Il termine askatasuna in basco significa libertà! E si è voluta reprimere in effetti la libertà! Ma come è stato detto, per i manifestanti non si trattava di difendere quattro muri, di un edificio che ben rientrerebbero nella categoria di "bene comune" su cui il giurista Ugo Mattei sulla via intrapresa da Stefano Rodotà aveva dato vita a un movimento volto ad introdurre nel codice civile oltre ai concetti di bene privato e di bene pubblico anche il concetto di bene comune. Oltre ad Askatasuna esistono in Italia centinaia di altri centri sociali di aggregazione, diversi gli uni dagli altri e perfino oppositivi. Non credo che i concetti di destra e sinistra siano utili per descriverli e definirne la natura. Se a questi uniamo le nuove realtà del Terzo Settore allora non si tratta più di centinaia, ma di migliaia e migliaia! Quel che emerge è che non attirano più le associazioni di partito e neppure le parrocchie! Si cerca dell'altro e forse questa è la strada giusta che Askatasuna ci ha fatto capire. La reazione è partita dalla stampa di regime: non si tocca uno degli orpelli del potere, corrotto e genocida. E quindi non una ma cento, mille, un milione di askatasuna in tutta Italia: questa è la strada se vogliamo recuperare la libertà perduta, e non ci vogliamo spinti in guerra e con le mani lordate del sangue dei palestinesi innocenti.
Questo Blog continua i testi fino ad oggi 26 settembre 2025 pubblicati in facebook e censurati. L'informazione cartacea, televisiva e tipo fb è parte integrante e propulsiva della guerra in corso in Medio Oriente, in Ucraina, nel mondo. Noi esercitiamo una riflessione sulle notizie che ci arrivano e ne decostruiamo i testi. La censura si fa ogni giorno più pervasiva; ad essa si accompagna la manipolazione mediatica.
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