venerdì, luglio 14, 2006

Medio Oriente: una pace impossibile!

Non sono un esperto di questioni mediorientali, ma le notizie di un inasprirsi della guerra in Libano impongono la formulazione di qualche opinione. Non è possibile ignorare la guerra e quanto succede richiede in ognuno di noi una presa di posizione, giusta o sbagliata che sia. Intanto bisognerebbe rinunciare all'uso di concetti che servono appunto a nascondere una guerra in atto e a legittimare lo status quo. Uno di questi termini è la parola terrorismo. Cosa significa terrorismo? Se qualcuno si imbottisce di esplosivo e ripete quel che faceva Sansone con i filistei, facendosi esplodere ed uccidendo quanto più "nemici" possibile, si tratta di un incosciente che gioca con la sua vita e quella degli altri? Sul piano dell'analisi non credo si guadagni molto insultando e criminalizzando chi fa spregio innanzitutto della propria vita. Per giungere a tanta disperazione deve essere grande ed inaudito il livello di "inimicizia" e quanto mai lontana la possibilità di una pace autentica, che non si ottiene neutralizzando ogni tentativo di resistenza e narcotizzando le coscienze ed i cervelli.

Negli articoli di giornale che mi capita di sentire da Radio radicale, conditi dai commenti radicali, trovo una serie di pregiudizi che ostacolano un ragionamento libero. Questi radicati e radicali pregiudizi diventano essi stessi una forma di terrorismo ideologico, tale da indurre ad "ignorare" l'evento di una guerra che non si combatte nelle nosteìre strade. Non è piacevole trovarsi addosso un fronte interno mediatico abbastanza agguerrito. Ma io non mi lascio intimorire e cerchiamo di fare chiarezza, riservando al blog sulla Geopolica analisi più informate e approfondite. L'unico timore che ho è quello di poter sbagliare riflettendo su fatti tragici, che vedono una sequela infinita di morti.

Idola:
Rassegna stampa commentata

1°) Israele è una democrazia, anzi l'unica democrazia dell'area. Essere dalla parte di Israele significa essere dalla parte della democrazia, della giustizia, della libertà, del bene, della civiltà. Dall'altra parte si trova esattamente il contrario: inciviltà, barbarie, il male assoluto, il cattivo. Si tratta di una miserabile ideologia che è essa stessa uno strumento di guerra, ossia parte di quella guerra "ideologica" che accompagna sempre il crepitio delle armi in senso proprio (fucili, bombe, razzi, ecc.). Vale la pena di ricordare qui la relazione hobbesiana della pericolosità: l'uomo è di tanto più pericoloso delle bestie quanto più pericolose sono le armi di cui egli dispone (bastone preistorico, spada, fucile, atomica, massmedia e lavaggio del cervello, rieducazione democratica...) rispetto ai mezzi difensivi e offensive degli animali (artigli, zanne, veleno: sempre le stesse nel tempo). A fronte della potenza tecnologica-industriale nello sviluppo delle armi può venire considerata una tecnologia "povera" l'autoimmolazione dei kamikaze mediorientale. Nella guerra tutti i mezzi sono buoni ed è contrario ad ogni senso logico la pretesa di una delimitazione o regolamentazione dei mezzi bellici: bisognerebbe sentire il parere di chi è morto o sta per morire.

I volantini dell'ipocrisia
• Mi chiedo cosa cambia alla sostanza delle cose il fatto che si lancino volantini per avvisare che si sta per bombardare in una determinata zona. La distinzione fra "civili" e "combattenti" è venuta meno da un bel pezzo. Si tratta, direi, di una forma di ipocrisia con la quale si intende accreditare la propria immagine. Il metodo è affine all'altro che considera legittimo l'uso delle armi per sé ed illegittimo se di quelle stesse armi è il nemico a dotarsene e a farne uso. Con amenità di questo genere si alimenta il pregiudizio che Israele è una "democrazia" e gli altri sono l'antidemocrazia.

Turisti sotto le bombe ed in fuga
• Non pare credibile un Libano che si appresta ad iniziare una guerra ed al tempo stesso apre la stagione turistica. La premeditazione aggressiva di Israele mi pare sia invece provata dalla presenza di turisti che mai si sarebbero trovati in scenari di guerra, se appena ne avessero avuto sentore.

2°) Israele si difende: ne ha tutto il diritto, sacrosanto diritto. Se la memoria non mi inganna e l'informazione non difetta, la creazione dello stato di Israele nell'immediato secondo dopoguerra è stata un'operazione artificiale ai danni del mondo arabo. Una logica di risarcimento danni per i sei milioni di morti (guai ai revisionisti che pretendono di veriifcarne la contabilità) nei campi di concentramento nazista ha generato il diritto degli ebrei ad avere uno stato tutto loro. Il luogo lo si è infine trovato negli attuali territori, dove Israele si regge grazie al sostegno ininterrotto e determinante degli USA, che non prendono mai le distanze da tutto ciò che gli israeliani fanno. È stato stipulato un contratto a danno di un terzo (gli arabi), che comprensibilmente non ci stanno. Si è invocato l'ONU come fonte di legittimazione dell'operazione politica. Ma l'ONU non è fonte di legittimazione più di quanto non lo sia stata la Società delle Nazioni, creatura delle potenze vincitrici che alla forza delle loro armi vogliono far seguire la santità del diritto fondato sulle loro armi. In un arco storico che parte dal 1945 ad oggi io non parlerei di diritto di difesa da parte di Israele, ma di continuazione di un'attacco e di un'invasione del mondo mediorientale appaggiato dagli USA che sono scesi direttamente in campo in Iraq ed in Afghanistan e si apprestano a farlo anche in Iran. Insomma, una logica imperiale americana che viene dalla dottrina Monroe e si espande sul mondo intero.

Magdi Allam: Diritto alla difesa
• Se non è possibile la neutralità in una guerra in cui come cittadino italiano non mi sento neppure lontanamente corresponsabile, io penso sempre come cittadino italiano che si debba stare dalla parte degli arabi, le cui ragioni mi sembrano più valide di quelle di Israele, che non riesco a considerare altro che un avamposto dell'iperialismo americano.
Mille palestinesi non valgono un isrealiano
• Circa la faccenda dei sequestri apprendo una diversa verità: migliaia di palestinesi, compresi donne e bambini, sarebbero già prigionieri in Israele. Non si accetta nessuno scambio con militari israeliani catturati...

3°) La reazione proporzionata. Mi sembra un argomento quanto mai sciocco e che nasconde una ideologia dello status quo. Lo stato di conflitto si deve protrarre nel tempo con una contabilità di morti e danni sostenibili. E' una posizione che nasconde l'impotenza politica dell'Europa, la sua cattiva coscienza. In realtà noi abbiamo accettato quella soggezione politica agli USA ai quali il mondo musulmano non intende sottostare: è una lezione morale che il mondo antico del medio oriente impartisce a noi europei civilizzati e addomesticati. Da che parte dovremmo stare noi tutti Europei? Io credo dalla parte degli arabi, ricreando l'unità geopolitica del mondo romano nelle condizioni e con i mezzi oggi possibili ed accettabili.

Sequestri seguiti da bombardamenti
• Leggo in una parte dell'articolo sopra riportato che vi sarebbero stati "sequestri" di militari israeliani, ragion per cui sono poi seguite più pesanti reazioni, definite dal nostro ministro degli esteri sproporzionate. A me pare che sarebbe bastato uno starnuto del nemico per far scattare una reazione israeliana da lungo tempo in gestazione. Queste cose si premeditano per tempo e si aspetta poi il pretesto migliore. Ritorniamo così alle radici storiche del conflitto.
Paolo Papi: il baratro è vicino
• Tre militari sequestrati (non ho ancora letto in quale circostanza) a fronte di una reazione senza precedenti. Come non pensare ad un piano premeditati. "Sequestrati" non significa poi "ammazzati" in un contesto dove un morto in più o in meno fa poca differenza. Leggo poi di una destabilizzazione di fatto del governo libanese che non ha avuto nessuna iniziativa nella vicenda bellica, ma si è trovato ad essere scenario di guerra. Israele ha avuto pochi scrupoli a colpire un Libano che non ha manifestato ed organizzato una volontà di guerra: la teoria della guerra preventiva, di infelice memoria, ritorma in auge.


Resta il problema del rapporto degli Stati Uniti con l'Europa. La pace vera autentica profonda e duratura sta a cuore ad ogni persona di buon senso. Non credo che gli USA siano facitori di pace. L'Europa deve trovare le ragioni profonde della sua unità politica ed assumere un ruolo leader almeno a casa sua, e cioè in tutta quell'area che si chiamava mondo antico e che gravitava intorno al mediterraneo. L'America ancora non esisteva e quando fu scoperta era abitata da aborigeni che sono stati letteralmente sterminati dal coloni fuggiti dall'Europa, per essere poi in parte ripopolata con schiavi neri importati dall'Africa. Non si può misura la storia dei popoli con il metro dell'esistenza individuale dei singoli soggetti umani: la visione temporale di un individuo umano è per decenni, quella dei popoli abbraccia secoli e millenni. Le ragioni profonde della storia ritornano e gli individui devono ogni volta affannarsi ad acquistarne consapevolezza.

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