domenica, luglio 02, 2006

Il decreto sulle liberalizzazioni ed i suoi effetti sulla "casa delle libertà"

Un caso tutto da studiare senza posizioni preconcette. Le misure adottate da Bersani sarebbero state più consone ai liberali della casa delle libertà. Ritengo che nessuna persona di sano buon senso desideri pagare un taxi più di quanto non lo paghi all'estero. Avevo notato, trovandomi a Francoforte, che ogni anno pagavo lo stesso taxi allo stesso prezzo per lo stesso percorso: dalla stazione alla casa dell'amico di cui ero ospite. Inoltre, non mi sembrava esoso quanto in Italia. A Roma considero il taxi alla stregua di un lusso che mi permetto solo se necessario. In Germania o altrove potevo prenderlo senza eccessive preoccupazioni. Ricordo ancora con disappunto di un viaggio in treno da Roma a Catanzaro Lido. Qui avevo dovuto prendere un taxi, o meglio una macchina, per andare a pochi chilometri vicino. La macchina mi era costata più del treno. Per non parlare di tanti altri piccoli centri, dove è quasi d'obbligo farsi venire a prendere da un amico o un parente.

Se il sodale di partito Cicchitto o il coinquilino Storace intende lui pagare più caro un taxi, certamente loro se lo possono permettere più di me. Mi riesce strano però pensare al liberalismo come una dottrina che mi obblighi a pagar più caro il taxi. Ma il caso che si va profilando è istruttivo. Occorre imparare qualcosa e lasciar perdere la logica elettorale dell'inseguimento del voto delle categorie e delle corporazioni. Alcune contraddizioni del decreto Bersani mi saltano tuttavia agli occhi. Leggo che si potranno vendere le aspirine nei supermercati, ma gli stessi supermercati saranno obbligati ad assumere un farmacista. Ce ne sono infatti parecchi di disoccupati. Mi chiedo quanto dovrà costare l'aspirina per pagare un farmacista o quante se ne dovranno vendere? E se i farmaci di banco sono vendibili senza ricetta medica, a cosa serve un farmacista? Non basta il medico di famiglia? Ma se proprio il governo Prodi-Bersani vuole dare lavoro ai farmacisti disoccupati, perché allora non dare ai supermercati piena licenza di aprire un reparto farmaceutico con tutte le possibilità di vendita già offerte ai Farmacisti. So che le licenze per aprire una farmacia costano miliardi che poi dovranno essere pagati sempre dal cliente.

Inoltre, dalle "liberalizzazioni" sono state escluse categorie amiche, che molto si sono adoperate a favore dell'Unione nell'ultima campagna elettorale. Penso ai giornalisti. Non capisco poi perché debba pagare la televisione di stato per sorbirmi autentiche porcherie. Vi è qualcosa di vero, benché non condivisibile, nella strategia della vendetta di cui parla Cicchitto: colpire di più e prima quelle categorie che si presume facciano parte dell'elettorato avversario. Ed ancora: quanta libertà esiste nell'organizzazione interna dei partiti? Ed i nostri deputati che di recente zitti zitti si sono aumentati di un colpo solo lo stipendio per oltre 1200 euro mensili, cioè quanti moltissimi italiani non riescono a percepire in un mese. Questo paese avrebbe bisogno di molte liberalizzazioni e di molta trasparenza. Quest'ultima – la trasparenza – dovrebbe essere garantita da una corporazione (quella dei giornalisti) che è essa stessa poco trasparente e partecipa pienamente al sistema dei privilegi, ossia non ad una legittima condizione di sicurezza del posto di lavoro e e di garanzia delle condizioni lavorative, ma a a privilegi intesi come un inutile fardello a discapito della qualità del servizio reso e del diritto di informazione dei cittadini e della generale libertà di pensiero e di sua manifestazione e divulgazione. La parola "liberale" è stata inflazionata con lo scopo deliberato di renderla priva di ogni contenuto e significato.

Rassegna stampa:
Aspirine contro la disoccupazione dei farmacisti
E se a scioperare una buona volta fossero i clienti (ricchi e poveri) dei tassisti? Se qualcuno è disposto a pagare 100 euro di tassi anzichè 15 (già troppi), vuol dire che può viaggiare anche con l'elicottero!
Storace battuto da Follini in materia di liberalismo: altre crepe nella "Casa delle Libertà"
L'ambiguità di Cicchitto
Le umiliazioni di Storace e le ammissioni di Alemanno
Il cavallo di Troia che pascola dentro la Casa delle Libertà
Mastella si offende: ed io che ci sto a fare?
Udeur contro Bersani: scelte populiste.

Per la Moratti un ricercatore vale meno di un tassista. Letizia Moratti, neo sindica di Milano, ma ministra dell'università con il cessato governo, minaccia di non applicare in Milano il decreto che riguarda i tassisti. Con acclarata incompetenza si è occupata dell'università dove si è fatta dettare la riforma da alcuni suoi amici, avendo contro la quasi totalità delle università. La categoria sulla quale ha più colpito è stata quella dei ricercatori, meno potente in Italia di quella dei tassisti. I nuovi ricercatori italiani (se ve ne saranno) non hanno garanzie lavorative di sorta: per loro l'emigrazione è una scelta saggia, se appena hanno una proposta dall'estero. Misteri della politica!
La rivolta dei tassisti e la voce della Moratti.

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