mercoledì, dicembre 31, 2025

Riflessioni sull'anno nuovo che sta per venire

Mentre auguro ogni bene possibile a chi per avventura leggerà queste non posso fare a meno di svolgere qualche riflessione sul comune destino di noi viventi, in questa parte del mondo che si chiama Italia, nell'anno nuovo che sta per venire: è il mio 75° Capodanno!

Mai ho sopportato la retorica presidenziale che ogni anno a reti unificate ci viene impartita, e mai vi ho trovato del senso, delle indicazioni di vita, per l'azione, come stimolo al pensiero, al lavoro, all'impegno. Il mio divorzio assoluto con l'istituto presidenziale risale a quando con una telefonata di Obama a Napolitano si decise il tradimento della Libia e del popolo libico contro i nostri interessi e contro il nostro, che adesso un'altro presidente pretende di farci cercare in Ucraina.

Ho provato disgusto per una figura di propagandista, a canale 4, che si faceva forte offendendo un assente che non era in grado di replicargli, il prof. Angelo D'Orsi, ed offendeva pure tutti i milioni di cittadini che in questi mesi sono scesi a milioni nelle piazze unite nel nome di Gaza, il cui genocidio vede complice una classe politica ed un ceto giornalistico che pretende di rappresentarci e di parlare a nome nostro.

Sconforto, disperazione la mia?

No!

Disinganno si!

Confido, sono certo che la salvezza è nelle nostre mani, anzi nei nostri piedi, quanto più saremo capaci nell'anno che viene di aumentare la nostra mobilitazione, di mantenerla costante, di individuare obiettivi specifici intorno ai quali saperci riunire, in forme più solide di quelle del recente passato, in cui sembrava raggiunto un. obiettivo che è poi svanito.

È con questo spirito che saluto quanti qui leggono, adesso nei giorni seguente, e mi dichiaro con essi uniti in una volontà per la salvezza del nostro paese, della unica patria.

Che la Vittoria ci arrida nel prossino anno 2026 dalla nascita di Cristo!

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