mercoledì, luglio 19, 2006

Sulla pena di morte con riguardo al cosiddetto "terrorismo suicida"

Sulla pena di morte i radicali dell'ex terrorista Sergio D'Elia, fondatore dell'Associazione "Nessuno tocchi Caino", vanno conducendo una lotta di "civiltà" per la sua abolizione il tutte le legislazioni statali del mondo. Teoricamente per me il problema verte sulla liceità dell'idea stessa di "pena" come conseguenza di un illecito. Il contenuto della pena può variare nel tempo e nello spazio. In ogni caso, è indubbia che la pena massima che si possa comminare è la pena di morte: il sistema giuridico non ne conosce una maggiore.

Se l'atto di un "terrorista suicida" può avere come conseguenza la morte di innocenti (donne e bambini casualmente presenti), può immaginarsi che il "terrorista" stesso abbia considerato la portata del suo atto, se ne sia assunta la responsabilità ed abbia accettato la pena massima che gli si sarebbe potuto infliggere: la morte. Il gesto non può non farci riflettere. Spesso gli atti suicidi non hanno valore strategico, non possono cambiare gli esiti del conflitto. Se un significato hanno, è proprio quello di indurre alla riflessione nelle teste normalmente riempite dalla "libera" stampa, spontaneamente ubbidiente ai governi. Tornando agli attentatori di via Rasella, possiamo immaginare che se avessero firmato il proprio attentato con il metodo (incivile e barbaro) dei "fondamentalisti" musulmani, probabilmente avrebbero risparmiato le vite di quanti rastrellati furono poi uccisi per ritorsione alle fosse ardeatine…

La "liberà" e la "democrazia" alla quale si vuole educare popolazioni refrattarie non potevano avere una smentita, un rifiuto più clamoroso. Essendo personale la responsabilità penale per atti illeciti, non dovrebbero venire perseguiti altri soggetti oltre quelli morti nell'attentato "terroristico". Abbiamo invece superato l'inimmaginabile con la guerra preventiva verso Stati "canaglia" che sarebbero stati ispiratori o semplicemente avrebbero ospitato organizzazioni di cui facevano parte gli attentatori suicidi. A me questa pare una barbarie giuridica che supera quella attribuita al nazismo. Lo ha riconosciuto un ministro tedesco, che è stato subito costretto alle dimissioni per aver detto una semplice verità.

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