domenica, luglio 16, 2006

Sul modo di stare nei partiti

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Art. 49 della costituzione italiana nel testo vigente:
«Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».
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Mi rendo conto che le mie posizioni sulla guerra arabo-israeliana si avvicinano a quelle di frange dell'estrema sinistra e non corrispondono alle posizioni ufficiali del centro-destra. Io ho una tessera di Forza Italia, intendo conservarla, non ho nulla a che fare con i comunisti. Mi chiedo e chiedo, se avendo preso la tessera ad un partito si debba intendere che dal giorno dopo l'incauto iscritto debba sottoscrivere tutte le posizioni che il segretario nazionale (Bondi, Fini, Cesa, Bossi) ritenga di assumere, vincolando gli iscritti. Penso che il testo della costituzione significhi esattamente il contrario: sono i dirigenti dei partiti che devono esprimere le posizioni degli iscritti, espresse e discusse in assemblee, dove si mettono all'ordine del giorno mozioni sulle quali si chiedono deliberazioni di maggioranza. Anche la minoranza in questi casi conserva il diritto alle sue opinioni, che potranno diventare di maggioranza ad una successiva deliberazione. Il vincolo di partito non significa sacrificio delle proprie opinioni, ma rispetto delle deliberazioni di maggioranza che diventano vincolanti nelle applicazioni pratiche della linea politica decisa democraticamente a maggioranza.

Nel caso di Forza Italia, da quando mi sono tesserato nel 2002, non ho mai potuto assistere ad un dibattito e ad una votazione di mozioni. Al massimo ho ricevuto inviti per applaudire cose già decise da alcuni notabili che si sono arrogati abusivamente il simbolo del partito. Mi dicono che in quel di Catanzaro l'elettorato di FI è sceso a picco... Ho già detto che resterò in Forza Italia fino a quando il partito non avrà terminato il suo processo di autodissoluzione. Il mio senso di coerenza e di lealtà mi impedisce la trasmigrazione. E quando Forza Italia sarà finita (mi auguro di no e mi adopero perché non avvenga) non mi iscriverò ad un altro partito, ma ritornerò a vita privata, avendo constatato con i fatti che l'art. 49 della costituzione – della nostra "magnifica" costituzione – è una solenne presa in giro. Credo che nessuna abbia mai preso sul serio quel pezzo di carta, ma sia stato solo di volta in volta invocato a seconda delle contingenze e delle convenienze politiche. Nelle condizioni storiche in cui la costituzione è nata non è mai potuto essere una valore politico fondamentale, una "decisione politica fondamentale" in cui TUTTO, dico TUTTO il popolo italiano abbia potuto veramente riconoscersi. La classe politica che è nata dalla disfatta e sull'ideologia della disfatta si è perpetuata ha gestito come "cosa propria" tutti i vantaggi dell'occupazione del potere. I momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo dimostrano e rivelano la sostanziale mancanza di legittimità di un intero ceto politico.

I miei post vengono sistematicamente mandati ai vertici di partito. Non rispondono, ma assumono posizioni che in coscienza non posso condividere. Le uniche loro missive sono le convocazioni bovine: vai ad appludire di qui e di là, vota questo o quest'altro. Mancano i momenti in cui gli iscritti vengono convocati per essere ascoltati. Mancano i momenti di confronto e di dibattito. Le poche riunioni organizzate hanno carattere clientelare e manca un'effettiva libertù di pensiero ed espressione del pensiero. Ad una riunione dell'ex-comunista Adornato e del suo segretario Foa mi è stato perfino negata la parola, pur essendomi qualficato come "Coordinatore provinciale" dei Clubs di FI (non di quelli di Liberal).

Vi è del marcio nel regno di Danimarca.

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