lunedì, luglio 10, 2006

La società corporativa: i taxisti.

Non è agevole comprendere l'interazione fra le relazioni giuridiche ed economiche e fattuali che formano il tessuto di quella aggregazione che chiamiano società, dentro la quale viviamo con gioia o dolore. L'informazione ufficiale di regime ("stampa e regime" è il giusto titolo della rassegna stampa di radio radicale, ma ora anche i radicali fanno parte del regime) non ci aiuta a capire e nasconde gli arcana piuttosto che svelarli: le verità che capita di scoprire vengono fuori come una ricaduta secondaria, mai come obiettivo specifico. I giornalisti producono più spesso "idola" e pregiudizi che diventano una sorta di catene invisibili che impediscono ad ognuno di noi le giuste ed efficaci reazioni. Nella società l'individuo è un atomo che può essere soggiogato e controllato proprio in virtù del suo isolamento e della sua mancanza di consapevolezza, ossia per mezzo della sua ignoranza governata e amministrata magari proprio dal sistema scolastico e dal sistema dell'informazione pubblica.

Perché un taxi costa tanto? Si potrebbero fare esempi analoghi in tanti campi che non sono venuti alla ribalta. Apprendo che una licenza di taxi costa centinaia di milioni vecchie lire. A pagare la licenza è infine il cliente. Ognuno di noi può fare un calcolo elementare quanto rudimentale: il costo della benzina ed i chilometri che si possono fare con un litro. Su questa base è facile calcolare l'iniquità dei prezzi che paghiamo. Una singola corsa può costare ben oltre un pieno di benzina. Non bisogna essere economisti per accorgersene. Sulla benzina il fisco trattiene già una parte notevole di quanto noi paghiamo alla pompa.

Mi chiedo perché una licenza di taxi (servizio pubblico gestito da un privato) deve avere un costo? Per le scuole private si è chiesto e ottenuto un "buono" perché le scuole private svolgono un servizio pubblico. Un cittadino potrebbe scegliere gratuitamente la scuola pubblica, ma il cervello italico porta a scegliere la scuola privata – che non è un'istituzione di beneficenza, ma un soggetto che persegue interessi economici e confessionali – ed a pretendere un "buono" a carico della fiscalità generale. Non vedo nessun ragionevole motivo perché una persona dotata dei requisiti minimi necessari (patente di guida, vettura propria, ecc.) debba ottenere a titolo oneroso una licenza per espletare un servizio di pubblica utilità a prezzi si spera ragionevoli.

Post Scriptum: non si è mai abbastanza ignoranti ed apprendo adesso da un artigiano in filo diretto (con Tabacci a radio radicale) che in effetti la licenza è concessa gratuitamente dal Comune. Ha un costo perché i titolari se la rivendono l'un l'altro. Inaudito! Indecente! Colpevole e da perseguire penalmente! Inizio io lo sciopero contro i taxi: ne farò a meno fintantoché posso farlo. L'artigiano prosegue: se uno vuol prendersi una licenza nel mio settore, lo può ben fare legittimamente e se è bravo può farmi concorrenza. Con i taxisti questo non è possibile ed a farne le spese è un terzo: il cliente che ha bisogno di prendere un taxi.

Nella nostra società corporativa sembra vigere la seguente regola: non toccare i miei privilegi così io non tocco i tuoi. Nessuno si salva: dal taxista al deputato che è il simbolo stesso del più odioso privilegio, dove ci si aumenta lo stipendio nella più assoluta segretezza. L'On. Mantovano ha fatto sapere a Todi che che lui "non è un rivoluzionario". Ebbene, abbiamo bisogno di tante rivoluzioni, di una rivoluzione quotidiana e permanente per liberarci dei tanti Mantovani che ci opprimono. Solo così riusciremo a costruire una società dove si possa vivere e respirare, dove la solidarietà non è l'elemosina che si concede ai poveri o ai furbi e disonesti, ma una comune esigenza di aiuto e protezione reciproca nel momento del bisogno vero, un farsi carico dei deboli, degli orfani, dei vecchi.

1 commento:

Jetset (Defendit Numerus) ha detto...

E va bene, eliminiamo le licenze dei taxisti.

In questo caso vi sarebbero un mare di operatori del settore ora in possesso di una licenza dal valore di centinaia di milioni delle vecchie lire che in seguito a questo provvedimento non varrebbe più nulla, invendibile a fine attività ed inutile a tutti gli effetti: per dirla in due parole, sarebbe carta straccia. Probabilmente se avessi tirato fuori dalle tasche centinaia di milioni per acquistare il tanto agognato permesso d'esercizio ti opporresti strenuamente ad una siffatta ingiustizia (a meno che lo stato non voglia rifondere i taxisti della somma sborsata per tale licenza, cosa che non vedo molto praticabile viste le dissestate casse del nostro fisco).

Con lo stesso metro di giudizio propongo anche di far saltare la fila ai prepotenti, di poter far esercitare come avvocati o medici anche chi non possiede la laurea.

Intanto ti comunico che da domani sostituirò Schumacher alla guida della Ferrari, tanto la licenza FIA e gli sponsor sono inutili.