venerdì, gennaio 23, 2026

Di nuovo le Leggi Razziali in Italia, ma di segno opposto! Audizioni in Senato: 3b. Intermezzo: La dichiarazione di Gerusalemme: testi analizzati e commentati

Dovendo scegliere un testo base per la nostra analisi optiaoo per una pubblicazione di quello che si chiamava Ministero della Pubblica costruzione e che così ci piace ricordare risposto alla denominazione bislacca oggi assunta. Si tratta addirittura di un fascicolo di ben 96 pagine entro le quali è incardinata la definizione dell'Ihra, che noi pronuciamo all'italiana pensando all'Ira divina davanti a tanta bestialità spacciata per "pubblica istruzione", e per giunta "del merito"! Procederemo leggendo il fascicolo in sequenza, pagina dopo pagina, e via via annotando quello che ci viene in mente. Considereremo a parte, in un distinto post, una dichiarazione sempre di provenienza ebraica, detta Dichiarazione di Gerusalemme, sempre prodotto da soggetti ebraici, e finalizzata a criticare la Dichiarazione IHRA. Prendiamo invece dal Sito dell'Assopace Palestina la Dichiarazione di Gerusalemme. Curioso che il Ministero del Merito, oggi Valditoriano, non abbia pensato per par condicio, ad analoga publicazione per la Dichiarazione di Gerusalemme, salviamo che non ve ne sia riferimo all'interno del fascicolo che ci accingiamo a leggere, con pazienza e contenendo il più possibile la nostra indigazione. La differenza fondamentale e sostanziale fra le due è che la prima è volta a reprimere penalmente chi non non accetta e non si sottomette alla Dichiarazione stessa, mentre la seconda oltre a criticare concettualmente la Dichiarazione dell'IHRA si oppone fermamente ad una disciplina penale della materia. Entrambi partono dall'ammissione che oggi esista un "antisemitismo", cosa che noi qui invece escludiamo, distinguendo rigorosamente tre diversi concetti; antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo, che vengono invece confusi strumentalmente, per fini di repressione politica e di ogni forma di disssenso sulla materia, che oggi è fortemente compromessa dall'evidenza empirica ed universale del genocido in Gaza, tuttora in corso e mai più docuemntati in tutto il corso della storia, al cui confronto molto si ridimensiona Auschwitz e la Shoah, cosa che non si vuole ammettere e che costituisce un fronte decisivo ed assai aspro nella propaganda politica della nostra epoca.

1.

La Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo è uno strumento per identificare, confrontare e sensibilizzare sull’antisemitismo, per come si manifesta oggi nei vari paesi del mondo. La Dichiarazione include un preambolo, una definizione e 15 linee guida che forniscono indicazioni dettagliate per coloro che cercano di riconoscere l’antisemitismo al fine di elaborare risposte appropriate. È stata realizzata da un gruppo di studiosi nei campi della storia dell’Olocausto, degli studi ebraici e degli studi sul Medio Oriente, per affrontare quella che è diventata una sfida crescente: fornire una guida chiara per identificare e combattere l’antisemitismo proteggendo al contempo la libertà di parola. È stata sottoscritta da 200 firmatari.

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Nostro Commento:

L'antisemitismo propriamente nasce come reazione alla equiparazione dei diritti degli ebrei introdotta dalla rivoluzione francese e via via recepiti da tutte le organizzazioni statuali fondati sui principi delle stato di diritto. Storicamente una simile equiparazione ha prodotto per un verso l'assimilazione degli ebrei agli altri concittadini ed alla progressiva perdita delle caratteristiche ebraiche. Per un altro verso può aver comportato a seconda dei luoghi, delle epoche e delle situazioni ad una caratterizzazione come setta a tutto discapito dei diritti degli altri cittadini. In ogni caso, oggi l'antisemitismo come reazione all'equiparazione nei diritti non esiste pià e gli ebrei non solo godono di eguali diritti e protezioni, ma ne godono di più ed essendo di gran lunga inferiori come numero godono di uno status di privilegio e maggior protezione, che forse li rende invisi ma non li penalizza. Comunemente, lo status di ebreo lasci oggi indifferenti i più, salvo che gli ebrei non si caratterizzino e qualifichino per ciò che fanno (genocdio in Gaza), non per ciò che sono. L'«identificare» ed il «combattere» condotte illecite per gli ebrei in modo diverso che per le stesse condotte illecite verso altri cittadini comporta il rischio di gravi discriminazioni. La critica in sé, non accompagnata da condotte illecite, ad una qualsiasi aggregazione sociale rientra nella normale libertà di pensiero e di parola che la libertà di parola che la Dichiarazione dice di voler riconoscere e proteggere.


2.

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