoscritta da 200 firmatari.
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Nostro Commento:
L'antisemitismo propriamente nasce come reazione alla equiparazione dei diritti degli ebrei introdotta dalla rivoluzione francese e via via recepiti da tutte le organizzazioni statuali fondati sui principi delle stato di diritto. Storicamente una simile equiparazione ha prodotto per un verso l'assimilazione degli ebrei agli altri concittadini ed alla progressiva perdita delle caratteristiche ebraiche. Per un altro verso può aver comportato a seconda dei luoghi, delle epoche e delle situazioni ad una caratterizzazione come setta a tutto discapito dei diritti degli altri cittadini. In ogni caso, oggi l'antisemitismo come reazione all'equiparazione nei diritti non esiste pià e gli ebrei non solo godono di eguali diritti e protezioni, ma ne godono di più ed essendo di gran lunga inferiori come numero godono di uno status di privilegio e maggior protezione, che forse li rende invisi ma non li penalizza. Comunemente, lo status di ebreo lasci oggi indifferenti i più, salvo che gli ebrei non si caratterizzino e qualifichino per ciò che fanno (genocdio in Gaza), non per ciò che sono. L'«identificare» ed il «combattere» condotte illecite per gli ebrei in modo diverso che per le stesse condotte illecite verso altri cittadini comporta il rischio di gravi discriminazioni. La critica in sé, non accompagnata da condotte illecite, ad una qualsiasi aggregazione sociale rientra nella normale libertà di pensiero e di parola che la libertà di parola che la Dichiarazione dice di voler riconoscere e proteggere.
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