martedì, luglio 18, 2006

Su Calciopoli

Ho trovato sempre maledettamente noioso il gioco del calcio. Non ho mai avuto la pazienza di seguire per intero una partita di calcio per tutta la sua durata. So di essere un'eccezione. Trovo adesso altrettanto noioso seguire la cronaca giudiziaria connessa ai gravi reati compiuti mentre si giocava al pallone e milioni di telespettatori si appassionavano fino allo spasmo a qualcosa di apparentemente pacifico. La morale che ne traggo è che non vi è innocenza neppure nel gioco del pallone. Il marcio che corrode la nostra società arriva fin lì e chissà in quanti altri luoghi non ancora venuti alla luce del sole. Mi interessa qui fare appena un accenno ad una connessione che non mi è chiara in tutta la sua articolazione, ma di cui sono convinto: fra il gioco del pallone, ossia la forma ludica con la quale lo si percepisce, ed il modo della partecipazione politica vi è una trasposizione a danno della politica. Vedi forti analogia fra il tifo verso una "squadra" di calciatore ed il modo di vivere la partecipazione politica: i più si lasciano ottenebrare dalla tifoseria e sono incapaci di affrontare con cognizione profonda di causa, con responsabilità e lungimiranza i problemi sociali della vita di ogni giorno che coinvolgono tutti e le cui conseguenze per la macata e giusta soluzione si ripercuotono lontano nel tempo, passando da una generazione all'altra. Intere esistenze si bruciano e si spengono in assenza di speranza e prospettiva: il tempo perso non è recuperabile per la propria generazione ed è dubbio che la generazione successiva sappia trarre insegnamento dagli errori delle generazione precedente. Politica e calcio sono cose fondamentalmente diverse ma vengono percepite e vissute allo stesso modo e con le stesse forme: tutta la nostra splendida democrazia ha la stessa consistenza etica del gioco del pallone! I politici lo sanno bene e favoriscono il fenomeno sul quale si adagiano. Non a caso, incominciando da Berlusconi, sono loro stessi tifosi di questa o quella squadra e presidenti di associazioni calcistiche. Il presidente in carica, lo spiritista Prodi, ama tanto la parola "squadra", il "gioco di squadra", il "fare squadra".

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