martedì, luglio 18, 2006

Inganni mediatici: sotto l'egida dell'ONU

Non è ancora terminata la rassegna stampa, faziosa, di Bordin a Radio Radicale. Gli devo nondimeno alcuni spunti odierni di riflessione che vanno però nella direzione contraria a quella dove lui vorrebbe portare l'ascoltatore con i suoi commenti in margine alla lettura dei giornali. Il primo spunto riguarda la natura e la tecnica dell'imperialismo americano. Pannella ha usato per Israele il termine di "testa di ponte" della democrazia in terra araba: sarebbe questo lo stato di Israele. Io ho invece parlato nei miei post di avamposto militare degli Stati Uniti in terra araba. Per gli USA questo e solo questo è il senso che può avere lo Stato d'Israele: un avamposto militare per la dominazione economica, culturale e militare di tutta l'area medioorientale. A differenza dell'imperialismo coloniale territorialistico degli Stati europei dell'Ottocento che procedevano per accrescimenti territoriali direttamente amministrati e soggetti, invece, l'imperialismo americano si è diffuso attraverso la penetrazione economica e/o culturale e/o "democratica" in territori lontani non contigui. Risulta infatti antieconomico occupare direttamente dei territori lontani ed assumerne la gestione con tutti i problemi localistici. E' preferibile esercitare un'influenza fatta di accordi economici e di garanzie su una lista determinata di interessi che devono essere rigorosamente rispettati dallo Stato controllato e vassallo. Con questo sistema gli USA, dalla dottrina Monroe in poi, hanno edificato il loro impero, ben più solido di quello britannico ed europeo continentale. Il mondo è oggi disseminato di basi americane note e segrete, da un sistema di alleanze dove non si va molto per il sottile gli alleati (asini e galline o anche iene e avvoltoi alleati tutti con il leone): il Saddam criminale di oggi era l'alleato di ieri finché doveva servire in chiave antiraniana. Gli storici americano non hanno peli sulla lingua a parlare apertamento di "impero" e "politica imperiale". I giornalisti ed i politici italiani, filistei, annacquano la realtà con termini eufemistici: un servilismo che supera perfino l'autocomprensione smaliziata che i dominatori hanno del loro ruolo.

Un curioso pietismo della nostra stampa "libera" e "democratica" parla di frequente del diritto all'esistenza dello Stato di Israele, diritto che i cattivi arabi contestano e che nessuno può mettere in discussione pena una bella accusa di antisemitismo magari con risvolti penali. Nel suo intercalare l'acuto Bordin obietta al giornalista (Scalfari) che quando è stato costituito con il compasso lo Stato di Israele in terra araba nel 1948 i pochi beduini che abitavano in quel territorio neppure sapevano di essere un popolo ed uno Stato. E allora? L'invasione ha dato loro la coscienza di essere un popolo! Una teoria famigerata, osteggiata dai "democratici", spiega che è proprio la presenza di un nemico a fornire un'identità che prima può anche mancare ed a costituire l'unità politica decisiva. Se i padri pellegrini fossero stati allora rispediti dai pellerossa incivili in Europa, come oggi si fa con i clandestini, probabilmente oggi non avremmo avuto gli USA e si sarebbe conservata la civiltà degli amerindi, cancellata dai fondatori della democrazia e della libertà (propria). Non avremmo avuto neppure il vasto fenomeno della tratta dei negri che ha colorato antropologicamente buona parte degli USA. Dal colore della pelle è presumibile che òa Condoleeza sia una discenente di quei negri che dalla Costa africana passavano alla Costa americana. Un bell'esempio di mobilità sociale.

Che gli arabi di oggi non intendano fare la fine degli amerindi mi sembra comprensibile e per nulla spregevole. Che vogliano essere padroni del loro destino nel bene e nel male mi sembra un diritto elementare non contestabile. Gli israeliani hanno per il 35 per cento passaporto statunitense o europeo: lo apprendo da Pannella che dal fatto trae la conseguenza di fare entrare Israele nell'Unione europea o perfino di farne uno Stato Usa. Una diversa conseguenza può essere invece quella di un rimpatrio assistito, non certo di un ammaramento dalla terra al mare. Non una fuga disperata di gente cacciata da una terra non loro, ma un rimpatrio nel paese di provenienza del quale conservano il passaporto. Un ritorno con tutte le comodità e con ogni forma di assistenza possibile. Non una fuga disperata.

La legittimità dell'esistenza di uno Stato non può essere fondata su una decisione politica della maggiori potenze ai danni di un terzo: è nato esattamente così lo Stato di Israele. Tutti i commenti e le dichiarazioni riportati da Bordin nella sua rassegna stampa danno un postulato assolutamente evidente il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, la sua legittimità. Questa evidenza può ben esserci nella testa di Bordin, Pannella, Bonino e la vasta schiera dei politic che ieri sera hanno vegliato alla sinagoga in Roma. La stessa evidenza non è più tale se ci spostiamo in terra araba e raccontiamo diversamente la storia dal 1948 in poi. Sento ripetutamente citare con sdegno il fatto che gli Ezbollah (ma chi e cosa sono? dei marziani?) siano appoggiati da taluni stati arabi. Nessuna impressione suscita il fatto che Israele sia stata da sempre la oonga manus degli USA in terra araba. Gli Ezbollah, che io sappia, sono arabi originari dei luoghi; gli israeliani sono immigrati venuti ad impossessarsi ed a colonizzare un territorio non loro per successione ininterrotta nei secoli. Esilarante l'uscita di Pannella sull'odontotecnico palestinese di Gerusalemme che è felice di poter fare l'odotecnico su licenza isrealiana!

L'ONU. Trovo incomprensibile il frequente riferimento a questa screditata istituzione come se fosse dio in terra. Dietro questa istituzione, non organizzata democraticamente con eguaglianza di voto fra San Marino e gli USA o la Russia, si nascondono tutte quelle decisioni che le grandi potenze non intendono prendere in prima persona. Al tempo stesso gli stati vassali, come anche l'Italia, possono illudersi di non ubbidere ad sostanziali interessi ed ordini statunitensi ma di muoversi «sotto l'egida dell'ONU» (parola magica di uso frequente).

Se gli Stati Europei, incapaci di darsi unità diversa da quella di una unione doganale, non fosse stati messi fuori gioco dopo la "liberazione" dal nazifascimo nel 1945, avrebbero tutto l'interesse ad una politica di pace e di collaborazione con il mondo arabo. Ciò non corrisponde agli interessi geopolitici degli USA che dalla prima guerra mondiale in poi hanno inteso fare da padroni in Europa e nel resto del mondo: un'Europa politicamente unita, forte, autonoma non è mai stato negli interessi americani dalla dottrina Monroe in poi. Questa dottrina è stata ed è una dottrina antieuropea nata come risposta al congresso di Vienna.

Il dibattito in corso alle Camere sul finanziamento alle "missioni di pace" (!) vede unite maggioranza e opposizione in una linea di continuità, con l'eccezione di ristrette frange. Il dibattito è incomprensibile. In teoria il nuovo governo avrebbe facile motivo per una politica di ritiro delle truppe e disimpegno da guerre fatte e decise da altri (USA) per una politica imperiale non condivisibile sul piano dei principi e della dignità politica. Non si capisce perché la Sinistra non abbia il coraggio di imitare Zapatero (la Spagna è rimasta fuori grazie alla saggezza di Franco dalla seconda guerra mondiale). La spiegazione più logica e convincente credo la si possa trovare in una sostanziale omologazione del ceto politico italiano, dove è fittizia la contrapposizione interna in destra e sinistra ed è invece sostanziale e prevalente uno stesso interesse corporativo di ceto. La nostra è stata in tutto questo dopoguerra un ceto politico che doveva amministrare (con i relativi vantaggi e lucri personali) il modello politico uscito dalla guerra del 1939-45 (disfatta militare ideologizzata come Liberazione e Resistenza). I margini di manovra furono fissati allora e non è lecito travalicare. Per farlo bisognerebbe avere una statura politica ed una condizione dello spirito pubblico che manca del tutto. Servilismo e viltà accomuna »tutti« i nostri parlamentari, dall'estrema destra all'estrema sinistra, divisa sulla distribuzione delle prebende ora a destra ora a sinistra, ma unita nella conservazione delle condizioni della propria esistenza corporativa. "L'egida dell'ONU" è soltanto una foglia di fico dietro la quale si nasconde inettitudine, mancanza di coraggio e dignità, totale assenza di autentico amor patrio. Fanno male i loro calcoli, credo, quanti sperano in una rapida dissoluzione del governo di centro-sinistra: i corposi interessi di potere legati agli incarichi (102 deleghe più derivati) sono ben più forti di ogni fumisteria ideologica verde rossa o gialla.

Ho appreso dalla stessa rassegna stampa di due manifestazioni contrastanti che si sono tenute ieri a Roma. I vertici del mio partito erano alla Sinagoga. Io non sono stata a nessuna delle due, pur dissentendo dalla linea politica della direzione nazionale. Ho disprezzato e disprezzo Pietro Fuda che mentre era ancora formalmente un leaders di FI si trovava nello stesso giorno non alla manifestazione del suo partito, ma a quella dell'allora opposizione: poi ha fatto il salto trasformistico dopo aver sfasciato FI che gli aveva dato i vantaggi del potere. Io starò nel partito del quale ho preso la tessera, puntualmente rinnovata, finché non verrò espulso per le mie posizioni non conformiste. Ho preso la tessera di un partito per poter dire quello che penso, non per ripetere come un pappagallo le cose gli altri (i capi) pensano di poter dire in barba a quanti hanno sottoscritto una tessera di carta o di plastica.
(bozza da rivedere)

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